Grotta dei Cinque Laghi, Monte Nerone (PU)
Era passato un po’ di tempo dal mio battesimo nel meraviglioso mondo delle grotte quella domenica ai “Pozzi della Piana” che era avvenuto dopo un sabato super “impegnativo” in giro con gli amici con sole 2 ore di sonno. Ma questa volta sono stata una signora; zaini pronti e presto a letto! Da quando mi aveva proposto Arca l’uscita per la Grotta dei Cinque Laghi l’avevo subito segnata nel calendario e non vedevo l’ora!
Erano quasi le 7 del mattino quando ho aperto gli occhi e con un enorme sollievo ho visto lo splendore della luce del sole che illuminava la stanza. Aaaaaaaah!Che bello! La giornata non poteva iniziare meglio! Alzati! Lavati! Vestiti! Cibo, acqua e bacio ai gatti e pronti via! Appuntamento alla coop, quanto ero felice che finalmente non c’andavo come la casalinga disperata a fare la spesa ma per incontrare gli amici che ci portavano nell’avventura! Per la prima volta arrivati per primi (o come mi ha corretto Peo era lui il primo ma non sapevo che era con noi) ho avuto quasi paura che avevamo sbagliato qualcosa.. che ne so.. ora.. giorno… ma no! Piano piano sono arrivati tutti gli altri e per ultimo è arrivato il Bere che mi sa che questa volta l’aveva avuto lui il sabato “impegnativo”…
Entrati nella vera macchina d’avventura, quella di Arca, con Dado e Sara con le sue mele, il convoglio è partito e con quattro chiacchiere e dopo una brevissima sosta a Pontericcioli per incontrare il resto della compagnia siamo finalmente arrivati al punto così tanto desiderato… la grotta? Ma no! Non ancora! Intendevo il piccolo baretto nei pressi di Pianello per un sorso di caffè e una sigaretta! Eh adesso si che siamo pronti!
E salivamo e salivamo e salivamo e curva di qui e curva di là e curva di nuovo e tante tante tante curve… ma meno male tanta e ancora di più era la bellezza del paesaggio che ci circondava! Io la pora greca dal paese del mare tutta sta terraferma non l’avevo mai vista… ma il panorama nella splendida cornice dell’Appennino Umbro-Marchigiano era una vera meraviglia!
Parcheggiate le macchine e tutti fuori e il piccolo tornante per la sosta delle macchine si è riempito di colori e di persone che si spogliavano e si vestivano con le loro tute colorate, sacchi e sacchetti, imbrachi, longe e caschi, per non dimenticare i guanti di Mauro.. taaaanti guanti! Guanti ovunque! E gli snickers! Snickers per tutti! Grandi Mauro e Lara! E io e Dado con le nostre nuove tute blu da meccanico come due super marii bross che quasi mi vergognavo guardandole così pulite al confronto con le tute dei nostri amici esperti che dimostravano la loro lunga esperienza. E il silenzio della montagna si era subito sconvolto dalle risate dei “barbari” che erano pronti a conquistare ancora una grotta!
Percorrendo un breve sentiero ci siamo affacciati sulla valle dell’Infernaccio- cavolo che nome – che toglie veramente il fiato; ed eccoci qua! All’ingresso della grotta. Una cavità nel calcare massiccio della montagna, “chi sa cosa ci aspetta…” ho pensato con un pizzico di paura ma sempre con il sorriso della finta coraggiosa… anche l’altra volta avevano detto che era facile… ma per noi novellini facile è una parola grande… respiro profondo e entriamo!
Seh… aspetta, dove entriamo? sul fondo dell’apertura nella roccia c’era una porticina, che carina! Ma tanto tanto piccolina! sembrava che entravamo nella casina degli hobbit e all’interno ci aspettavano i padroni di casa i troglofili.. no aspettate …i troglobi …ma forse erano i troglosseni… ma che ne so. Q e Arca ce l’hanno spiegati bene ma mi sa che devo studiare un po’. E inizia la gioia dei claustrofobici! Primo cunicolino, secondo cunicolino e giù a strisciare come i vermi e poi un bel cunicolo a gomito… e non c’era neanche lo spazio per fare il segno della croce nella speranza che sia la madre terra e il padre eterno ci potesse aiutare. Niente. Nel dover affrontare questi buchi sei tu da solo con i tuoi pensieri nel buio verticale e orizzontale con l’unica paura se le ultime merendine che hai divorato nei giorni precedenti possano fare la differenza nel proprio giro vita… però con il prezioso aiuto di MirKo Berardi nel ruolo dell’”ostetrico” ce l’abbiamo fatta!
Dopo questo susseguirsi di cunicoli siamo rinati e il vero divertimento ha avuto inizio. Anche se avevamo ormai raggiunto le sale abbastanza ampie da poter camminare noi continuavamo a strusciare raggiungendo anche una divertente velocità sfruttando le discese e la superficie scivolosa della roccia per causa dell’acqua che penetra nelle fratture del calcare come se fossimo in un vero parco divertimento acquatico o meglio “fangoatico”.
Ogni tanto le risate cessavano dal silenzio dell’ammirazione delle bellezze della grotta con le quali l’inarrestabile processo di corrosione-erosione-concrezione l’aveva adornata! Qui l’architetto da ammirare era l’acqua che continuava piano piano ma instancabilmente a modellare il corpo della Madre Terra; decine di piccoli laghetti, le cosiddette “acquasantiere” che a me da greca ortodossa –nelle chiese ortodosse non ci sono- ex dodecateica più che acquasantiere mi hanno riportato in mente “La nascita di Venere”, ovvero la conchiglia con la quale navigava nel mare la dea della bellezza, concrezioni calcaree diffuse, stalattiti e stalagmiti e sui lati vari ruscellamenti dell’acqua che continua a invadere la grotta.
Ma i laghi? io non vedevo l’ora di vedere i laghi! Ed eccoci qui! Dopo la sala più grande, la sala “Orthoceras” siamo arrivati ai “veri” laghi! E adesso? tanta la voglia di entrare ma… appena il coraggioso Q si è tuffato mi è venuta un invidia indescrivibile! Non tanto per il suo coraggio di affrontare le acque gelide ma della sua muta che lo rendeva così coraggioso… per un secondo ho pensato di entrare anch’io ma appena visto che Q e dopo Arca e dopo il Bere avevano l’acqua “alla gola” ho pensato che il livello del lago non era adatto per noi comuni umani bassi.
Grazie all’aiuto indimenticabile del Bere, di Marco e di Elisa abbiamo attraversato il lago grazie alle corde fissate alla parete rocciosa della grotta. E mentre arrivavamo alla fine pensando “cavolo, è stato così facile e soprattutto all’asciutto” i vari animaletti tipo Dado, Q, Mauro e Mirko Berardi, che anche se sembra così calmo e pacifico dentro la grotta si trasforma in un piccolo diavoletto, hanno avuto la meravigliosa idea della guerra delle palle di fango che mica ce n’era poco… sulla riva del lago… capirai… e no, allora, no, non è stato affatto facile! le palle arrivavano da ovunque e ovunque. Mica volevamo uscire dalla grotta senza il fango sulla faccia voglio dire… se no che senso aveva.
Ma il dolce “martirio” ovviamente non era ancora finito. Volevo vedere i laghi, eh? Altro che vedere… l’ultimo lago ci doveva ancora regalare un’emozione indimenticabile e soprattutto bagnata! I vari coraggiosi con e senza muta ormai arresi nel loro destino si sono tuffati e la grotta si è riempita dalle loro urla che mi sa che di gioia proprio non erano… io sempre seguendo la saggia Elisa ho sperato fino all’ultimo di cavarmela con l’acqua fino alle ginocchia cercando di attraversarla tramite le corde che anche su questa parete ci aspettavano.. per illuderci alla grande! Il livello dell’acqua era talmente alto che la parola scelta era proprio cancellata dal nostro vocabolario.
Sul programma dell’escursione era scritto “sull’ultimo laghetto in prossimità dell’uscita, più profondo, ci si deve quasi sicuramente bagnare un po’” ma secondo me dovevano scrivere ci si deve sicuramente congelare un po’ troppo…! La temperatura nella grotta era meravigliosa! Ma quella nell’acqua era indescrivibile! Qualcosa fra paralisi degli arti e attacco cardiaco… ma dai che l’acqua fredda fa bene alle rughe! Peccato che l’unica parte che si è salvata dall’acqua era la testa. Allora ci siamo tenuti le nostre rughe e orgogliosissimi ci siamo strusciati nell’ultimo cunicolo, oltrepassando la porticina dell’uscita.
Bagnatissimi e infangatissimi abbiamo affrontato le “poche” decine di metri in assoluta salita e accompagnati dalla pioggia che era l’unica che ci mancava, a parte il fiato che per riprenderlo ogni tanto facevamo finta di ammirare il paesaggio – da ammirare assolutamente-, miracolosamente ci siamo trovati vivi di fronte alle macchine. Sotto la doccia che il cielo ci regalava ci siamo “puliti” e cambiati con una velocità ammirevole alimentata sia dalla voglia di sentirsi asciutti ma soprattutto penso dal desiderio di una bella birra per brindare tutti insieme al nome dell’avventura e della Grotta dei Cinque Laghi!
Nella strada di ritorno e nella dolce stanchezza che sentivo su ogni parte del corpo ho riportato nella mente il mio pensiero mattutino “ma chi me lo fa fare di passare forse la prima domenica di sole, così tanto desiderato, nascosta nel buio di una grotta…” e dopo ho capito… me lo ha fatto fare la fortuna di aver conosciuto persone dolcissime e piene di vita che mi hanno introdotto nella magia di questo mondo meraviglioso della “claustrolatria”!
Grazie di cuore! E alla prossima!
Artemis Karathanasopoulou
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