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Cuniculì cuniculà

IMG_451605 luglio 2014

Regione del Cucco Libero, Grotta di Monte Cucco, Costacciaro (PG)

Cucco, ultima frontiera…

Questi sono i viaggi di alcuni indomiti speleologi. La loro missione è quella di esplorare strani nuovi mondi, alla ricerca di nuove prosecuzioni e nuove uscite, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima.

Eccoci infine giunti nell’estrema area conosciuta di questa montagna cava, siamo scesi poi saliti, poi saliti ancora lungo pozzi interminabili e liscissimi, meandri e strettoie, fin là dove la superficie sembra di nuovo vicina… pochi metri ci dividono dai caldi raggi del sole, pochi metri, ma di solida roccia, per oggi non si esce, non da qui almeno.

Alle nostre spalle gli stessi meandri, le stesse strettoie, gli stessi interminabili pozzi e cunicoli da ripercorrere in senso inverso. Un piccolo brivido percorre la mia schiena, siamo davvero molto oltre ciò che le persone normali considerano folle, giusto un istante per resettare il cervello, non è questo il tempo per filosofeggiare, qui dentro non ci sono persone normali, ma speleologi, e che speleologi…

Ci avevano detto che era una mezza follia arrivare fin quassù e tornare indietro in un solo giorno, senza campo interno, e avevano ragione, ma la curiosità di vedere come procedevano le esplorazioni è stata più forte della fatica.

Siamo entrati a un’ora decente stamattina, intorno alle 10:30, ma la pessima nottata che ho trascorso mi ha tagliato le gambe e sono già stanco prima di cominciare a salire verso l’ingresso, però non posso rinunciare, i nostri amici perugini e marchigiani sono già dentro da ieri sera e stanno lavorando, ci hanno invitato a raggiungerli ma gli impegni ci obbligano a una toccata e fuga in giornata, insieme a me Marco, team affiatato il nostro che ha collezionato belle imprese in passato.

Fiduciosi mentre il meteo sembra minacciare pioggia entriamo, in poco tempo scorrono sotto di noi i pozzi Terni, Perugia, Baratro, poi il salone Saracco, la galleria dei Barbari, la Burella e giù giù fino al Canin, poi gli odiati cunicoli del vento, poi si risale, meandro, pozzi, meandro, pozzi, meandro, Sala Agnese.

Da qui si percorre una via a noi sconosciuta, Matteo ci ha descritto bene la strada da seguire, si sale verso il tetto della sala utilizzando le corde che si infilano nella bellissima galleria, scoperta di recente, che crea un by-pass e intercetta il pozzo Parasecolo quasi alla base risparmiandoci altre innumerevoli strettoie, meandri e pozzi in risalita percorsi la volta precedente per raggiungere lo stesso punto.

Bello, bellissimo questo pozzo, candido, liscissimo, imponente, interminabile… un paio di passaggi aerei per raggiungere la verticale, poi si comincia a salire. Il mio pensiero quasi si perde nel ricordo del caro amico Cristiano, un misto di emozione e tristezza mi assale risalendo le bianche pareti, è forse uno dei pozzi più belli che io abbia mai visto o forse è pensare che sia dedicato a una persona così speciale che lo rende così unico.

Sotto di noi alcune voci e alcune luci, sono i ragazzi marchigiani che stanno proseguendo nel rilievo verso il basso. Per noi salita lunga, in cima un meandro dove Marco, più alto di me, passa a fatica ma passa, poi il Pozzo della Dama Bianca, altra strettoia in salita, meandro, strettoia, meandro, poche le tracce da seguire, qui sono passate davvero pochissime persone, a un certo punto dubitiamo addirittura di aver preso la strada giusta, intorno sembra quasi tutto vergine, altro passaggio in arrampicata, meandro, poi cominciamo a sentire dei rumori e delle voci.

Sono gli altri che stanno lavorando in cima al Pozzo del Contatto, aspettiamo un pochino perché scarica molto, dopo poco arriva Roberto, sta uscendo, saliamo e raggiungiamo Matteo, Lorenzo e Giuseppe. In cima al pozzo ci accoglie la musica di Radio Subasio, allora siamo davvero vicini all’esterno, ogni tanto giunge anche la voce di Francesco che da fuori cerca di comunicare con la radio.

Eccoci infine arrivati al limite dell’esplorazione in questa direzione, complimenti a tutti per l’eccezionale lavoro e la caparbietà, anche stavolta siamo spettatori meravigliati, speriamo in futuro di poter contribuire anche noi fattivamente a questa bella esplorazione.

Sono le 17:00 passate, per oggi i nostri amici decidono che hanno lavorato abbastanza, si comincia a uscire. Scesi veloci fino a Sala Agnese ci si ferma per uno spuntino poi si continua a scendere velocemente, la fatica comincia a farsi sentire, almeno per noi che siamo entrati stamattina e non ci siamo fermati un istante. Quasi giunti all’imbocco dei Cunicoli del Vento decidiamo di salutare Lorenzo e Matteo che ci precedono, usciremo col nostro passo con calma, domani altra grotta, bisogna risparmiare energia.

Cunicoli, infangati, odiosi, interminabili e scivolosi cunicoli in salita, chi frequenta queste zone ha ormai imparato a conoscerli e ad affrontarli con rassegnazione, d’altronde sono l’unica porta di accesso per il “nuovo” Cucco. Ginocchia, gomiti e stinchi già doloranti dopo le botte ricevute nelle strettoie e nei meandri rendono sofferente questo passaggio, ogni volta è un piccolo calvario.

Meglio non pensarci, si sale, strisciando, guadagnando centimetro dopo centimetro, strano come tutto sembri più difficile del normale quando si è stanchi, come il fango sembri più freddo e scivoloso, le pareti più strette. Appena fuori dai cunicoli la mente si proietta già alle prossime difficoltà da affrontare, mentre aspetto Marco che sale sbuffando penso al Baratro e a quel nuovo tiro nel vuoto che mi piacerebbe risalire.

Decidiamo di prenderci una pausa e di prepararci qualcosa di caldo da mangiare, siamo al Canin ambiente amico e familiare, praticamente è come essere fuori, più o meno… Arca, Giorgio, Claudio e Fabrizio che ci sono venuti in contro nel pomeriggio saranno ormai usciti, siamo soli dentro a questo gigante vuoto, fuori probabilmente la notte sta calando.

Da qui in poi gallerie pozzi e condotte percorse tante di quelle volte che stentiamo a contarle, la fatica ormai non conta più, fuori un cielo stellato, la luna che fa capolino dietro la vetta e abbiamo una nuova bella avventura da ricordare e raccontare.

Una pizzetta poi a letto, domani ci aspetta un’altra piccola avventura sotterranea.

Mirko Berardi

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