La Rosalia alpina (Linnaeus, 1758) non è solo uno dei coleotteri più affascinanti d’Europa,
ma è un vero e proprio indicatore biologico dello stato di salute delle nostre foreste
vetuste. In questo articolo, voglio unire l’approccio scientifico alla mia recente esperienza
documentaristica nel Parco Regionale del Monte Cucco, in Umbria, dove ho dedicato tre
giorni intensi alla fotografia e alla ripresa video di questo straordinario cerambicide.

1. Inquadramento Scientifico
Appartenente alla famiglia dei Cerambycidae, la Rosalia alpina è facilmente riconoscibile
per la sua livrea grigio-azzurra vellutata, ornata da caratteristiche macchie nere di forma
variabile. La sua biologia è strettamente legata al faggio (Fagus sylvatica), sebbene possa
colonizzare occasionalmente altre essenze.

Status di Protezione: La specie è inserita negli Allegati II e IV della Direttiva Habitat
(92/43/CEE), il che la rende una specie di interesse comunitario la cui conservazione
richiede la designazione di zone speciali.

Caratteristica Descrizione

Dimensioni: Corpo tra 15 e 38 mm; antenne che possono superare i 60-80 mm
nei maschi.

Habitat: Foreste di faggio mature, con presenza di legno morto (necromassa)
in piedi o a terra.

Ciclo Vitale: Larvale (2-3 anni nel legno); Adulto (poche settimane in estate, picco
tra luglio e agosto).

Un’analisi scientifica e un’esperienza sul campo nel Parco del Monte Cucco

2. L’Esperienza sul Campo: Documentare la Bellezza
Come ho raccontato nei miei recenti video su YouTube, mi sono immerso nelle faggete
umbre per tre giorni consecutivi. Documentare la Rosalia alpina non è una sfida di
“macrofotografia” pura, ma piuttosto di pazienza e tecnica di ripresa ravvicinata. Con
esemplari che raggiungono i 4 cm (escluse le lunghe antenne), il rapporto di
ingrandimento 1:1 non è quasi mai necessario.

Sfide Tecniche e Illuminazione
Uno dei problemi principali riscontrati è stata la gestione della luce. Lavorando nelle ore
centrali (dalle 11:30 alle 13:00), il contrasto tra le zone di luce solare diretta e le ombre
profonde del sottobosco era estremo. Per ovviare a questo, ho utilizzato un flash anulare
per omogeneizzare la scena e catturare ogni dettaglio della texture vellutata
dell’esoscheletro.

Il mio Kit di Ripresa:
Corpo Macchina: Panasonic Lumix G9 e GH5 Mark II.
Obiettivi: Leica 12-60mm (24-120mm eq.) per scatti ambientati e documentaristici;
100-400mm (200-800mm eq.) per riprese video con bokeh soffuso.
Illuminazione: Flash anulare Yongnuo (usato in manuale).
Video: Riprese in 4K a 25fps per una massima fluidità e qualità cinematografica.

3. Conservazione e Progetti Futuri
Oltre alla bellezza estetica, c’è un obiettivo più profondo. La mia documentazione fa parte
di un progetto di salvaguardia che voglio avviare quest’anno nel territorio. Grazie alla
collaborazione con le istituzioni locali, l’idea è quella di produrre materiali informativi e
tabelloni che spieghino l’importanza della Rosalia alpina e la necessità di tutelare le
foreste vetuste.
Molti suggeriscono di tenere segreti i siti di avvistamento per proteggerli, ma credo
fermamente che la conoscenza sia la prima forma di tutela. Se le persone imparano a

riconoscere e apprezzare questa “gemma azzurra” delle nostre montagne, saranno più
propense a rispettarne l’habitat.

Prima di andare avanti iscriviti alla mia NEWSLETTER, non riceverai 100 email al giorno e tanto meno commerciali ma ti invierò aggiornamenti su questo BLOG e tante altre cose interessanti!