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Pasqua a Rio Freddo

IMG_993820 aprile 2014

Forra di Rio Freddo, Parco Regionale del Monte Cucco, Umbria

Succede che a volte ti vengano delle idee malsane, a volte succede anche che trovi qualcuno che ha delle idee più malsane delle tue e che non solo ti segue ma ti trascina quando quasi quasi ci stavi ripensando…

Così mentre la maggior parte della gente il giorno di Pasqua si alza, va a messa e si prepara a mettere le gambe sotto il tavolo per gustare pranzi luculliani, tre persone un poco assonnate si caricano sulle spalle pesanti sacchi e arrancano su per un ripido sentiero pronti ad affrontare le fredde e impetuose acque di un torrente di montagna che precipita a valle dentro una gola strettissima formando gorghi e cascate spumeggianti.

Già il nome “Rio Freddo” non fa presagire nulla di buono, se ci mettiamo che di acqua quest’inverno ne è caduta a vagoni c’è da aspettarsi pozze belle profonde e una bella portata.

Io con l’acqua non ci vado tanto d’accordo, galleggio certo e so nuotare un pochino, ma le acque tumultuose dei torrenti non mi attraggono particolarmente, però non mi tiro mai indietro quando c’è da divertirsi.

Mentre saliamo il peso delle notti insonni, delle giornate in palestra di roccia e delle passeggiate dei giorni scorsi si fa sentire, su per il ripido sentiero sento le gambe legnose e stanche sotto il peso dei sacchi, la rugiada del mattino poi si mescola al sudore e arriviamo in cima alla salita bagnati fradici.

Un bel sole ci accoglie usciti dal bosco, la giornata è stupenda, la compagnia ottima; tra chiacchiere e risate affrontiamo l’ultimo tratto di salita, la fatica sembra quasi sparita, iniziamo a scendere nella gola lasciando alle nostre spalle la splendida vista di profonde valli inondate dalla luce leggera del mattino, coperte da un manto verde brillante.

Mettersi la muta è sempre un’impresa, se sei sudato e bagnato è ancora peggio; ci cambiamo velocemente perché cominciamo ad essere accaldati, attrezzi addosso, sacchi in spalla e si va.

Acqua ce n’è tanta e il fragore delle cascate dentro la gola è assordante, il primo piede messo in acqua ci fa capire che è davvero fredda come sembra.

Ok! Bisognerà essere veloci! Cominciamo a scendere, c’è da bagnarsi fin da subito, all’inizio siamo titubanti poi ci rendiamo conto che la situazione non è poi così preoccupante e cominciamo a divertirci.

In men che non si dica siamo già quasi a metà percorso, cominciano i salti più alti, fino ad ora le pozze non erano profondissime e anche se la voglia di tuffarsi in quelle gelide e spumeggianti acque era grande ci siamo trattenuti per prudenza.

Le vorticose acque e le pareti scoscese hanno fatto anche una vittima durante l’inverno e la carcassa un po’ maleodorante di un cinghiale giace lungo il greto del torrente.

Proseguiamo spediti, la prossima vasca è profondissima, ci si può tuffare!!! Ormai la tensione iniziale ha lasciato spazio al divertimento puro, affrontiamo gli ultimi salti come dei bambini che giocano con l’acqua per la prima volta: toboga, tuffi, capriole, l’acqua gelida non fa più paura tanto ormai siamo quasi fuori.

Per ora non abbiamo avuto particolari problemi a parte un mio tuffo involontario di panza in una pozza trascinato dal lancio di un pesante sacco, più che un inconveniente sembrava una gag comica. Comincia comunque comincia ad esser freddo, soprattutto alle estremità, nulla di preoccupante, ma decidiamo di accelerare.

L’ultimo salto è complicato da un passaggio obbligato sotto cascata e in una pozza piena di rami incastrati, un po’ di fatica ma siamo fuori. Scendere lungo la ripida scalinata che conduce all’esterno dalla gola, resa viscida e insidiosa dai detriti, fa quasi più paura della forra stessa; il tempo di un ultimo bagnetto per ripulirsi nella bella cascata finale e ci incamminiamo per il sentiero che attraversa il bosco.

Lungo la strada per raggiungere la macchina incontriamo una famigliola a passeggio che ci osserva come degli alieni goggiolanti appena scesi da un disco volante, ci guardano preoccupati e non credo prendano molto sul serio le indicazioni che gli diamo per raggiungere l’eremo di San Girolamo…

L’aria è calda, arrivati alla macchina scopriamo che le sacche stagne di Arca e Claudio non erano proprio stagne e i loro vestiti sono fradici; vista la bella giornata non è poi così drammatico, ci cambiamo sorseggiando le birre previdentemente messe al fresco la mattina dentro al torrente, la degna conclusione di una bella giornata!

Ultima tappa a Pascelupo dove ci aspettano Mauro e Lara che ci accolgono calorosamente e ci preparano un bel pranzetto… cosa desiderare di più??

Bella esperienza, bella giornata, una Pascqua inusuale ma un sacco divertente.

Mirko B.

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