Forra del Presale, Monte Nerone (PU)
Dopo questa basta per un po’!! Queste le prime parole usciti intirizziti dalla Forra del Presale…
Siamo in tre alla fine, pochi ma buoni, gocciolanti lungo la strada per Rocca Leonella, reduci da un’altra bella avventura in forra. Questa volta abbiamo voluto esagerare, dopo i nubifragi dei giorni scorsi abbiamo voluto scendere la Forra del Presale, forretta facile ma gonfia di acqua come non mai.
Abbiamo impiegato meno di due ore a scendere, ma sono state due ore impegnative tanto che usciamo tutti un pochino provati dal freddo e dalla tensione.
Stamattina c’erano stati numerosi segnali che avrebbero dovuto farci tornare indietro, ma ormai eravamo in ballo e abbiamo deciso di ballare.
Ieri sulla nostra parte di penisola si sono scatenate le forze della natura, temporali, acquazzoni, grandinate, tanto che la nostra missione programmata ormai da giorni sembrava dover essere rinviata.
Questa mattina però ampie porzioni di cielo limpido si intravedono tra le nuvole, la temperatura è gradevole e il tempo sembra volgere al meglio; decidiamo quindi di partire ugualmente anche se siamo decimati dagli impegni e dall’influenza.
Al bar incontriamo gli altri componenti del nostro gruppo, impegnati oggi in una bella escursione che sarà il culmine e la conclusione del Corso di Escursionismo che si sta svolgendo al CAI di Gubbio, ci sono anche altri componenti della nostra spedizione torrentistica che però non se la sentono comprensibilmente di unirsi a noi in questa folle impresa.
Siamo in pochi ma decidiamo di partire lo stesso, andiamo a vedere com’è, al massimo ci fermiamo a mangiare un piatto di tagliatelle al tartufo ad Acqualagna dove ci attende Valerio che non vede l’ora di fare la sua prima forra.
Colazione veloce e via verso la meta.
Mamma mia quanta acqua, ci siamo affacciati un attimo a guardare allo sbocco della stretta valle che dovremo percorrere e il rumore è assordante, l’acqua però sembra limpida e sicuramente malgrado sia molta non vediamo pericoli estremi, conosciamo benissimo la forra e sappiamo che è armata benissimo con ancoraggi tutti spostati dal flusso impetuoso dell’acqua.
Ok! Un attimo per organizzarci con le macchine e via, siamo già al piazzale ad indossare le mute umidide (pochi giorni fa siamo stati alla Forra di Prodo e qualche giorno prima a Rio Freddo), attrezzatura a posto, sacchi in spalla e via lungo il sentiero.
Accidenti che caldo, con le mute addosso si soffoca, fortunatamente una bella sorgente d’acqua fresca lungo il percorso mitiga la nostra calura e arsura.
Ed eccoci qui, sull’orlo del primo salto, il frastuono al di sotto è incredibile, corda giù cominciamo a scendere, ma vista tanta acqua qui dentro, scendo per ultimo, gli altri sono già al salto successivo, li interrogo per l’ultima volta sul da farsi… allora convinti? Andiamo?? Risposta affermativa, tiro giù la corda!
Come tutti sanno non sono un patito dell’acqua, specie quando è tumultuosa e non vedo il fondo, ma ormai siamo qui, tanto vale divertirsi.
Primo saltino, prima pozza fonda, bisogna immergersi fino alla testa, l’acqua è gelida, un secondo di esitazione e via… seguono altri piccoli saltini e pozze profonde che mettono alla prova il nostro coraggio e il nostro spirito di sopravvivenza.
Tecnicamente nulla di difficile e di pericoloso, ma quel frastuono e tutta quell’acqua vorticosa rende difficile anche pensare, si è continuamente trascinati via dalla corrente, insieme ai sacchi e alle corde, inoltre si scivola da morire e bisogna prestare attenzione anche alle operazioni più banali.
Noi gente di grotta non siamo abituati a tutto questo fluire, tutto qui è dinamico, rumoroso mentre in grotta regna la staticità e il silenzio.
Continuiamo a scendere senza grandi difficoltà, a parte qualche involontaria sorsata d’acqua gelida di tanto in tanto, giusto per assaggiare se è buona… in men che non si dica siamo già a metà della discesa, la spavalderia iniziale, i tuffi le scivolate giù per i toboga hanno pian piano lasciato il posto alle piccole arrampicate e giochi d’equilibrismo per evitare le pozze più profonde, si è vero le mute reggono bene ma cominciamo a sentire un pochino freddo, specie io ed Arca che abbiamo la muta da 3 mm, e tuffarsi dentro quei turbini d’acqua gelida non ci attrae più molto, oltretutto non si vede quasi mai il fondo e l’idea che ci possano essere rami o rocce affioranti ci induce alla prudenza.
Scendiamo veloci, facciamo brevissime pause, giusto il tempo di fare qualche foto ogni tanto e in poco tempo siamo già arrivati sopra al salto più alto dove precipita una cascatona spumeggiante che speriamo di poter aggirare, è un bel salto, se si finisce sotto cascata bisognerà trattenere il fiato e scendere velocissimi. Per fortuna una volta calate le corde ci rendiamo conto che si può passare a lato.
Scendiamo uno dopo l’altro, l’ultimo tratto di corda finisce sotto il getto d’acqua che cade da quasi venti metri, sembra di stare in un frullatore… per fortuna alla base della cascata l’acqua è poco profonda e si riesce a fuggire velocemente da quella scarica di gelidi schiaffi acquosi.
Facciamo un altro paio di foto e continuiamo a scendere, ci mancano tre salti, la forra si apre, siamo ormai fuori, la tensione si allenta, il freddo comincia a farsi sentire, lungo il sentiero per uscire dalla forra incontriamo alcune salamandrine dagli occhiali, anfibi rarissimi che sembra abbiamo trovato, in questa valle sperduta, il loro angolo di paradiso… facciamo molta attenzione per evitare di calpestarle, sono piccolissime e si confondono con il fogliame caduto.
Pochi passi e siamo in strada, la macchina con i ricambi asciutti tarda ad arrivare, i brividi svaniranno solo dopo un pranzo coi fiocchi a base di passatelli ad Acqualagna e qualche bicchiere di vino rosso. La giornata conviviale continuerà presso il rifugio del CAI di Gubbio dove con una merenda-cena si festeggia la fine del Corso di Escursionismo.
E’ stata una bella esperienza, da ripetere forse più avanti, per ora, reduci da una serie di bagni gelidi nelle acque dei torrenti più impetuosi dell’Italia Centrale, mi sa che ne abbiamo avuto abbastanza…
Un’altra bella avventura, un’altra bella giornata scolpita tra i ricordi.
Mirko Berardi
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