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Creste del Monte Cucco

Foto Mirko Berardi
Foto Mirko Berardi

05 gennaio 2013

Escursione lungo il sentiero 9 tra Monte Cucco e il Valico di Fossato di Vico, Parco Regionale del Monte Cucco

Una delle prime uscite dell’anno, anzi la prima passeggiata del 2013, proprio ciò che ci vuole dopo la maratona alimentare e l’ozio delle feste.
Per gli eugubini l’appuntamento è alle 8 e 30 alla PastIT mentre il ritrovo per tutti è alle 9 al bar Evergreen di Osteria del Gatto.

Ci ritroviamo là, sopravvissuti alla nebbia e alle nuvole che imperano e non lasciano prevedere assolutamente una giornata soleggiata, abbastanza puntuali. Dopo aver fatto provviste, partenza in due gruppi: alcuni portano due macchine al valico di Fossato, dove terminerà la nostra escursione, altri si dirigono, dopo aver atteso un po’ ancora al bar, verso uno degli ultimi curvoni, verso est, in cima a Monte Cucco prima di Pian di Monte, là dove passa il sentiero 9.

Salendo i curvoni del monte il cielo è diventato sempre più chiaro ed infine appare totalmente celeste! La giornata in realtà è magnifica, la cappa di nuvole copre solo il fondovalle ma oggi non ci disturberà affatto, perché noi cammineremo molto sopra! (O almeno così sembra).

Prendiamo gli zaini e si parte! Iniziamo verso est nella faggeta umida e senza foglie ma col sole che radente ci bacia in fronte, rendendo più allegro l’inizio della dolce salita. Ai piedi di un bel faggio troviamo un bel teschio di cavallo posto nella nostra direzione che sembra sorridere ed indicarci la strada.

Usciamo dalla faggeta nella bruma che si dirada e siamo quasi in prossimità della cresta che parte verso destra. Iniziamo a far foto perché la luce del mattino è proprio bella anche se procediamo controluce, io sfodero l’85 per qualche bel primo piano, lasciando il 50 per dopo, per qualche foto dall’alto ma… la cresta arriva prima di quanto pensassi. Iniziamo a percorrerla e sembra di stare in cima al mondo (almeno di questa zona tra Umbria e Marche).

A destra infatti abbiamo l’immenso mare di nuvole che copre la piana e si insinua tra i monti di Fossato che si vedono di taglio e creano come dei fiordi, a sinistra le montagne e colline marchigiane, tutto un altro scenario, che appare ben soleggiato e molto meno umido.

Continuiamo sulla cresta sassosa, non moltissimo, si va senza fretta e vuoi per le chiacchiere, si arriva a un pianoretto con le indicazioni del sentiero. Decidiamo di fermarci per uno spuntino, sarà ma mi sembra proprio prestissimo, non so se sono le 11 o 11 e 30 ma non importa, l’appetito è già presente e decido di farmi fuori la pizza rossa, quella bianca farcita e anche il cornetto alla crema. Saranno molto più utili nello stomaco che nello zaino e anche se fanno venire sete, ho un bel litro d’acqua dietro.

Arca, che era andato avanti (tornando indietro solo per dare qualche cazzotto a Mauro che segue le sue tracce -secondo lui gli sgarufolamenti dei cinghiali sono in realtà Arca che ha marcato il territorio) fa la sua prima pennica stendendosi a pancia sotto sulla coperta di pile e crogiolandosi al sole che sta diventando sempre più piacevole. È proprio una giornata di relax e non abbiamo nessuna fretta, anche perché il percorso dovrebbe durare 5 ore ma fatto in salita, noi invece lo facciamo in discesa e poi sono solo 8 km…

Dopo un po’, sazi di cibo e di riposo, facciamo la foto di rito con qualche piccola difficoltà di stabilità per le macchinette, appollaiate sopra il palo che segna il sentiero, e riprendiamo il cammino, sempre seguendo la cresta, e in un caso passandole sul lato destro. Quasi tutti, perché l’Eli, che preferisce mantenersi sempre in quota, la vediamo un po’ più in alto fermarsi. In realtà dovrebbe scendere, decide di pericolarsi su alcune rocce aiutandosi per fortuna con i bastoncini da nordic walking. Per fortuna perché se si “barutola”, vista l’inclinazione del pendio, arriviamo diretti a fondovalle!

Fortunatamente, nessuno si “barutola” e continuiamo tra salite e discese, aggirando un monticello coperto di faggi sulla sinistra. Alla fine, quando il sole è ormai ben alto e sta ormai iniziando ad inviarci la luce pomeridiana, ci fermiamo su un altro cucuzzoletto, stavolta più sassoso. Per salirci, io e Lara ci rotoliamo giù per il pendio che era proprio invitante (e con poche cacche di mucca). Un bel divertimento per chi non ha niente da fare, anche se la testa poi gira un po’. Siccome non abbiamo più niente da mangiare, qualcuno si siede a trenino, altri fanno foto, altri bevono, uno dorme (Arca, ma avrà ancora i postumi di Capodanno?), Mauro e Lara si gustano il panorama.

In effetti è proprio singolare, dal lato destro si vede l’immensa quantità di nebbia densa che riempie il piano salire e tracimare sul valico di Fossato come il ghiaccio secco dalle pentole degli chef di cucina molecolare oppure come i fumi di un calderone pieno di pozione magica. Il vapore infatti scende per un po’ prima di scomparire invadendo gli alberi del pendio, creando in controluce un effetto veramente bello di contrasto tra lui, bianchissimo, e il bosco, scuro e in parte in ombra. Il clima è dei più distesi, il cazzeggio ad alti livelli e il relax totale. C’è tempo anche per una lezione naturalistica sulle galle di faggio, che l’Eli pensa siano sorbo. Mirko ne prende una e la apre col coltello, mostrandoci l’animaletto che vive all’interno, svegliato più presto del previsto.

Ormai siamo ad un tiro di fucile dal valico, lo vediamo sotto il sole coperto di nebbia, sulla destra nella valle in basso vediamo una strada, è un po’ scosceso raggiungerla, prendiamo la cartina per avere conferma che aggirando sulla sinistra il monte sul cui cucuzzolo siamo piacevolmente distesi a crogiolarci al sole, ritroveremo la strada che poi porta al valico. Cerca cerca, la cartina termina proprio dove siamo noi! Non importa, è orientata, più o meno saremo qui, decidiamo comunque di avviarci, convinti che la nostra intuizione sia giusta. In effetti da faggeta, il bosco si trasforma in pineta è proprio quello che la cartina indica…

Scendiamo per un prato sul lato in ombra, incontriamo una strada che scende e la seguiamo per un po’. Cammina cammina, sembra però portarci troppo in basso, noi non dobbiamo andare verso Fabriano ma a sud, verso Fossato! Ci saremo mica persi, stavolta in sole aperto? Ma si, in fondo se tutto va troppo liscio e non c’è un minimo di avventura il divertimento dov’è?? Riprendiamo allora su per il bosco, per qualcosa che sembra un sentiero, tutti allegri e contenti, rivitalizzando una giornata davvero tra le più rilassate che ho passato da molto tempo in qua. Saliamo su tagliando il pendio, la pineta diventa sempre più luminosa e si dirada lasciando intuire che la salita sta finendo. Il sole ci bacia gentilmente ancora in fronte.

Arriviamo infine sulla strada che avevamo visto dal cucuzzolo, che passa vicino ad un fontanile di acqua freschissima, dove rifacciamo il pieno. Un ciclista che scende ci conferma la giusta direzione, saliamo per la strada tra gli alberi e vediamo il limitare della coltre di nebbia che si travasa dal valico nella valle verso sinistra. E’ caldo, siamo stati in ombra ma la salita s’è fatta sentire. E quella nebbia sembra proprio gelida, ci rivestiamo di tutto ciò che abbiamo prima di entrarci. Adesso il paesaggio cambia ancora una volta, sembra che abbia piovuto… ma ogni tanto il grigio sulle nostre teste diventa di un giallo chiaro ed etereo, quasi paradisiaco.

Il sole è sempre là, anche se non a guidarci. L’ultimo passo è ritrovare i segnali dell’ormai mitico sentiero 9. Quando la strada riscende, sempre dalla parte nord, che non è quella dove dobbiamo andare, ci coglie il dubbio di dover cercare più sopra.

Alla fine sentiamo Marco che ci chiama, è salito più in alto di tutti e ha trovato il sentiero! Ancora una volta saliamo e sbuchiamo dalle nubi, per poi rituffarci dentro un’ultima volta prima di arrivare alle macchine. Le ginocchia sono quasi contrariate perché abbiamo fatto più discesa che salita ma non importa, il morale è alto perché una giornata così ci voleva proprio, abbiamo visto una zona bellissima, sempre poco considerata, e… non abbiamo fatto altro che ridere!

Francesco Quondam Marco

 

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