Grotta di Monte Cucco, parco Regionale del Monte Cucco (PG)
Niente da fare, Mirko si conferma il migliore compagno di escursione che uno speleologo possa desiderare. Sempre presente, basta una telefonata e via, sacco in spalla e pronti a prendere la via degli inferi, qualunque sia la destinazione finale.
È così infatti che, qualche giorno fa, dopo essermi liberato dei mille impegni di questi mesi, ho deciso che sarei tornato a vedere come procedevano le esplorazioni alla regione del “Cucco Libero”, che stanno portando avanti gli amici perugini.
L’obiettivo non è dei più banali, infatti per arrivare a destinazione, occorrono diverse ore, ma soprattutto occorre affrontare alcune difficoltà di tipo tecnico. L’unico che si rende disponibile appunto è Mirko, con il quale decidiamo di affrontare questa avventura, spalmandola in due giorni, approfittando dell’ospitalità con la quale i ragazzi che stanno esplorando, ci hanno invitano a rimanere con loro al campo allestito all’interno della grotta.
Ecco che già è venerdì, e felice come un bambino, passo a prendere Mirko, e insieme ci dirigiamo verso il Monte Cucco. All’ingresso ci incontriamo con gli amici del GS CAI Perugia, Lorenzo e Matteo, anche loro pronti ad entrare.
Siamo in quattro, e la strada verso il Salone Canin orami è più che familiare, così in poco più di un’ora arriviamo nella grande sala. Affrontiamo gli scomodi e lunghi cunicoli del vento, che già in passato mi sono costati diverse cuciture della tuta, fino ad affrontare la strettoia finale.
Eccoci di nuovo nella regione del “Cucco Libero”.
Lorenzo e Matteo si fermano qui, in quanto devono continuare con il rilievo, mentre io e Mirko decidiamo di proseguire fino alla Sala Agnese, da dove poi parte la nuova diramazione ancora in fase di esplorazione, che siamo curiosi di andare a vedere.
Ci facciamo dare qualche indicazione sulla strada, e via lungo i pozzi che risalgono per circa 250 metri.
Ogni volta è un’emozione. Il pensiero che ti passa per la testa è sempre lo stesso: ma questo non è il Cucco. Eppure si, un Cucco dentro al Cucco. Pozzi cascata di origine epigenica, alti, larghi e perfettamente perpendicolari, alternati da brevi tratti di meandro.
Arriviamo finalmente in Sala Agnese, dove lasciamo i nostri sacchi nel campo permanete allestito lì. Pochi minuti per riprendere il fiato e, seguendo l’indicazione di un cartello che indica “zona nuova”, ci infiliamo in un pertugio che immette in un bellissimo e spazioso meandro, che ci conduce alla base di un pozzo.
Ricominciano le risalite, ricominciano i pozzi mozzafiato, belli, lunghi, interminabili, intervallati a volte da qualche strettoia decisamente un po’ più selettiva.
Saliamo per 200, o forse 300 metri, fino a che, dopo qualche ora, arriviamo a quella che sembra essere la parte più remota dell’esplorazione. La morfologia cambia leggermente, e si ha la chiara impressione di essere vicino alla superficie esterna. Speriamo che a breve si possa raggiungere questo obiettivo.
Riprendiamo la strada del ritorno, con qualche sosta per provare ad immortalare con la macchina fotografica questi ambienti meravigliosi, e al contempo così rari dalle nostre parti.
Arrivati al campo, e ricongiunti con gli amici di Perugia, si uniscono al gruppo anche altri ragazzi marchigiani.
La mattina successiva, di buon’ora (quando presumibilmente il sole sorgeva), Mirko ed io riprendiamo la strada dell’uscita, mentre ancora quasi tutti dormono nei loro sacchi a pelo.
Qualche sosta per fare un po’ di foto e mangiare qualcosa, e via lungo i Cunicoli del vento, il Canin, la Burella, i Barbari, il Saracco, il Baratro, il Perugia, il Terni, i Laghetti, la zona turistica, e i 102 gradini metallici della scala.
Fuori il tempo minaccia pioggia, ma per fortuna ci grazia fino all’arrivo al parcheggio.
Un’altra bella esperienza che spero di ripetere al più presto con chiunque abbia voglia di viverla.
Complimenti a tutti i ragazzi che stanno portando avanti questa enorme, faticosissima, ma importantissima esplorazione.
Marco
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