
04 gennaio 2013
Parco Regionale del Monte Cucco, Umbria
Sono circa le nove del mattino quando io, Matilde, Elisa e Francesco, ci incontriamo alla pasticceria di Sigillo per fare colazione.
La giornata non sembra essere bellissima, un po’ nebbiosa, con temperatura prossima allo zero ma, visto che per Matilde è il giorno del battesimo speleologico, non possiamo fare altro che prendere allegramente la via del cucco.
Arrivati a pian di monte, ci guardiamo tutti con aria incredula. Il cielo è azzurro senza l’ombra di una nuvola e il sole scalda l’aria. È veramente uno scenario raro per una giornata di gennaio.
Con il sorriso sulla faccia, sorpresi da questo meteo così favorevole, prendiamo la direzione della grotta, che raggiungiamo una ventina di minuti più tardi.
Arrivati davanti l’inconfondibile ingresso, svolgiamo le rituali vestizioni, cerchiamo di spiegare velocemente a Matilde il funzionamento dell’attrezzatura che indossa e, in un batter d’occhio, ci troviamo tutti e quattro già dentro la grotta.
Al primo pozzo, Eli va per prima, così da spiegare alla novella speleologa come si affronta il traverso ed il primo frazionamento. Io quasi che non faccio in tempo a controllare se Matilde sta facendo tutto per bene, che me la ritrovo in fondo al pozzo insieme ad Eli. Non un’esitazione, un’incertezza o chissà cosa, in due minuti ha affrontato senza problemi il traverso ed il frazionamento in discesa. Incredibile!

Scendiamo anche io e Francesco, percorriamo tutti il traverso in salita, e ci ritroviamo alla base della prima risalita. Io ed Eli saliamo per primi, ed affido a Francesco il compito di spiegare a mia sorella l’utilizzo dei bloccanti. In cima alla risalita, Eli si cimenta con l’armo di un’altra via, così per esercitarsi e, in un batter d’occhio, mi ritrovo vicino mia sorella che, come una scheggia mi aveva raggiunto.
Andiamo oltre, e davanti ai grandi cristalli di gesso, ci fermiamo per mangiare un panino. Quattro chiacchiere e via, ripartiamo affrontando la seconda risalita. In pochi minuti, raggiungiamo la base della terza risalita, dove decidiamo di fermarci. Ci sediamo, facciamo qualche foto in autoscatto, e riprendiamo la strada del ritorno.
Senza troppe difficoltà, in pochi minuti ci ritroviamo già all’uscita della grotta.
Il faggeto tondo non mi annoia mai, c’è sempre qualcosa di nuovo da vedere, una concrezione, un cristallo, una condotta. In più questa volta ci siamo portati Matilde che, al di là di quanto ha dato a vedersi, in grotta non c’era mai stata.
Insomma, come al solito è stata una bellissima giornata, passata con persone care, visitando luoghi fantastici.
Marco Puletti

