Salone Canin, Grotta di Monte Cucco, Costacciaro (PG)
1… 2… 3… 4… 5…
Uscita da un bagno caldo inizi a contare i lividi apparsi sul tuo corpo… alzi lo sguardo e allo specchio trovi un volto stanco ma sorridente, sì sorridente… perché quei segni sono la testimonianza di una piccola grande impresa che hai saputo portare a termine in due giorni da ricordare per sempre.
Sei appena tornata a casa dopo un campo speleo interno a Monte Cucco, dopo aver trascorso più di 24 ore in grotta, e una serie di immagini, ricordi, emozioni ti attraversa la mente e ti guardi …e ti racconti.
…È sabato finalmente, quel sabato, e dopo aver lavorato parti per una nuova avventura, euforica e pronta come sempre, senza però renderti conto che forse pronta pronta non lo sei perché non hai chiaro in cosa ti abbiano coinvolto i tuoi istruttori e amici speleologi.
Raggiungi il gruppo, abbracci amici che era da un po’ di tempo che non rivedevi e da subito respiri a pieni polmoni quell’aria che ti è diventata familiare: aria di amicizia, di voglia di condividere e di alimentare la stessa passione.
Ti prepari con cura a Pian di Monte, e mentre ti avvicini all’ingresso della Grotta di Monte Cucco scambi pensieri e sorridi ai tuoi nove compagni di avventura: Artemis, Claudio, Deny, Francesco, Giorgio Bere, Laura, Marco, Marta e Mirko.
Con lo zaino stracarico in spalla, che per te e altri è una novità, inizi la discesa… 34 giorni fa avevi avuto già il primo contatto con la Grotta di Monte Cucco, ma stavolta sai che sarà un incontro ancora più intimo, riconosci alcune parti che ti erano rimaste impresse, altre è come se le vedessi per la prima volta…
Arrivi ai Laghetti Terni e lì tocchi con mano l’importanza del gruppo. L’acqua presente in abbondanza rappresenta un ostacolo per gli speleologi meno esperti come te: il timore di bagnarsi e poi sentire freddo si fa largo tra i tuoi pensieri, ma non c’è tempo per preoccuparsi, la soluzione sta nel darsi una mano, creare una catena per trasportare tutti i sacchi fino al primo spazio asciutto. Insieme agli zaini vengono passati anche i consigli dei più esperti, di chi vede “appoggi” ovunque e di chi sa sempre che movimento o che accorgimento adottare per avanzare, mentre tu ancora in certi momenti vorresti solo essere spiderman o un agile pipistrello.
Capisci che ancora molte tecniche non le padroneggi e che alcuni tuoi muscoli non sono affidabili come vorresti, ma guardi in faccia i tuoi limiti, accetti un consiglio o una mano amica e vai avanti. Discendi il Pozzo Terni, dopo quattro settimane di “riposo” riprendi confidenza con gli attrezzi, non ti sei dimenticata come si usano, né cosa è corretto fare di fronte ad un frazionamento… Vai tranquilla, la discesa è sempre stata nelle tue corde, ti senti bene e ti inoltri nei cunicoli che ti avvicineranno al Perugia. Sei fortunata perché la tua altezza, o meglio, bassezza, ti permette di attraversarli con facilità, nonostante lo zaino.
Ti cali nel Pozzo Perugia e arrivi al Baratro… te lo ricordavi così… un misto tra paura, eccitazione e meraviglia ti assale di nuovo… guardi lo spazio immenso intorno e sotto di te, gli amici appena scesi distanti e ad un certo punto la tua ombra sulla parete lontana, ne rimani colpita, sei tu! Quel casco, quella posizione da speleologa è la tua e ti viene da esclamare “Wow”.
Stavolta non ci fermiamo in fondo al Baratro, stavolta andiamo oltre. Pochi minuti per riformare una piccola squadra e si riparte, inizi ad aver fame ma non sei arrivata ancora alla meta… continui a scendere, sei sopra al Saracco: una serie di frazionamenti ti aspettano, quando sei lì a trafficare tra longe, discensore e rinvio non fai caso a molti dettagli, ma quando tocchi i piedi su una parte dove non è necessario l’avanzamento su corda, puoi fermarti, distrarti ed osservare quanto più possibile… Concrezioni, rocce, dislivelli, arcate e poi vedi una foto, è la tua mente a scattarla, il soggetto è il tuo gruppo che sta scendendo la parete buia del Saracco, alcuni fermi ai frazionamenti, luci e corpi che si muovono sopra questo sfondo.
Avanzi ancora e arrivi alla Galleria dei Barbari: uno spazio vasto, accogliente… finalmente ti fermi, ti rilassi un po’, e fra battute tra amici e qualcosa da sgranocchiare aspetti che il gruppo si ricompatti… manca poco alla meta, sei stanca, ma contenta.
Percorri la Burella… la tua luce illumina degli scorci incantevoli e qualcuno si sofferma ad osservare e fotografare concrezioni, cunicoli, pozze di acqua cristallina e pipistrelli insonnoliti. La voglia di stare insieme in allegria è tanta e ti lasci andare a piccoli scherzi, canti e giochi… Attraversi la Galleria dell’Orco e dopo aver fatto un traverso un po’ scomodo e una piccola discesa arrivi al Salone Canin.
La prima cosa che noti è che è immenso e suggestivo, il fondo piatto pieno di buchi che paiono crateri, sembra di essere sulla Luna, quattro tende aspettano te e i tuoi compagni d’avventura.
Anche se il tempo quaggiù scorre diversamente è notte: te lo ricorda il tuo stomaco che brontola da un po’ e le tue gambe che hanno bisogno di riposarsi.
Intorno ad un grande masso che sembra quasi un tavolo rotondo, ti ritrovi insieme ai tuoi amici… c’è chi ha pensato ad una minestra calda, chi a un po’ di vino rosso, chi a dei lumini per creare atmosfera e per scaldarsi… la stanchezza ti toglie un po’ di vitalità ma gioisci di quel momento di condivisione, di sorrisi sinceri, di racconti e di emozioni, magari taciute ma così simili per tutti.
Ti senti parte di un gruppo, in più inizi a capire in quale piccola grande impresa ti sei lanciata e se potessi festeggeresti queste sensazioni del tuo cuore con una serie di fuochi d’artificio.
Poi senti il bisogno di stare un po’ con te, di organizzarti per dormire, di prepararti per il domani… hai lo stretto necessario e non ti serve nient’altro: non rimpiangi ciò che spesso usi e questo ti fa sentire libera.
Passerai la notte in tenda stretta fra i tuoi amici, non sentirai freddo ma la dura roccia non ti aiuterà a riposare bene.
Ti svegli… sai che è mattina eppure il buio che ti avvolge ti farebbe pensare al contrario, fa effetto pensare che forse oggi non vedrai la luce del giorno.
Anche se ti senti un po’ acciaccata decidi di essere carica, devi risalire per 350 mt per arrivare all’uscita. Qualche dubbio ti assale, ma cerchi di scacciarlo via… Ti lasci ancora una volta coinvolgere dalle risate e dalle battute degli altri, posi per delle foto che sai che mostrerai ai tuoi familiari e amici mentre racconterai quest’esperienza, riordini il tuo zaino, aiuti a riempire dei sacchi per portare all’esterno l’immondizia (elemento estraneo alla grotta) e sei pronta.
Guardi dal Salone Canin l’apertura da cui riprende il tuo viaggio, sembra una finestra aperta, una finestra aperta su un mondo che pochi mesi prima ignoravi e che ora fa parte della tua vita.
Ripercorri la via fatta il giorno prima ma come sempre accade, ti sembra di vedere con nuovi occhi lo stesso spazio.
La difficoltà della salita si fa presto sentire, alcuni passaggi che ieri hai svolto con disinvoltura ora ti sembrano molto più complessi; a volte ti arrabbi con te stessa per la tua poca agilità o inesperienza, altri, invece, senti bussare alla porta dei tuoi pensieri lo scoraggiamento ma ti guardi bene dal farlo entrare… respiri, ti fermi a ragionare e con tutta la grinta che hai vai avanti.
Incontri un gruppo speleo lungo il Saracco, scambi qualche parola e poi prosegui. Vivi momenti in cui le parole, le indicazioni degli amici più esperti o le battute di chi sta aspettando il suo turno per avanzare ti fanno da sottofondo durante le manovre di risalita, altri in cui sei immersa nel silenzio ed è in quegli attimi che entri in un contatto più intimo con la grotta. Sei tu e lei, e nel pensare a lei rifletti su di te.
Arrivi al Baratro… fin dal giorno prima pensavi a questo momento, perché è qui che giochi una parte importante della tua partita…
Quasi 30 mt in libera… controlli gli attrezzi e inizi a pedalare, hai visto amici salire agili e veloci, tu decidi di ascoltare il tuo corpo, prenderti il tuo tempo e seguire il tuo ritmo. Le gambe iniziano a farti male, alzi lo sguardo e vedi che il frazionamento e poi il terrazzino dove potrai riposare si fanno sempre più vicini… arrivi in cima, sei soddisfatta di te anche se inizi ad avere delle attese sulle tue performance e vorresti aver fatto la salita in minor tempo. Riprendi fiato e prosegui, prima di arrivare al Perugia hai modo di parlare con un amico che ti regala un suo pensiero: “Immagina che bello riuscire a scoprire una grotta, vederla per primo nella sua bellezza incontaminata”, sorridi e ti lasci guidare in quel desiderio.
Giunta al Perugia affronti una difficoltà che non avevi ancora incontrato, ma di cui avevi spesso sentito parlare: la caduta di un sasso. Riesci ad essere lucida e ad affidarti a chi gestisce quelle situazioni da diverso tempo, così di quel potenziale pericolo resta solo un po’ d’ansia e l’immagine e il rumore della pietra che si spezza dopo esser rotolata per diversi metri.
Ormai ti resta solo da superare l’ultimo passaggio impegnativo: i Laghetti Terni. Hai un buon compagno con il quale riesci sia a ridere a squarciagola quando finisci con una parte del tuo corpo in acqua, sia ad attraversare con le ultime forze che hai nelle braccia i Laghetti. Raggiungi la Turistica, sali i gradini della scala e ti affacci fuori… sei sporca di fango, stanca ma felice.
È buio fuori ma non per te che vorresti abbracciare e ringraziare tutti i tuoi compagni d’avventura, per te che vorresti urlare di gioia, per te e il tuo cuore che ancora immagina quei fuochi d’artificio nel fondo della grotta.
Francesca
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