11.3 C
Gubbio
domenica, Settembre 27, 2026
HomeRACCONTIIl mio Propedeutico

Il mio Propedeutico

11-17 luglio 2015

Genga (AN)

Mirko un giorno mi fa:
– vuoi fare il corso propedeutico?
– beh, non ci avevo mai pensato a dire il vero. Però la cosa mi stimola molto!

E’ iniziato tutto così, quasi per caso, ed ora che è finito mi sento… “pieno”. Nel senso che ho sempre constatato che i corsi della SNS (la Scuola Nazionale di Speleologia) o dell’OTTO (Organo Tecnico Territoriale Operativo) ti permettono di stare a contatto con istruttori e corsisti provenienti da tutta Italia e assorbire sempre tantissime cose da loro, regalandoti insieme al divertimento un succulento bagaglio di esperienza.

Per questo, quando posso, cerco di non perdere questi momenti aggregativi. E quest’anno c’era un’occasione irripetibile: il corso che prepara a sostenere (nei cinque anni successivi) l’esame da IS (istruttore di speleologia) si svolgeva a Frasassi, dietro casa, ed era organizzato dai GS di Perugia, Senigallia, Pescara, Terni e Gubbio. E nello spirito di far crescere il nostro ancor giovane gruppo di Buio Verticale, a diversi di noi Mirko ha proposto di partecipare. Quindi, dopo una fase decisionale risoltasi felicemente alla fine soltanto per noi due, Mauro ed io ci ritroviamo a Genga, all’Hotel Magrini, pronti per questa nuova avventura.

Sono presenti 21 corsisti e svariati INS ed IS; si parte subito con il “perché siamo qui”, introduzione fatta da Felice, il direttore del corso. I motivi possono essere i più vari ma, siccome questo corso è rivolto agli aspiranti istruttori, non può non esser presente la spinta a trasmettere le conoscenze a chi si avvicina al mondo della speleologia. Le parole che ricorrono sono infatti: aiutare divertendosi, trasmettere, crescere, imparare, condividere, ricambio generazionale, crescita del gruppo. Scopro che non sono cose molto diverse da quelle a cui pensavo, anche se per me è ancora importante la componente di crescita, perché sento sempre che più cose impari, più ti senti confidente e sicuro, cosa che si riflette positivamente su chi ti sta vicino e al quale spesso sei chiamato ad insegnare.

Partendo dalle conoscenze che si hanno, l’insegnamento è quindi la prima cosa su cui si deve riflettere. Ma sapere tanto rende scontato essere in grado di trasmetterlo? Non sempre, o meglio la SNS ritiene di no, ecco perché le prime lezioni che ci vengono proposte sono su comunicazione e didattica. Lo scopo è migliorare l’efficacia dell’insegnamento del docente e dell’apprendimento dell’allievo. In funzione degli obiettivi che si vogliono raggiungere vanno calibrate le metodologie di insegnamento, tutto ciò che coinvolge i comportamenti del docente, i materiali utilizzati, l’ambiente in cui si agisce, le modalità di interazione tra docente e allievi e tra allievi, ecc.

Con le sue lezioni Lavinia Giustiniano ci guida nel complesso e difficile mondo dell’insegnamento, in cui anche se molto sembra spontaneo, niente dovrebbe essere lasciato al caso. E scopriamo che dopo una lezione frontale in aula il messaggio che resta agli uditori è molto limitato (solo il 10% dell’apprendimento passa attraverso l’udito!). I metodi migliori sono quelli “esperienziali” (con materiali da vedere e toccare, magari nell’ambiente stesso di cui si parla, ecc.) e che prevedano maggiore interazione (come i brainstorming…). Il tutto calcolato per l’obiettivo scelto, quello ad esempio di far passare soltanto alcuni concetti di base, se si considerano le lezioni di un corso di introduzione. Se sono un biologo ad esempio non posso fare due ore di lezione su tutte le specie animali che si incontrano in grotta, e così via.

Lavinia ci stimola anche nel riconoscere le difficoltà che spesso non appaiono evidenti nel processo di apprendimento, che avviene in gran parte in grotta o in palestra. In ogni contesto l’atteggiamento dell’insegnante, soprattutto non verbale, condiziona in modo decisivo l’allievo, che ha un vissuto, un situazione emotiva, dei tempi di apprendimento, delle capacità e delle motivazioni “uniche” e a lui proprie. Se un allievo si incastra su un frazionamento e va in panico, è utile distrarre la sua attenzione con qualcosa di totalmente diverso prima di cominciare di nuovo a guidarlo, perché in quel momento è totalmente incapace di ragionare lucidamente e di apprendere ciò che lo si porta a fare.

Il propedeutico, quindi, si rivela un corso diverso da come me lo aspettavo, rivolto in primis non ai contenuti ma al come comunicarli.

Dopo aver parlato di didattica, infatti, facciamo due giorni di palestra e grotta per verificare la padronanza di esecuzione e di esposizione delle manovre delle sezioni A e B del Manuale Tecnico Operativo e correggere eventuali sbavature.

La palestra è nella Grotta della Beata Vergine di Frasassi, all’uscita della Grotta del Mezzogiorno, vengono allestite delle postazioni in cui si provano paranchi, traversi, passaggi del nodo, soccorso uomo a uomo, cambi corda, ecc. mentre in grotta Francesco Macchioni, Andrea Belfiore ed io andiamo con Giorgio Flati e Umberto Del Vecchio a Buco Cattivo, molto bella ma con un avvicinamento bestiale, fortunatamente quasi tutto all’ombra.

Nei giorni successivi invece, sempre a squadre, ci si esercita sul rilievo, sempre nelle grotte del circondario, e nelle manovre della parte C dell’MTO, tra cui il contrappeso su corda tesa che non avevo mai fatto.

Alla fine giungiamo, tra lezioni e mangiate (soprattutto di pasta!) nell’accogliente Hotel Magrini, alla giornata della fatidica prova di lezione, che ognuno di noi deve cercare di esporre nel modo più efficace possibile all’uditorio corsisti/istruttori, cercando di non farli addormentare!

Le tecniche sono le più varie, si va dalla lezione su appunti a quella disegnata, a quella proiettata, a quella interattiva. Anche gli argomenti spaziano dai materiali al rilievo, dalla fisiologia alla gestione degli incidenti con BLSD (Mauro)… fino alle tecniche di grotta (cerco di renderla meno noiosa con una specie di quiz… non ho capito se apprezzato o no!!).

Il culmine è la domandina finale che, alla fine dell’esposizione, gli istruttori fanno ad ognuno di noi. In pratica si tratta di collegamenti più o meno diretti agli argomenti presentati, con quel qualcosa in più che, anche a livello di curiosità, la solida cultura speleologica di un istruttore non dovrebbe ignorare completamente. Il risultato è che molti di noi cadono su cose anche abbastanza semplici, dimostrando spesso qualche “buco” di troppo.

Ma risultato finale della settimana lo conosciamo il giorno dopo con il “colloqui” individuale, in cui ti metti al centro di un ferro di cavallo (e per fortuna che non è l’esame se no ci avrebbero tempestato di domande!) e… aspetti. In realtà veniamo a conoscenza dei nostri punti di forza e punti deboli, con suggerimenti sui temi su cui migliorare.

La stragrande maggioranza è risultata un po’ carente non sugli aspetti tecnici ma in quelli culturali, in maniera generalizzata. Forse ci piace più andare in grotta che approfondire tutto ciò che è… il mondo della grotta! Siamo degli speleo sicuramente, ma un istruttore è anche un –logo, uno che sa e conosce tante cose del mondo ipogeo e della storia della sua esplorazione e studio, che nacque secoli fa ma fu inteso in senso moderno da Martel, il primo ad usare la parola speleoLOGIA, studio delle grotte.

Questo è un po’ il senso del discorso che ci fa l’ultimo giorno Anna Assereto, la piccola e simpaticissima direttrice della SNS. Lo scopo che la Scuola si prefigge è formare istruttori preparati sotto ogni lato e capaci di trasmettere e comunicare.

Del suo discorso mi resta ben impressa la distinzione che può essere fatta tra alcuni diversi approcci all’andare in grotta. C’è chi va semplicemente facendolo come attività sportiva, chi va approfondendo in maniera marcata tutti gli aspetti tecnici di progressione e recupero infortunati, come gli esperti del CNSAS, chi intraprende un percorso di formazione nella Scuola Nazionale di Speleologia del CAI (l’unica riconosciuta dalla legge italiana titolata a formare gli istruttori) e che deve avere, appunto, una preparazione da istruttore (tecnica, culturale e didattica), quasi di tipo professionale.

Le Scuole CAI infatti sono sottoposte a controlli da parte della Commissione Centrale per la Speleologia e il Torrentismo CAI (di cui Rosi è il presidente e che a sua volta relaziona al Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo) e si sono date regolamenti che mirano a garantire come scopo ultimo un iter formativo orientato alla qualità e alla professionalità.

Tutto questo e svariate altre cose sono state illustrate anche dallo stesso Rosi, permettendoci di dare uno sguardo un po’ “dal di dentro” alla struttura del CAI, al suo funzionamento e alle logiche con cui agisce. Resta chiara la sempre più marcata determinazione a dare un’impronta seria e sempre più codificata alla formazione degli istruttori.

In sintesi mi sento di dire che, indipendentemente da se, quando, chissà, un giorno deciderò di sostenere l’esame, questo corso è stato una provocazione positiva, ha riacceso in me l’interesse per il grande mondo della speleologia che, nonostante appaia buio, monotono e grigio, è in realtà sterminato e variopinto, con tantissime cose da conoscere nei più diversi settori. E che, per chi ha avuto una formazione a cavallo tra l’umanistico e lo scientifico come me, è una calamita e uno stimolo irresistibile.

Soprattutto, mi ha dato l’occasione per domandarmi o ridomandarmi con una nuova consapevolezza non solo che tipo di speleologo sono ma SE posso definirmi uno speleologo, ancor prima di chiedermi se vorrò essere un istruttore.

Solo capendo a fondo chi è e in che direzione vuole andare ognuno di noi, potremo dare il nostro massimo contributo alla crescita della speleologia, dei nostri gruppi e delle persone che si avvicinano per la prima volta a questo mondo affascinante.

Un particolare ringraziamento va quindi a tutti gli istruttori, che hanno partecipato in modo davvero intenso al corso (nei momenti di pausa li vedevamo immersi in interminabili riunioni) e a tutti i compagni speleo con cui abbiamo condiviso questa bella ed impegnativa avventura.

Francesco

Guarda le foto su: https://www.flickr.com/photos/buioverticale/albums/72157657937894248

recenti