
01 gennaio 2013
Da Pian di Rolla a Pascelupo Sentieri 22 e 5, Parco Regionale del Monte Cucco, Umbria
Tutto è cominciato ieri sera con la frase, “perché domattina sul tardi non andiamo a fare una passeggiata?”, così ci siamo lasciati dopo la nottata a casa del Dado aspettando il nuovo anno.Così ci siamo lasciati quando ormai il giorno era ormai cominciato, “sentiamoci verso le 11:00”..
Con le migliori intenzioni ci eravamo coricati, ma quando la sveglia ha fatto sentire il suo trillio la conta degli assenti era pesante.Sono circa le 12:00 quando il mio telefono squilla, è Mauro che mi comunica l’assenza dell’intera compagine eugubina decimata da malanni di stagione e capodannite cronica; rispondo con gli occhi chiusi, capisco solo “io e Lara siamo a Pian di Rolla e stiamo scendendo, è una giornata fantastica, se ti sbrighi ci raggiungi”.
L’idea di tornare nel tepore del mio lettone mi attira alquanto, ma al diavolo, oggi è il mio compleanno, comincia un nuovo anno, mi dico “cominciamo bene”!
Mi vesto in un lampo prendo lo zaino e parto, fuori non è freddissimo ma per uno che si è appena svegliato non è il paradiso, accendo la macchina, fortunatamente parte, raggiungo ancora con un occhio chiuso e uno aperto Pian di Rolla dove Mauro ha lasciato la macchina.
Cavolo, ho fatto tardi, sono 45 minuti che ho sentito Mauro, chissà dove saranno avvivati (mi dico), quindi giù a capofitto per il sentiero 22 fino a raggiungere la biforcazione con il sentiero 5, a tratti mi ritrovo a correre in discesa, nel greto del Fosso di Beto fino all’incrocio con il Fosso del Cupo, qui mi fermo un attimo, provo a chiamare Mauro ma nulla, ormai dovrei averli raggiunti, sono venuto giù come un sasso che rotola in discesa a rotta di collo.
Ma niente, di Mauro e Lara nessuna traccia, nel vero senso della parola, credo di essere il primo a passare di qui oggi, nessuna orma, nessun segno; continuo a scendere con passo celere, supero la Scarpa del Diavolo e la galleria dell’acquedotto fino al bottino, ormai sono quasi arrivato a Pascelupo quando il cellulare vibra, è Mauro che mi dice che loro sono andati a fare un giretto verso il Motette e che stanno scendendo “ora” lungo la prima parte della valle.. cioè sono avanti, e di brutto, e io che correvo per raggiungere loro, nooooo!!
Ok, nessun problema, arriveranno tra un’oretta, è freddo e non ho niente da mangiare, ma se mi muovo non ci saranno problemi, e poi scendendo ho visto delle belle cose da fotografare, gli vado in contro fermandomi di tanto in tanto a scattare qualche istantanea, il cielo grigio è l’ideale per fotografare l’acqua del Rio delle Prigioni e le sue mille cascate.
Il tempo passa veloce, incontro Mauro e Lara nei pressi della Scarpa del Diavolo, risaliamo ancora un pochino, giusto per fare un altro paio di foto nella zona più bella poi decidiamo di continuare a scendere, sta facendo buio velocemente, andremo a Pacelupo dal padre di Mauro per farci riaccompagnare a prendere le macchine.
Scendendo con maggiore tranquillità riusciamo a cogliere tutte le meraviglie dell’ambiente che ci circonda, il luogo è magico, il gorgoglio dell’acqua, le fronde degli alberi che si sfiorano, gli uccelli che emettono melodiosi richiami, le pareti scoscese che si innalzano verso il cielo, tutto qui sembra celebrare la grandezza della natura.
Scendiamo verso Pascelupo, una sosta per bere e mangiare le ultime esigue scorte di cibo presso il bottino dell’acquedotto e poi si sale verso il paese, qui incontriamo i primi segni di civiltà, un saluto agli anziani e a qualche passante e proseguiamo per raggiungere casa di Mauro; forse ci prendono per matti, stamattina il meteo era migliore, c’era anche il sole e le temperature erano miti, ora al calar delle tenebre nuvoloni neri incombono e si addensano sopra il cupo massiccio del Monte Cucco e un vento gelido spazza le vie, per chi ci vedesse ora in giro potremmo sembrare degli scellerati.
Arriviamo a casa di Mauro infreddoliti e affamati, ci accoglie il padre con una bella stufa accesa e la tavola imbandita con ogni ben di dio, antipasto, primo secondo, contorno, acqua, vino.. insomma il padre di Mauro si è superato come al solito; mangiamo a crepapelle e prima che il sonno e la stanchezza sopraggiungano ci facciamo accompagnare a riprendere le auto, soffia un vento gelido a Pian di Rolla, un saluto veloce prima di abbandonare il tepore dell’auto e la piacevole compagnia, alla prossima.
Mirko Berardi
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