Lago di Pilato, Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Mi è successo tre volte di piangere di fronte ad un paesaggio: a Paraiba, in Brasile; a Cayo Largo a Cuba; e a Castelluccio di Norcia, in Italia.
La fiorita di Castelluccio di Norca rappresenta sicuramente uno degli spettacoli più emozionanti ai quali abbia mai assistito. Per questo l’idea di esplorare ulteriormente le zone circostanti mi ha convinta ad affrontare quella che, a detta dei miei amici di Buio Verticale, era una camminata “non agevole ma nemmeno impossibile”. Anche se il giorno prima avrei lavorato fino le 1.00 e la levataccia alle 5.30 non sarebbe stata una, per rimanere in tema, passeggiata.
Così, io e mio marito Edo, in tenuta ben poco tecnica, visto il discreto sonno e la velocità con cui siamo partiti (Edo si è presentato in jeans tagliati e io, per evitare insolazioni, ho arraffato il fazzoletto della festa dei Ceri, dopo un mese ancora in giro per casa) ci siamo presentati al gruppo, pronti ad addentare la salita, verso il lago di Pilato.
C’è da dire che non vale la pena farsela raccontare ‘sta salita; poiché se vi dicessi che ci sono circa 3 ore di camminata in salita a tratti snervante, per i ciottoli e la polvere, che i piedi sguillano come se risalissi uno scivolo, allora forse non vi avventurereste. E allora, fate finta che non ve lo abbia detto. Perché la verità è che la bellezza del paesaggio vi ricarica i polmoni più dell’ossigeno. Basta guardarsi intorno e ogni passo faticoso viene come cancellato, “resettato”, per dirla in gergo contemporaneo… E allora continui, cosciente di vedere quello che stai vedendo e comprendendo il valore di ogni tuo passo, di ogni metro che stai compiendo verso una meta.
Le valli che abbracciano il cielo, la roccia che affiora qua e là e la neve che inaspettatamente, si manifesta come un regalo prezioso! I fiori selvatici, con la loro perfetta bellezza, che mi fermerei ad ammirarli ad uno ad uno per ore; per capire poi quanto siamo noi imperfetti con i nostri goffi tentativi di produrre armonia. I profumi di vento e sole e polvere ed erba ed erbe selvatiche.
Il tutto inframezzato dalle pause ridanciane con il Buio Verticale! E la gara a chi tura fuori lo sfilatino più lungo, a chi offre il succo di frutta più fresco; e io che riesco a appiccicarmi un intero formicaio addosso, con il miele che il Riccio gentilmente offre e che io riesco a spalmarmi praticamente ovunque. E i pomodori a morsi di Edo. E la faccia cotta e le faccie bianche dopo la crema. E mangiare il panino che sa di crema.
E poi, salita, discesa, curva, meraviglia di spazi aperti, pareti rocciose, prati e neve… neve… e gente che scia! A giugno! Se non bastava lo stupore generato dalla natura ecco un centinaio di persone sciare su una lingua di neve immersa nel verde!
E poi rocce e qualche instabile discesa e io che mi diverto tanto a trovare il passaggio più agevole, stabile. Mi sento tornar indietro a un’epoca in cui il viaggio era fatica, era ricerca, era scoperta; non era facile, non era una strada dritta e spianata.
E poi, un sipario di rocce si apre ed eccolo: il Lago di Pilato. Specchio di pace e di maestosa presenza. Blu, verde, cristallo grigio, nero; profondo e piatto; insidioso e accogliente. Eccolo lì. Dopo ore di sudore e risate, di caviglie torte e mani appoggiate, di polvere ed erba. Tranquillo e bello il lago di Pilato ti accoglie e sembra dirti: “Magari un po’ hai pure faticato, ma non vale la pena essere arrivato?”. Assolutamente, senza ombra di dubbio, io rispondo: “Si.”
Grazie Buio Verticale.
Maddalena Vantaggi
PS Ciò che avete appena letto è stato scritto di getto, senza riguardare foto e senza pensarci troppo.. è un flusso di coscienza nato dopo due settimane da immagini e odori che questa bellissima esperienza, ha impresso in me.
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