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Brutto tempo? Si va in grotta!

Foto Mirko Berardi
Foto Mirko Berardi

30 marzo 2013

Grotta di Monte Cucco fino al salone Saracco con gli amici senesi.

E’ sabato mattina, il cielo grigio gocciola, il vento agita le fronde degli alberi dove le prime timide gemme sfidano gli ultimi gelidi aliti dell’inverno.

Uscire dalle calde coperte dovrebbe essere l’ultimo desiderio di una persona normale, specie se alle prese con gli strascichi di un’influenza. Ma chi ha mai detto di essere normale…

Si va in grotta! Quando la sveglia suona gli amici senesi sono già in viaggio, il programma è di andare al Boccanera, ma il meteo ci consiglia di deviare verso una meta con un avvicinamento meno problematico, così andiamo al Cucco, scelta che poi si rivelerà giusta solo in parte.

Preparo l’attrezzatura e salgo in macchina, arrivato a Sigillo trovo ad attendermi l’amico Alessandro, Daniela, Giacomo e Andrea, Tommaso stranamente è in ritardo ma ci raggiungerà a Pian di Monte.

Piove, il meteo non sembra bruttissimo, ma mentre si sale la temperatura scende, il vento soffia più forte, la nebbia si fa più fitta, a Pian di Monte il vento sferzante rende problematica ogni operazione, piove ma non eccessivamente, decidiamo di cambiarci alle macchina per avere almeno qualcosa di asciutto da mettere quando usciremo.

Tommaso intanto ci ha raggiunto e partiamo tutti insieme, con le giacche svolazzanti e la pioggia che ci schiaffeggia ci incamminiamo frettolosamente perché il freddo comincia a farsi sentire.

A parte l’attraversamento del prato, dove l’aria ci sposta i passi, il tragitto verso la grotta è quasi agevole con il vento che ci spinge alle spalle, lungo l’ultima parte del percorso c’è ancora neve ma nulla di difficoltoso, entriamo, in fondo al pozzo iniziale c’è ancora un bianco cumulo di neve ghiacciata e molto stillicio.

Come previsto i laghetti sono strapieni e salire su per il Terni è quasi come stare sotto la doccia, si passano gli altri laghetti e si arriva al Birone, non senza imprecazioni e piedi a mollo.

Cominciamo a scendere facendo qualche sosta di tanto in tanto per ricompattare il gruppo; percorrere questi ambienti, vedere le luci scintillare nei piccoli specchi d’acqua, le ombre che si inseguono nel fango, le gocce che tamburellano sulle rocce, osservare le ardite architetture scolpite nel calcare, la maestosa opera millenaria della natura, è qualcosa di indescrivibile. Nonostante il mio sguardo abbia percorso queste gallerie centinaia di volte le meraviglie che la lampada illumina ogni volta appaiono diverse e sconosciute, l’emozione sempre nuova, lo stupore sempre grande.

Scendiamo per il Perugia e poi giù per i Rami Sinistri del Baratro disquisendo su paleo livelli, cataclismi, possibili anche se improbabili collegamenti sotterranei, evoluzione delle grotte e cazzeggiando come dei bambini piccoli sulla ricomposizione teorica delle concrezioni spezzate dagli eventi geologici… insomma per quanto si voglia fare i seri  finisce sempre con un grande spargimento di risate.

Ci affacciamo sul grande Baratro dove un fragore inaspettato ci accoglie, forse ci eravamo abituati al silenzio dei Rami Sinistri ma giù per la voragine ai nostri piedi sembra tuffarsi un torrente spumeggiante e rumoroso; in effetti di acqua ce n’è ma è più l’impressione che la sostanza.

Io e Tommaso scendiamo velocemente e aspettiamo gli altri al Saracco, un morso a un panino, uno sguardo sfuggente alle gallerie che vanno allo Staffa e poi ci godiamo la magia delle lucine che scivolano giù per i grandi pozzi; da qui si gode una vista mozzafiato, mentre si disquisisce su quando e come verremo a fare qualche bella foto quaggiù gli altri ci hanno già raggiunto.

Sono le tre del pomeriggio, mangiamo ancora qualcosina, una foto di rito e decidiamo di risalire, alcuni più bagnati cominciano a sentire freddo, il pensiero già corre al meteo esterno sperando che sia buono, alla cena insieme a Ferdinando e le sue amiche di Napoli che probabilmente già ci aspettano a Costacciaro.

Si sale, su per i saltini sopra il Saracco, poi il Baratro dove ci fermiamo a fare qualche esperimento fotografico prima di risalire su per i Rami Sinistri, e poi c’è da giocare ancora un po’ con il fango, bere e mangiare le ultime briciole, farsi ulteriori quattro risate, spostare un grosso masso per scopi imprecisati etc. etc.

Sotto il Perugia aspettiamo un attimo per ricompattarci, Tommaso deve essere a casa per cena così decide di precederci uscendo velocemente, sale il pozzo mentre noi ci rifocilliamo ancora un po’ e prima che la sua lucina si perda nel buio ci urla un saluto.

Noi saliamo con calma, non c’è fretta, decidiamo di risalire per il Terni e in men che non si dica siamo alla Margherita, io e Andrea aspettiamo un attimo di veder comparire le luci degli altri, un po’ cioccolata e frutta secca, altre due chiacchiere e poi presi dal freddo decidiamo di incamminarci, Giacomo che nel frattempo ci ha raggiunto aspetta ancora un pochino Alessandro e Daniela che dai rumori e i bagliori sembrano in arrivo anche se sono ancora alle prese con l’attraversamento dei Laghetti.

Sono quasi le otto di sera, fuori è buio pesto e il vento ulula, ma le condizioni meteo non sembrano particolarmente avverse, non sembrano, ma lo sono, Andrea è infreddolito e bagnato, io non sono da meno, così decidiamo di scendere alle macchine per aspettare gli altri. Usciti dal boschetto veniamo investiti da un vento bestiale che ci tira in faccia gocce d’acqua che sembrano aghi infuocati e rende difficile persino camminare.

Arrivati al prato fradici e intirizziti veniamo avvolti da una nebbia impenetrabile che insieme al vento e alla pioggia rende estremamente difficoltoso ritrovare le auto. Nel frattempo il telefono è impazzito, mille messaggi e chiamate e batteria scarica, mi chiama anche Tommaso, preoccupato perché ha incontrato le nostre stesse difficoltà.

Sono un po’ in apprensione per Ale e gli altri, ho faticato a ritrovare le macchine, praticamente sono di casa quassù ma con queste condizioni è veramente difficile orientarsi, immagino che per loro sia peggio ancora.. il buon senso mi dice di andargli incontro, spero di incontrarli in fretta perché sono completamente fradicio e ormai l’impermeabile che ho addosso è praticamente inutile.

Mentre torno verso la grotta mi volto di tanto in tanto indietro cercando i fari dell’auto che ho lasciato accesi per facilitare l’orientamento, cerco di seguire le tracce sul prato, ma nulla da fare, pochi passi e il buio e la nebbia mi circondano, gironzolo un per un po’ in tondo come idiota finché non ritrovo una vaga traccia che seguo fino alla carrareccia che porta alla grotta.

Mentre salgo cerco di scaldarmi camminando veloce, ma l’acqua mi ha ormai riempito gli scarponi e le mani mi gelano, un calvario se mi passate la similitudine pasquale.

Incontro gli altri dopo il Boschetto, scendiamo insieme, il vento e la pioggia ci concedono una piccola sperata tregua, ma comunque le condizioni sono pessime, giunti al prato ci attende il freddo abbraccio di vento e nebbia, cerchiamo di seguire le tracce nell’erba che però presto si perdono, poi, quasi insperata una luce in lontananza, i fari della macchina appaiono flebili all’orizzonte quasi come un miraggio.

Andrea, allarmato per il nostro ritardo ci accoglie suonando il clacson, ci cambiamo al calduccio, è un sogno indossare qualcosa di asciutto, con i riscaldamenti a mille cominciamo a scendere verso Sigillo dove la nebbia svanisce gradualmente, Ferdinando insieme ad Ada, Alessandra e Barbara ci aspettano da un bel po’.

Senza indugiare oltre andiamo tutti a cena a casa mia dove alla compagnia si aggiunge Mauro, scarichiamo le macchine, accendiamo la stufa e in un istante la sala brulica di persone che si presentano e si salutano, la tavola già colma di ogni sorta di leccornia portata dagli amici napoletani viene pian piano circondata da un’orda di famelici frequentatori di grotte.

Si stappa del vino, le chiacchiere, i racconti le risate sono interrotti solo dal silenzioso lavorio delle mascelle, la compagnia è ottima, il cibo strepitoso, le pance piene, i visi cominciano a riconquistare il colore nativo.

Un occhio va all’orologio, si è fatto tardi, si sistemano le ultime cose e mentre ci si prepara per l’indomani ci si dà la buona notte.

E’ stata una lunga bella giornata in compagnia di persone splendide, ma domani è un altro giorno, un’altra grotta ci aspetta, oddio io forse passo, mentre chiudo gli occhi sento salire di nuovo la febbre e la tosse che mi ha tormentato in questi giorni ricomincia a farsi sentire.

Il meteo non prevede nulla di buono anche domani per Pasqua, altra acqua, altra nebbia, altro freddo…

Si si forse domani passo.. domani perché dopodomani si va a Buco Bucone e cascasse il mondo ci sono.

Mirko Berardi

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