11.3 C
Gubbio
domenica, Settembre 27, 2026
HomeBLOGUn salvataggio imprevisto

Un salvataggio imprevisto

IMG_893218 febbraio 2014

Montebollo, Parco regionale del Monte Cucco, Umbria

E’ la mattina di martedì 18 febbraio, il tempo è molto bello e dato che ho la mattinata libera, chiamo Mirko B. Per cercare di organizzare qualcosa.

E’ da diversi giorni che abbiamo deciso di rivedere le grotte catastate nel passato dallo Speleoclub Gubbio con l’intento di aggiornare il posizionamento GPS, aggiustare il rilievo dove necessario e magari cercare prosecuzioni che erano sfuggite ai nostri predecessori.

Decidiamo di andare a vedere la “Grotta di Montebollo” 289 U/PG, situata in prossimità della vetta del Monte Aguzzo, sopra l’abitato di Montebollo.

Verso le 10:30 lasciamo l’auto presso l’abitato e cominciamo la salita che si presenta quasi da subito abbastanza ripida, considerato che siamo a febbraio siamo abbastanza bardati, ma dopo pochi minuti siamo costretti a metterci in maglietta dato il caldo insolito di questi giorni.

L’ultimo pezzo di salita è particolarmente ripido e riusciamo a fatica a raggiungere l’ingresso, esso si presenta molto ampio, una voragine a ridosso di una cresta.

Cominciamo a cercare il punto ideale dove armare la discesa, quando Mirko sente dei rumori di sassi che rotolano provenire da sotto, sicuramente c’è un’animale e anche bello grosso!

Cominciamo immediatamente a fare delle ipotesi: se fosse un capriolo forse riusciremmo a tiralo fuori, un cinghiale sarebbe un cliente molto difficile se non impossibile, un lupo sarebbe un grosso problema.

Mentre mi sporgo un pochino riesco finalmente a vedere due grandi orecchie e degli occhioni, e capisco subito che si tratta di un capriolo non adulto, che incuriosito dai rumori era venuto a vedere che stava succedendo.

Armiamo veloci la discesa con due chiodi da roccia e una ginestra(!), dato che la roccia, scaglia rossa, non rende possibile altri tipi di armo, e Mirko scende velocemente con subito me dietro.

Il capriolo si presenta magro e spaventato, probabilmente era dentro da diversi giorni, è riuscito a sopravvivere mangiando l’edera che era presente alla base del pozzo.

Riusciamo a bloccarlo in una piccola galleria alla base della saletta ma dopo un attimo di spavento, si tranquillizza e si mette seduto. E’ probabilmente femmina e abbastanza giovane.

Cerchiamo di legarlo alla meglio sul busto con un cordino e riusciamo a portarlo alla base del pozzo tipo “cane al guinzaglio”, a volte cerca di scappare, ma tutto sommato è abbastanza tranquillo.

Salgo velocemente mentre Mirko rimane sotto a tenerlo e una volta messa in tiro la corda comincio a portarlo su.IMG_8942

Il pozzo è circa 5 metri, ma recuperando velocemente riesco a portalo su in un attimo, Mirko ci raggiunge e lo portiamo in un prato lontano dal pozzo, la nostra paura è infatti che, preso dall’agitazione ricada dentro o salti giù dal dirupo!

Portato al sicuro gli facciamo una foto ricordo e Mirko lo slega, rimane una decina di secondi a guardarci, poi sparisce di corsa tra gli arbusti. Ora che finalmente abbiamo concluso l’imprevista operazione di soccorso, possiamo dedicarci alla ri-esplorazione della cavità.

La grotta si presenta con una grande apertura, un pozzo di 5 metri molto scivoloso conduce in una saletta fortemente inclinata, invasa dai detriti. La roccia è prevalentemente scaglia rosa, e l’unico punto dove accenna una prosecuzione, è alla base della frana.

Constatiamo che improntare una disostruzione non è conveniente, dato che sia la roccia che il detrito abbassano le probabilità di trovare qualcosa e capiamo che conviene improntare lo nostre forze in cavità molto più promettenti.

Prendiamo la posizione GPS, eseguiamo un rapido rilievo e torniamo a valle dato che si sta facendo tardi.

Un’altra cavità storica rivista e corretta da aggiungere alla documentazione di gruppo, e un salvataggio improvvisato finito nel migliore dei modi.

Mirko Puletti

[AFG_gallery id=’36’]

Articolo precedente
Articolo successivo

recenti