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Ricordando un amico

IMG_831222 dicembre 2013

Precetto di Ferentillo (TR), Centro Regionale di Formazione del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico, Cristiano Parasecolo.

Per raccontare questa bella giornata vorrei partire da lontano.

È una gelida mattina di dicembre, il 21 dicembre 2012, secondo il calendario Maya oggi finirà un ciclo, per i catastrofisti oggi finirà il mondo..

Per me oggi è una giornata da passare in grotta, dovrei finalmente andare nella zona nuova del Cucco insieme agli amici perugini che la stanno esplorando, ma una spessa coltre di neve ricopre i monti e la nostra spedizione verso il vuoto sembra dover essere rimandata ancora. Sembra una maledizione, ogni volta un intoppo, questa volta la neve, altre volte un impegno, un contrattempo, un infortunio.

Così all’alba, in piedi di fronte alla finestra della sala (unico punto della casa in cui funziona il mio cellulare), in pigiama, con gli occhi ancora semichiusi, osservo il telefono e quasi non mi meraviglio di non sentire nessun rumore, nessuno squillo, nessun messaggio.

Poi, in risposta al mio tentativo di rintracciare i miei compagni di avventura, un messaggio di Lorenzo in cui mi dice che in grotta non si va più perché è successa una brutta cosa… poche parole, poi nulla più.

La sensazione che sia successo qualcosa di spaventoso si fa pian piano spazio tra i miei pensieri assonnati, quella sensazione che hai quando la vita, dopo averti dato l’impressione che stia andando tutto bene, accelera improvvisamente lasciandoti lì sbigottito e spaesato.

La mattinata è quasi finita e ancora non so nulla, ho quasi paura di chiamare, il senso angoscia e di impotenza sta crescendo sempre di più, poi il telefono squilla, prima Felice, poi Andrea, poi altri… la voce è diversa ma sempre uguale, rotta dalla disperazione, dall’incredulità, Cristiano non c’è più e non si può fare nulla.

Ci sono persone che lasciano un segno nella tua vita, malgrado tu non le conosca a fondo, persone con le quali si instaura istintivamente un rapporto speciale, una sintonia di pensieri ed emozioni tale che, dopo un attimo che ti hanno stretto la mano, sembra che tu le conosca da una vita intera.

Persone con una grande energia vitale in cui c’è qualcosa di buono e genuino, persone che vorresti vedere sempre sorridenti, alle quali vorresti non accadesse mai nulla di triste o di spiacevole.

Persone coraggiose, forti come le rocce delle nostre montagne, solide, indistruttibili, ma con dei grandi vuoti nascosti dentro, persone che un giorno, inaspettatamente, crollano.

Descrivere la tristezza e lo sgomento di quando questo accade è impossibile, c’è qualcosa di primitivo e spaventoso che ci assale quando siamo di fronte a tale inaspettata assurdità, quando ogni punto di riferimento svanisce, quando tutta la nostra capacità di illuderci e in qualche modo fuggire dalla realtà viene azzerata da un singolo, istantaneo, distruttivo evento, che ci lascia lì attoniti, incapaci di reagire.

È passato un anno ormai da quel giorno in cui Cristiano ha deciso di lasciarci qui, increduli, a farci mille domande, da quel giorno in cui la vita di chi lo conosceva e lo amava è cambiata per sempre.

In un anno molte volte ho preso in mano la penna e ho cominciato a scrivere per raccogliere i miei pensieri e cercare di raccontare quel che ha significato per me incontrare una persona così eccezionale, ma non penso che ci riuscirò mai, certe cose vanno al di là di quello che le parole riescono a raccontare.

Oggi comunque è il 22 dicembre 2013 e sono qui a Ferentillo, all’ex palestra di arrampicata, ora Centro Regionale di Formazione del CNSAS, che è stato dedicato proprio a lui.IMG_8357

Sono stato felice quando Silvia mi ha invitato a passare questa giornata in allegria, insieme a vecchi e nuovi amici, che hanno deciso di riunirsi qui per ricordare questa persona speciale ed unica.

Ma oggi è anche un’occasione per rivedersi e farsi gli auguri per le feste, per fare un po’ di confusione, fare due chiacchiere guardandosi negli occhi e, trattenendo le lacrime e i pensieri tristi, pensare che lui sia sempre e comunque tra di noi…

Molti di noi non si vedono da tempo, ci sono abbracci, strette di mano, pacche sulle spalle, risate fragorose e attimi di silenzio; c’è chi cucina e chi distribuisce il vino, chi arrampica, chi chiacchiera, chi prova manovre di soccorso, chi fa gare di risalita su corda, chi prova a passare per improponibili strettoie… e poi brindisi e scherzi e altre chiacchiere e altre risate… forse qualcosa manca, qualcuno manca, lo sappiamo tutti, ma cerchiamo di far finta che non sia così.

Il tempo passa veloce, le ombre si allungano, il sole sta calando dipingendo tutto con riflessi dorati; è stata una bella giornata, serena, gioiosa, ma è tempo di saluti ormai, dietro gli sguardi, allegri e tristi al tempo stesso, i pensieri agrodolci corrono, ognuno di noi tornerà a casa portando ancora con se il suo personale, indimenticabile, ricordo di Cristiano, ognuno in fondo in fondo, segretamente, si domanderà quale luogo fantastico stia ora esplorando.

Io spero sinceramente che quello che siamo, in questa folle vita, non vada perso nel nulla, perché mi piacerebbe rincontrarti un giorno, amico mio, chissà magari in un altra dimensione, magari nel buio dell’abisso più profondo, con il casco in testa, la faccia sporca di fango e stringerti di nuovo la mano.

Mirko Berardi

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