
20 gennaio 2013
Da Pian delle Macinare su per la Val Rachena, Sentiero N° 2 Parco Regionale del Monte Cucco, Umbria
E’ sabato sera e come al solito vado a letto tardi, dopo essere passato al pub… Mi sveglio presto come al solito… Per essere alle 9,00 al bar della Scheggia dovrei partire alle 7,30…
Di solito ero da solo, ma da un po’ di tempo invece non lo sono più per mia immensa gioia…Una donna che condivide le mie stesse passioni…il massimo… Lara.
Siamo in ritardo (chissà come mai)…Partiamo e come al solito apro lo Stargate… Arriviamo ieri…scherzo…alle 9,30 arriviamo…Piove. Al bar svaccati ci attendono: Mirko B., Arca, Laura (Ibiza), Gian Luca C., Francesco Q. Assaporavo il ritorno del por Lore dall’aldilà, ma purtroppo dopo una mattinata sfigata, rinuncia all’uscita…sarà per la prossima.
Decidiamo di partire lo stesso, destinazione Pian delle Macinare… Il tempo su fa schifo, nuvole basse, grigio, ma fortunatamente non piove e…c’è neve. Ci prepariamo in fretta anche perché tira il solito vento caratteristico del Cucco.
Prendiamo il sentiero n°2 che porta in vetta, ma questa mattina Arca è ispirato si sente un…treno (cosa pensavate, non ho detto è) e prende su dritto per la Val Rachena… Arca così apripista, poi sostituito dal buon Gian Luca.
La salita si fa subito sentire anche perché c’è abbastanza neve e anche perchè Arca è indemoniato…sembra di salire per le scale dell’Empire State Builging fino all’ultimo piano… Dopo poco ci fermiamo per spogliarci, il vento è calato, anzi scomparso… Laura accusa il colpo ma con grande forza spirituale continua a salire con il suo passo… Di tanto in tanto rimedio qua e là qualche cazzotto da Arca…Bha..non so perché..Uiiii – Uiiii – sgrufulo…
La salita anche se impegnativa è incantevole immersi in questo canalone della Val Rachena, circondati da faggi che sembrano parlare aiutati da quella leggera brezza che accarezza le loro fronde, sembrano guardare la nostra salita, sentire le nostre cazzate e udire le nostre risate… Siamo contenti, siamo felici, continuiamo a salire… Arriviamo all’incrocio del sentiero 2bis, li sulla cresta a destra, il vento aveva modellato una stupenda e inclinata paretina di neve, così decidiamo di scalarla…stupenda…
La tentazione è tanta di saltare giù e atterrare sulla neve fresca, ed è così, uno ad uno a pesce a bomba a pelle d’orso, etc. giù di sotto… Ricoperti di neve decidiamo di scendere e tornare alle macchine…
Ora, per chi non c’era e non ci conosce, sarà difficile comprendere…ma per chi conosce i soggetti allora gli sembrerà tutto più facile… 7 deficenti che corrono all’impazzata giù per il sentiero rovinando spesso a quattro di spada oppure ruzzolando…La neve entra dappertutto fino nelle…si proprio lì…Ad un certo punto ci fermiamo…Ideona…filmato…Il risultato??? Fantastico, uno schianto, da perdere il respiro…guardatelo ne vale la pena…5 minuti di puro delirio… LA GARA IN PARALLELO di Arca e Mirko e il cancelletto Mauro M. con tanto di sonoro…signori e signore, amici, rido tutt’ora nel ricordarla…
Ci sono voluti divesi minuti per riprenderci dallo star male dal ridere…
Il tempo stringe, corriamo giù veloci perché ci sta attendendo il POLENTA BLOC a Gualdo…
Mauro Mattei
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È domenica mattina.
Troppo presto una sveglia isterica strilla ai quattro venti che è ora di alzarsi.. fuori albeggia appena, ho freddo, sonno, pagherei qualunque cifra per rimanere sotto le coperte…macchè… devo fare i conti con l’uomo bionico, il giocattolo a molla, il soldatino di montagna che, sveglio come un grillo mi scuote implacabile senza curarsi dei mie fiochi lamenti d’anima in pena.
Io manco so chi sono, nè cosa voglia da me questa furia…
– Si va a ciaspolare no?
Mi ragguaglia Mauro, già in pieno possesso delle sue facoltà mentali… vorrei strangolarlo per questo dannato entusiasmo mattutino, ma sono ancora mezza svenuta.
Al motto consueto: “Dai dai dai che siamo in ritardo”, saltiamo in macchina, destinazione monte Cucco. Per strada pochi mezzi impacciati che Mauro supera alla velocità del suono, a farci compagnia ci sono gli zaini pronti, scorte di cibo e d’acqua e il mio stomaco che boccheggia per una colazione (proibita almeno per i primi 100 chilometri)… Mauro c’ho faaaame!!!
Per tutto il tragitto il cielo color ghisa manda giù una pioggia svogliata e un punto interrogativo grande come una casa gravita sulle nostre teste… il tempo sarà clemente? che ne sarà di noi? Finiremo a polenta e vino?
Finalmente a Scheggia, ci ricongiungiamo con i nostri 5 impavidi. Accoccolati intorno al tavolino di un bar troviamo Mirko, Arca, Quondam, Laura e Gianluca. Viste le tragiche condizioni del tempo, si discute se buttarla subito in polenta, e invece, quasi per sfida, ci avventuriamo su per la montagna, un po’ per goliardia, un po’ sperando in un rovescio della medaglia.
A Pian delle Macinare ci attende un vento incazzato pronto a farci volare via. Ma la pioggia è rimasta di sotto, al paese, e il bosco è pieno di neve. E chi ci ferma a questo punto? Presto si sale su per il monte e il vento scompare.
Sagome silenziose e affascinanti si stagliano nella nebbia colorandosi di tutti i toni del grigio. Sono i faggi, gli spettatori immobili che ci guardano affondare un passo dietro l’altro nella neve. Mentre arranco su per la salita, divoro con gli occhi lo spettacolo che mi circonda.
Grosse radici ammantate di verde brillante, rami pieni di gemme e carichi di gocce d’acqua, la splendida nudità del bosco, maestoso anche senza il suo vestito di foglie e su tutto, la carezza della neve, che dona perfezione a questa bellezza. Viene voglia di non violarla, questa neve vellutata, o di passare la scopa per cancellare le proprie tracce, come direbbe Erri de Luca.
A me, meno poeticamente del buon Erri, viene voglia anche di mangiarla però, e ogni tanto cedo in tentazione!
Ci guadagnamo la “vetta” tra risate e scherzi, saliamo l’ultimo pezzo a quattro zampe, appena affacciati di li il vento di prima ci riprende a mazzate.
In un attimo siamo di sotto. E qui comincia la follìa, la perdita di ogni inibizione, l’imbarbarimento… Resi ebbri dalla morbida discesa, corriamo giù, caschiamo a faccia avanti, scivolando di culo, producendoci in buffe evoluzioni e cadute che senza il manto protettivo della neve potevano risultare fatali! C’è anche un bel filmato (passerà alla storia!) che immortala le gesta dei più temerari!
Non c’è che dire, abbiamo passato una giornata speciale, faticosa, magica, divertente. Soprattutto inaspettata, viste le premesse, e per questo ancora più bella.
Lara Quatrini
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