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54° Perfezionamento Tecnico

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Foto Nicola Biancucci

4-10 agosto 2013

54° Corso Nazionale di Perfezionamento Tecnico Speleologico, Monte Cucco (PG)

VISTA L’IMPORTANZA DELL’EVENTO RIPORTIAMO DUE RACCONTI IN UNO

Lo faccio, non lo faccio. Lo faccio, non lo faccio. Lo faccio, non lo faccio. Lo faccio!

Ed eccomi iscritta al 54° Corso Nazionale di Perfezionamento Tecnico organizzato dal Gruppo Speleologico CAI Perugia, insieme al mio amico Q ed accompagnati da Mirko B., in veste d’istruttore.

Nei giorni che precedono l’evento, passo da momenti di euforia e voglia d’iniziare, a momenti di ansia e paura di non farcela, ma nel giro di niente è già il 3 agosto ed ora le gioie e le paure le proverò sul campo, o meglio su corda!

A questo punto del racconto ho davanti a me due strade da scegliere: una è quella del racconto in stile diario, cioè raccontare giorno per giorno quello che ho imparato, come , dove e con chi; l’altra è quella del racconto in stile emozioni, riportando solo dei flash. Per una vostra migliore lettura e per una mia svogliatezza, sceglierò la seconda strada.

Fatica, tanta, ma tutta pienamente ripagata da quanto ho imparato. Ancor più è stato bellissimo passare una settimana con allievi ed istruttori, provenienti da tutta Italia, e confrontarsi su grotte ed esperienze.

Ogni attimo è stato un momento didattico, dalle palestre alle grotte, dalle lezioni alle birre dopo cena. E il tutto culminato dalla lunga permanenza di ben 31 ore in grotta. Sono infiniti gli aggettivi che vorrei usare per descriverla, ma il più che si addice è piena. Piena di gente, piena di emozioni, piena di sapere, piena di vuoti e piena di luci, piena di amache e piena di passione, quella stessa passione che tutti condividiamo: la speleologia.

Una scienza che va oltre la scienza, perché caricandosi di emozioni, diventa umana.

Grazie a tutti!

Elisa Pascolini

 

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Foto Nicola Biancucci

Sono carichissimo. Eli ancor di più (come quando io ho fame e lei sempre più di me). Da ormai tre mesi attendevamo il 4 agosto, giorno di inizio di questo corso che ci avrebbe permesso di crescere speleologicamente e di conoscere un sacco di persone. L’occasione è ancor più ghiotta perché il corso, organizzato dal GS CAI di Perugia, si svolge vicinissimo, a Sigillo, cosa che ci fa sentire un po’ padroni di casa e onorati di avere tanti Istruttori qui e nelle grotte che frequentiamo più spesso.

Il posto che ci accoglie è proprio ideale, l’Ostello del Volo di Villa Scirca. Si presta benissimo ad ospitare grandi gruppi (siamo 28 allievi e 15 istruttori), oltre all’esperienza e simpatia dei gestori, Alessandro e Roberta, offre un bello spazio esterno su cui sono state montate le tende materiali e una sala riunioni per le lezioni teoriche.

Si parte subito alla grande, dalla prima sera. Presentazione del corso, suddivisione in squadre per il giorno dopo e via a preparare i materiali assegnati. Ogni squadra cambia composizione ed istruttori giorno per giorno ed ha un responsabile del materiale che deve controllare che moschettoni, corde, placchette, cordini, insomma tutto, torni alla base.

La prima palestra è stata attrezzata presso la Grotta di Sant’Agnese, sul Monte Cucco. Il grande androne della grotta è solo l’assaggio, in verità ci dividiamo in sette squadre da quattro (Martino comasco, Agnese perugina, Silvio torinese, e io eugubino) ognuna con due istruttori, e ci disperdiamo sulle varie vie attrezzate che salgono sulle pareti di roccia a sinistra della grotta. Lo spazio è davvero tanto e guardando in alto, virtualmente infinito dato che le cengie permettono di fare soste intermedie sulle pareti.

Ci dirigiamo verso la nostra zona e, non prima di aver fatto un breve excursus su nodi e materiali, iniziamo ad armare, due con Elisabetta Viroli e due con Mirko Berardi. La giornata scorre bene tra salite, traversi, discese e deviatori sugli alberi. L’organizzazione ha preparato una grigliata che si rivela provvidenziale verso l’una e mezza quando gli stomaci iniziano a brontolare.

Il pomeriggio c’è tempo per altri armi su in alto, dove ha iniziato a battere il sole di agosto. Ma a me serve, visto che dopo una settimana in Calabria non sono neanche caffelatte! Dura poco però, una volta scesi è ora di rifare su tutto e scendere a valle al nostro rifugio dove riconsegniamo il materiale ed è subito il momento della lezione teorica prima della lauta cena.

La giornata tipo infatti è veramente scandita ad appuntamenti (quello con la doccia lo si infila qua e là in qualche buco, come in uno zaino!). Dopo cena c’è sempre la preparazione dei materiali per il giorno dopo e infine il momento conviviale con birretta a Costacciaro. Quella sera, ce la gustiamo con Euro Puletti, condividendo con lui la gioia per le nuove scoperte entomologiche fatte a Monte Cucco…

Il giorno dopo si parte per la grotta, a noi tocca il Chiocchio, è la più lontana ma la conosco abbastanza bene, siamo con Maurizio “Buba” Mottin e Valentina Tiberi. Siamo Matteo di Perugia, Sandro di Belluno e il “fantasma” Polidori, che causa lavoro arriva alle 17:30, quando la grotta “chiude”!

In grotta sei nell’ambiente vero, “in diretta”, ma la maggior difficoltà fa imprimere di più nella mente le cose che si imparano. Oltre a permetterti di testare capacità che fuori non puoi mettere alla prova, ritrovandoti a vedere a colpo d’occhio neanche la metà degli attacchi che conta l’istruttore.

Nei momenti morti, poi, si ripassano nodi, si fanno valutazioni sugli armi già piazzati, si attuano le migliori strategie per gestire la fisiologia. La tecnica poncetto e candela infatti la conoscevo ma non l’avevo mai provata e devo dire che per scaldarsi è davvero efficace. Mentre Matteo arma i Novelli, Buba, Sandro ed io, insieme a Alessandro Urbanelli e Nicola di Perugia, siamo sotto il Pozzo del panino, dove proviamo il soccorso uomo a uomo con longe lunga dell’infortunato. Importante da ricordare: la manovra finisce non quando si sta facendo scendere la persona ma quando la si adagia dolcemente in una zona non pericolosa!

Il giorno successivo ancora palestra, siamo con Rosi Merisio e Andrea Zangarelli, allievi io, il perugino Polidori, Martino, Marco di Pisa e Silvia di Parma.

Qui si fa sempre più sul serio: nodi di tutti i tipi, di ancoraggio, con doppia gassa, autobloccanti, per traversi. Paranchi a 1/2 1/3 e 1/5 del carico, armo e disarmo di un traverso quasi sospeso, arrampicata con scalette… Rosi è un cerbiatto e dimostra meno anni di Andrea (scusa Zanga!) oltre ad avere quell’allegria che rende tutte le cose più facili. Superiamo anche questa giornata indenni (nonostante le sicure “telefoniche” di Polidori!) e sempre più pieni e soddisfatti.

La sera ancora lezioni. Si affrontano molti argomenti inerenti la speleologia che, quando si va ad approfondire, si mostra sempre più un insieme multidisciplinare e variegato di campi di studio, eterogenei ed interessantissimi. Parliamo infatti di tecniche di rilievo, materiali, geologia, organizzazione del CAI….

Il mercoledì ultima palestra: qui ognuno per sé, ci si sposta per le varie postazioni dedicate ad un “esercizio” particolare. Avendo forze fresche e fresca la memoria per averlo fatto in grotta due giorni prima, preferisco iniziare dal soccorso uomo a uomo e mi fiondo dalla Valentina che sta già appesa in corda.

Il risultato è di fare da “dimostratore” per tutti gli altri e stare anche io mezz’ora appeso, ma facendo tutti i passaggi pian piano e sentendoli rispiegare nella loro logica, alla fine l’operazione mi risulta molto più chiara e, se possibile, “quasi” semplice. Poi via coi paranchi con Max e Mirko: qui li avevo freschi, fatti il giorno prima con lo Zanga e Rosi.

Lo stesso l’arrampicata su scaletta che salto a pié pari e mi dirigo nell’androne della grotta a fare il rilievo con Giorgio Flati e Paolo Brunettin con il Disto X, che sembra facile ma va fatto lo stesso con precisione. Definirei divertente l’arrampicata, un po’ perché mi piace di natura un po’ per la tecnica dello spostamento del peso che Mengozzi ci spiega. Ultima “spiaggia”, il recupero con contrappeso, con Walterm Bronzetti e Mauro Piuma  che si stanno abbrustolendo al sole. Molto interessante, direi tecnica fattibile dopo averla provata moooooolte volte.

La sera, briefing con Felice: c’è da organizzare la spedizione finale. Quarantotto persone in grotta, sei squadre con obiettivi diversi che scenderanno per oltre trenta ore nel cuore della montagna. Le due squadre di punta partiranno per prime, per riarmare un pezzo della parte nuova oltre i Cunicoli del Vento e rifornire il campo base di Sala Agnese. Altre due squadre riarmeranno il Pozzo Torino e una parte del Baratro mentre due avranno compiti logistici. Appuntamento per tutti, a sera, al Salone Canin.

Sarebbe impossibile raccontare tutte le avventure e gli episodi accaduti in sole ventiquattr’ore, la cosa importante però è che, dopo una giornata intensa, tutti siamo al Canin, ed il giorno dopo, tutti fuori. Con obiettivi raggiunti o ricalibrati in corsa per cause di forza maggiore. Tra le cose più belle, consumare insieme su un tavolino di roccia di forma quasi rettangolare incassato nel terreno, a mo’ di Flintstones, minestre liofilizzate che ci sembrano buonissime. Le luci e i fornelli che creano un calore e uno scenario quasi da baita alpina. Nel frattempo, sentire altri che tornano, da sopra, da sotto, dai posti più remoti, e si aggiungono a noi, mentre intorno altri lavorano, chi per montare amache, chi per aggiustare giacigli. La notte poi, sentire dalla tenda le voci attutite di chi veglia ancora prima di dormire, e il cling clang di chi si muove per partire presto, già alle due di notte… dà la sensazione di far parte di una famiglia, quella della gente del buio, che sembra nascosta, silenziosa, quasi invisibile e stravagante ma che invece, allo stesso tempo, è presente, laboriosa, saggia e davvero grande. Il lavoro fatto insieme, poi, faciliterà sicuramente il viaggio di chi verrà dopo di noi.

Tra i ricordi più intensi mi rimarrà l’incontro tra due vecchi speleologi, Felice, appena uscito con noi, e Rosi che ci aspetta già in macchina. Un sorriso raggiante e uno sguardo d’intesa, quasi di liberazione, a sciogliere la tensione:

– Tutti fuori?       –  Sì… tutti fuori!

C’è ancora un’ultima incombenza, “recitare” il rito della svestizione e raccontare brevemente l’esperienza vissuta alla troupe del TG3 che ci attende a Pian di Monte nonostante la pioggia e poi… via tutti verso la fiesta all’Ostello del Volo!

Fiesta che non racconto ma lascio immaginare, tra balli, canzoni, cocomeri alla vodka, genziane e le fantastiche penne all’arrabbiata di mezzanotte preparate dal gestore Alessandro e da Fabrisssio (come lo chiamava Mengozzi), uno dei mitici romani.

Il mattino dopo ultimo incontro tutti insieme, valutazioni, impressioni, scambi costruttivi, consegna dei diplomi. Ed infine il ricordo commovente di Cristiano Parasecolo, grande speleologo e grande persona che ho avuto l’onore di conoscere, se pure per poco.

Certo, una spedizione in cinquanta non è banale. Anzi, di pari passo al numero anche la complessità aumenta, e la statistica rende quasi certo che non tutto andrà esattamente come previsto. Ma ho constatato che se le squadre sono ben organizzate, funzionano come le parti di uno stesso corpo: quando ad un organo manca qualcosa oppure va in difficoltà, questa si distribuisce su tutti gli altri organi, il lavoro risulta così globalmente più leggero e pienamente sopportabile da tutti.

E’ stata una splendida settimana, e molto arricchente vedere sfumature di approccio diverse agli stessi problemi, sebbene sia evidente (e dia grande sicurezza per chi impara) il grande lavoro di uniformazione che la SNS ha fatto verso i contenuti e la didattica. Anche piccole scelte nei materiali o piccoli particolari nei comportamenti, hanno una storia e una motivazione di esistere, e puoi star certo che la regola che diversi Istruttori ti diranno sarà la stessa.

Sarebbe stato bello, anche se impossibile, conoscerli meglio tutti e passare una giornata con ognuno… e con ogni allievo. Ma chissà, magari al prossimo corso!

Francesco Quondam

 

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