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Raduno speleo Umbria 2021

6-7-8 agosto 2021, Cesi (TR)

Quando nella chat del gruppo BV è stata condivisa la locandina del Raduno Speleo Umbria, organizzato dalla Federazione Umbra Gruppi e Speleologi, in collaborazione con il Gruppo Speleologico Terre Arnolfe di Cesi, ho subito espresso il mio interesse a partecipare. Sapevo che ciò mi avrebbe dato la possibilità di fare un po’ di attività e nuove esperienze, sia speleologiche che personali. Però non senza perplessità, sono solo due anni che faccio speleologia e nell’ultimo anno non abbiamo potuto fare molto.

Per fortuna Valerio, Pina e Mirko P. hanno deciso di partecipare così non avrei affrontato questa nuova esperienza in solitaria. Nel tardo pomeriggio di Venerdì 6 agosto, carichi di materiale speleo, materassino, sacco a pelo, abbigliamento e soprattutto aspettative, Valerio ed io ci siamo messi in viaggio per raggiungere la sede del GSTA a Cesi (TR). Pina e Mirko P. ci avrebbero raggiunti la domenica.

Ci aspettavano tre giorni di scavi…

Come da programma all’arrivo abbiamo presentato innanzitutto il green pass, requisito indispensabile per poter partecipare, poi ci siamo registrati ed ufficialmente siamo entrati a far parte del gruppo scavi.

Per la serata era prevista la cena in sede e poi la magica apertura della botola. Magica perché alla grotta Eolia si accede da una botola situata nel pavimento di una stanza all’interno della sede del GSTA.

Meraviglia e un vento freddo ci hanno accolti, non poteva essere diversamente poiché la particolarità della grotta, come si può intuire dallo stesso nome, è questa grande quantità d’aria che soffia dall’interno verso l’esterno.

Addirittura nell’antichità la montagna stessa era conosciuta come il Monte Eolo (come il Dio del vento), infatti tutte le cavità presenti hanno la caratteristica comune di soffiare aria.

E’ il caos… ci alziamo da tavola e ci precipitiamo ad indossare tuta e caschetto per poi scendere in grotta per una prima esplorazione; è già tardi ci raduniamo di nuovo tutti nella stanza e finalmente andiamo a dormire in una location unica, la Pro- loco ci ha messo a disposizione lo storico teatro come stallo per la notte.

Siamo alla mattina di Sabato 7 agosto alle 9.00 abbiamo appuntamento in sede per l’inizio degli scavi, dopo alcune informazioni sui cunicoli più interessanti da esplorare entriamo in grotta. Siamo una quindicina di speleologi, provenienti da diversi gruppi (Perugia, Todi, Foligno, Jesi, Terni, Narni, Gualdo Tadino e noi di Gubbio) ci dividiamo per lavorare in diversi punti.

Valentino, Elisabetta , Valerio ed io ci addentriamo nel primo cunicolo a sinistra per esplorare la zona, verso la fine del percorso, quando oramai il cunicolo chiudeva ci rendiamo conto che bussando sul pavimento si sentiva il vuoto sotto.

Decidiamo di fare un tentativo di scavo, ma dopo neanche un ora, il nostro sogno viene infranto… si rompe il manico dell’unica piccozza!! Non sarebbe stato grave se in paese ci fossero negozi, invece l’unico esistente è un Bar.

Uscendo dalla grotta incontriamo Luca, proveniente da un pozzo distante pochi metri da noi, anche lui amareggiato dalla decisione di altri di non proseguire con gli scavi. Mentre gli raccontavamo della nostra disavventura, determinati a non arrenderci, ci viene in mente di cercare su google la ferramenta più vicina. La troviamo a pochi chilometri, nella vicina cittadina di S.Gemini. Luca che aveva la moto si offre di andare così da essere più veloce.
Si riaccende così la speranza…

Trascorse un paio d’ore a togliere terra arriviamo a scoprire solo la dura roccia e non c’è più possibilità di proseguire. Questa volta stanchi desistiamo, nel percorso del ritorno ci fermiamo a esplorare un paio di pozzetti che non chiudono ma stringono da bloccare la prosecuzione.

Usciamo dalla grotta e ci ritroviamo nella sala da pranzo già apparecchiata.

Nel pomeriggio interrotti gli scavi, siamo andati a S.Gemini per una breve visita ad una condotta artificiale costruita durante la seconda guerra mondiale. Visita speleo urbana interessante, le condotte mettevano in comunicazione alcuni quartieri del paese, malgrado all’esterno ci fossero i bombardamenti.

Torniamo a Cesi per la cena .
In notturna è prevista la visita a un’altra grotta.
Affaticati dalla quantità di cibo e dal caldo non vediamo l’ora di entrare al fresco della grotta.

Già all’ingresso ci si rende conto della sua bellezza, è molto concrezionata e di diversi colori dovuti ai minerali presenti. Scendendo il secondo pozzo l’ambiente cambia , la grotta è vicino a una cava e lo sminamento ha prodotto crolli evidentissimi, ci affrettiamo all’uscita… non è rassicurante !!

Sono le 1.30 del mattino, dopo una fugace sosta rigenerativa al bar andiamo finalmente a riposare.

La domenica mattina abbiamo appuntamento alle 9.00 per la visita alla grotta degli Arnolfi. Dovrebbero arrivare anche Pina e Mirko P.

Marta

Il cielo è velato e una piacevole frescura pizzica la pelle quando apro la saracinesca del garage. In macchina abbiamo caricato i sacchi speleo, insieme al desiderio di rivedere un po’ di amici e alla voglia di prendere parte agli scavi della grotta Eolia. Un bagaglio che ci apre gli occhietti assonnati e ci da la spinta di viaggiare fino a Cesi per il campo/raduno speleo Umbria del 2021 organizzato dalla Federazione Umbra Gruppi e Speleologi (FUGS).

Siamo io e Mirko, di la ci aspettano Marta e Valerio e tanti altri.

Arriviamo alla sede del Gruppo Speleologico Terre Arnolfe alle 8:30, davanti alla porta troviamo un ragazzo che fuma un sigaro. Ci dice che ancora non si è visto nessuno: la notte precedente sono stati in grotta e sono tornati tardissimo. Pazienza. Lasciamo i sacchi e gli zaini all’interno ed usciamo a chiacchierare con il ragazzo. Si chiama Luca ed è del gruppo speleo di Jesi. Biondo, sguardo vispo, parla velocissimo e sembra che abbia vissuto mille vite nonostante l’età.

Nel mentre arrivano i nostri e corro ad abbracciarli.

Chiediamo degli scavi: a quanto pare hanno deciso di chiudere il cantiere e fare una visita alla grotta Arnolfi.

Nel frattempo arriva anche Bibbo e piano piano tutti gli altri: Todini, i perugini, Giulio di Narni, e i padroni di casa di Cesi. Adesso siamo al completo e pronti per partire. Dopo un chilometro e mezzo di strada asfaltata, arriviamo su un tornante, dove entriamo nel bosco e percorriamo cento metri di sentiero per arrivare all’ingresso della grotta, dove mi infilo subito tuta e casco. La nostra guida, uno speleo di Cesi, mi dice di entrare dalla fessura superiore. A pancia in giù striscio ed arrivo in una saletta dove mi siedo ad aspettare gli altri ed alzando gli occhi alla volta, vedo che il respiro del monte Eolo ha lasciato qui le tracce dei suoi turbinii. Il suo soffio è entrato e ha messo scompiglio nel lavoro certosino dell’acqua, arricciando le stalattiti in eccentriche, frastagliando i bordi delle vele. Questo è lo stesso vento che alza la botola nella sede del gruppo, il rompicapo degli speleologi della zona, il dio dispettoso che loro rincorrono armati di anemometri e termometri, sperando in una sua spiegazione sul cosa nasconde quella groviera di calcare sui Monti Martani.

Nella saletta siamo in quattro e siam già troppi. La nostra guida ci indica da che parte passare nel cancello di stalagmiti. Vado avanti ed arrivo in una sala più grande dove l’acqua ha lavorato quasi indisturbata e ha creato sottili colonne, cannucce diafane, vele, stalattiti, cascate di calcite. Sembra il laboratorio di uno scultore, pieno di opere d’arte, dove ci si muove lentamente per paura di toccare qualcosa e rompere tutto.

Siamo tutti dentro. Il nostro Cicerone ci accompagna su per la cascata di calcite a cercare dove prosegue la grotta. All’inizio siamo solo io e lui. Vado avanti per un cunicolo dove un po’ si struscia ed un po’ si va a carponi. Supero un condotto puntellato, in apprensione, ma spinta dalla curiosità proseguo, arrivando in una sala di crollo, alta almeno tre metri e larga due. Cammino fino alla cima della sala e mi fermo ad aspettare il nostro accompagnatore che entra seguito da Marta e Luca. Ci guardiamo intorno, sentiamo l’aria cerchiamo di capire da dove proviene. Marta accende la sigaretta e la condivide con il vento. Sembrerebbe che va verso l’alto, aspira, come se ci fosse un ingresso più in basso o è un ricircolo. Luca scorge un tunnel più in su, coperto alla base di calcite e inizia a scavare, ma il tempo è poco e gli altri che sono rimasti di la potrebbero essere in ansia. Quindi decidiamo di tornare.

Scendiamo dal monte affamati, ma è ancora troppo presto per pranzare, quindi ci fermiamo davanti alla porta della sede, dove ad ogni apertura della botola sulla grotta Eolia ci invade una refrigerante brezza che rende le chiacchere più piacevoli e fa scorrere il tempo, mentre lo stomaco brontola.

Finalmente ci sediamo a tavola e come tradizione vuole siamo coccolati dalla proverbiale ospitalità di Cesi, tra pasta e ragù, porchetta, prosciutto e tanto vino rosso.

Naturalmente a tavola si parla di grotte e dopo il caffè qualcuno di noi è già in tuta pronto a scendere all’Eolia per mostrare le novità degli scavi del giorno precedente. Io e Mirko mettiamo solo i caschi e li seguiamo, per lo più per ridare un occhiata alla grotta. 

Eolo qui si fa sentire in maniera prepotente, soffiandoci addosso tutta la sua presenza e noi gli andiamo incontro, sperando di capire dove sia nascosto. Forse in quella fessura o forse li sotto dove c’è quella strettoia o forse si sta solo prendendo gioco di noi, certo che la portata è tale da far sognare vuoti enormi.

E’ arrivata l’ora di far il punto della situazione prima dei saluti. Andiamo tutti a palazzo Stocchi, a fianco della sede. In una stanza con la volta in legno a cassettoni e i muri affrescati c’è un proiettore e Fabrizio ‘Bibbo’ Toso pronto a raccontarci del lavoro fatto con il gruppo FUGS del catasto. L’argomento è scottante e una presentazione breve si trasforma in un dibattito interessante, sulla nomenclatura, sulle schede, sulla divisione del territorio, ma noi dobbiamo andare, si è fatto tardi e domani si lavora. Io e Mirko lasciamo i nostri nominativi e la nostra disponibilità per i gruppi di lavoro, salutiamo tutti ed andiamo via, felici di aver incontrato vecchie conoscenze e fatte di nuove e di aver avuto l’opportunità di poter dare in futuro un contributo. 

Perché parafrasando Gaber “la speleologia è partecipazione”!

Pina

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