05 maggio 2013
Andando in grotta bisognerebbe soffermarsi anche ad osservare la natura e le sue meraviglie, le rocce, gli alberi, i fiori, il cielo.. in fondo la natura è un tutt’uno e indagare gli oscuri abissi del sottosuolo non dovrebbe essere un mero esercizio atletico ma anche e soprattutto un modo per studiare la natura in ogni suo aspetto sopra e sotto terra.
A volte succede di imbattersi in qualche rarità botanica o zoologica, dettagli, gioielli, che la natura non ci nasconde ma che i nostri sguardi sfuggenti non riescono a catturare, osservare, scoprire per pigrizia o ignoranza.
A volte certe cose non esistono semplicemente perché nessuno le ha mai osservate o, usando un esempio speleologicamente calzante, in una determinata area non ci sono grotte perché nessuno le ha mai esplorate.
E’ bello ogni tanto “scoprire” qualcosa di nuovo non tanto per la scoperta in se, effimera e insignificante, ma per ricordarci che per quanto noi studiamo e conosciamo la natura, essa ci riserverà sempre delle meravigliose incredibili sorprese.
Quella che segue è la cronaca giornalistica della scoperta di una specie botanica abbastanza rara rinvenuta lungo le pendici del massiccio del Monte Cucco.
Buona lettura.


