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Oltre il Baratro e ritorno

Foto Mirko Berardi
Foto Mirko Berardi

24-03-2013

Prima uscita speleologica ufficiale del neonato Gruppo Speleologico CAI Gubbio – Buio Verticale, Grotta di Monte Cucco.

Apro un occhio… entra la luce. Che succede? Noo, qualcuno sta aprendo la finestra… E’ Mirko, con già in dosso giacca e cappello.

Ma è già uscito? Sta rientrando? Cosa sono questi due pesi sulla spalla? Ah si, le zampe di Nina che si appoggia sul mio sacco a pelo e mi annusa… ho passato una lunga notte ristoratrice (si fa per dire) sul divano di Mirko dopo il Baracca Party di ieri sera a Scheggia.

Un leggero mal di testa testimonia che siamo ancora vivi ed in forma, quindi suvvia, facciamo colazione pronti per raggiungere gli altri che ci aspettano a Sigillo! Siamo in ritardo? Si ma Tommaso ha detto che è partito ora da Foligno…

Quando arriviamo invece è lì pronto, già colazionato! Partiamo quindi tutti alla volta di Monte Cucco, obbiettivo ottimistico Salone Canin. Parcheggiate le macchine, ci avviamo verso l’ingresso sotto un cielo leggermente velato, Pian di Monte cosparso di crochi che annunciano la primavera, muovendosi fa anche caldo, in breve tempo arriviamo alla zona nord dove resiste ancora qualche cumulo di neve.

Comunque ormai più che neve son cristalli ghiacciati, tipo granita, e si procede bene anche se a volte si affonda fino al ginocchio. Ci cambiamo con calma e dopo qualche pallata di granita su per quello che è diventato uno scivolo, entriamo.

Tutto procede bene, il morale è alto, siamo in tanti e discutiamo della serata precedente, che per molti di noi è iniziata col compleanno di Edo dal Cocis, cena molto lunga (ed “innaffiata”) con gli Skaouts, contagiosi, che non hanno mai smesso di cantare. Rimango un po’ nelle retrovie con Mauro e Lara, è molto che non si va in grotta a causa del meteo avverso e non c’è nessuna fretta, oggi siamo qui per puro divertimento e che divertimento.

Scendo il Perugia, urlo a Mauro che il deviatore con il nodo subito dopo è l’unica difficoltà (ma non gli dico che Lara è assai più piccolina di me e con le gambe deve faticare di più) comunque dopo un po’ siamo tutti giù di sotto. Intanto gli altri si sono un po’ infreddoliti e decidiamo di continuare senza indugi, sorpassiamo il “fungo” e per semplificare decidiamo di girare per i rami sinistri del Baratro, così anche al ritorno evitiamo i tiri lunghi di corda che ci rallenterebbero.

Ci affacciamo sul bellissimo terzo salto del Baratro dove possiamo contare su due corde. Alcuni sono già sotto e ridono non sappiamo bene di cosa (a dire la verità è dall’inizio che lo facciamo, anche perché Tommaso è veramente in forma e se ne inventa sempre una nuova). Scendiamo in fondo, Alessio ritrova familiarità con un saltino niente male ma, da buon vigile del fuoco, raccoglie la sfida senza timore e pian piano atterra. Lara, che arriva quaggiù per la prima volta, affronta in silenzio il saltone confessando solo poi i suoi timori.

Qui sotto ci dissetiamo alla gioconda cascatella sulla sinistra con la bottiglia che abita lì sotto da molto tempo e, chi non l’ha già fatto (l’Elisa naturalmente non è tra questi) mangia un boccone. Io decido di farmi un bel tè caldo col nuovo ritrovato, il fornellino home-made pressurizzato ad alcool, che in superficie ho testato già un paio di volte con soddisfazione. Ma… sotto gli occhi di tutti, vuoi perché è ancora timido (e perché sono 5°) dopo la prima accensione, si spegne. Neanche due bollicine in fondo alla tazza del Decathlon nuova di zecca.

Probabilmente non ha raggiunto una temperatura sufficiente a vaporizzare l’alcool che dovrebbe uscire in pressione dai fori laterali come in un vero fornello a gas. Armeggio ancora un po’ col fornellino prima di riporlo mestamente e decidere che la prossima volta dovrò innescarlo prima.

Intanto gli altri iniziano a mettersi in posa per la foto di gruppo, prima normali poi in pose sempre più improbabili. In quel mentre, sale Alessandro del gruppo di Perugia, che ha l’occasione di assistere al circo delle smorfie, delle battute assurde, degli schiamazzi e delle risate che accompagnano da sempre le nostre soste ipogee e non solo. Loro sono in tre e stanno risalendo dal Saracco. “Che ne dite di una pizza tutti insieme più tardi?” “Affare fatto”.

Noi intanto dovremmo ripartire, c’è da raggiungere il Canin, o almeno la Galleria dei Barbari, o anche solo il Saracco, che è appena là sotto.. “ma che ore sono?” Si son fatte le tre passate, se non vogliamo uscire proprio tardi ci conviene incamminarci verso l’uscita, anche perché il meteo era dato in peggioramento per il pomeriggio.. decidiamo di risalire pian piano e, tra soste, chiacchiere e pallate di fango, dopo poco più di un paio d’ore siamo fuori che ancora è giorno, anche se è molto nuvoloso.

Ci cambiamo in un clima che è umido quanto dentro la grotta (ma almeno ci si vede) e, con un po’ di nebbia che ci accompagna, c’è chi si rotola cercando di pulire la tuta sul candido manto nevoso, chi saltella sulla neve granita, chi si prende a pallate; seguendo le nostre tracce arriviamo alla carrareccia e attraversando la nebbia ormai fitta raggiungiamo le auto.

I ragazzi di Perugia che erano poco dietro di noi non si vedono ancora comparire, è buio e con il freddo vento che ci sferza a Pian di monte decidiamo di partire visto che alcuni di noi devono essere a casa di lì a poco e di mandare un messaggio ai nostri colleghi.

Ci aspetta una meritata doccia calda a casa, siamo stanchi ma soddisfatti per aver passato in allegria la prima vera uscita speleologica del 2013.

Ah, dobbiamo dire ad Arca che, prendendola con calma, anche dopo il Baracca Party un’uscitina leggera si può fare!

Francesco Quondam Marco

 

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