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Il sentiero di Francesco

il sentiero di francesco IMG_715321 luglio 2013

Da Gubbio (Valdichiascio) a Valfabbrica

Ci sono delle volte in cui un’idea per caso si fa spazio tra i pensieri, dai pensieri diventa parole che si diffondono per caso come un’onda e ti ritrovi una mattina con un po’ di amici a fare proprio quel che volevi fare da un po’.

Contorto e complicato come ragionamento, ma vi assicuro che a volte funziona davvero.

Così in una giornata afosa e un po’ grigetta apri gli occhi un po’ confuso e dopo aver messo il possibile e l’impossibile nello zaino carichi tutto in macchina e parti.

Forse lo zaino è un pochino pesante ma non dovrei aver dimenticato nulla, nel pomeriggio potrebbe piovere ed essere prudenti non guasta mai.

L’idea di seguire le orme di San Francesco da Gubbio ad Assisi mi ronzava in mente da un pochino, conosco il tragitto abbastanza bene ma sono ormai alcuni anni che non lo percorro interamente, probabilmente non ci riusciremo nemmeno questa volta perché abbiamo a disposizione un solo giorno e siamo un gruppo eterogeneo dove c’è chi è più allenato e chi meno.

Dopo alcune valutazioni sulle distanze e sui tempi di percorrenza decidiamo infatti di partire dal bivio per Valdichiascio ed arrivare a Valfabbrica; ed infatti mi sveglio presto e mi dirigo proprio verso Valfabbrica dove mi raggiungerà Mauro con Lara per lasciare lì una macchina per il ritorno.

Stranamente sono in anticipo e approfitto per cercare di sincronizzare gli arrivi dei compagni di escursione così che nessuno debba aspettare troppo, operazione solo in parte riuscita.

Arrivati Mauro e Lara a velocità di curvatura, trafelati e di corsa come al solito, partiamo alla volta del luogo d’incontro percorrendo la strada interna ormai in abbandono che passa per Biscina, un po’ dissestata ma estremamente più veloce di quella fatta all’andata.

Con un sincronismo quasi perfetto incontriamo gli altri che giungono da Gubbio dopo una colazione che per alcuni si è prolungata oltremodo… pronti??? Allora si parte..

L’equipaggiamento è alquanto eterogeneo, c’è chi, come me, ha uno zaino stracarico e potrebbe intraprendere un viaggio di un mese in Tibet e chi ha deciso di viaggiare leggero, scelte opposte ma per certi versi entrambe coerenti.

Siamo in 7, mossi dalle più disparate motivazioni, chi da un desiderio di ricerca spirituale, chi vuole camminare e basta, chi vuole rivedere meglio il sentiero percorso anni orsono, chi cerca un po’ di pace e di contemplazione, chi cerca se stesso, chi ha voglia di ridere e scherzare, chi vuol fare foto, chi non sa perché è venuto e semplicemente vuole passare una giornata in compagnia, il tutto mescolato e fuso in un calderone di emozioni ed intenzioni ben presto insaporiti dalla fatica e dal sudore.

E’ caldo, ma ancora non troppo, il cielo grigio preannuncia temporali pomeridiani che per fortuna non arriveranno, partiamo spediti preceduti e seguiti da altri pellegrini, l’incedere è allegro mentre passiamo tra le verdeggianti e fertili colline eugubine, vecchi casolari abbandonati, boschi e campi un tempo coltivati testimoni di un passato in cui questi luoghi isolati e un po’ sperduti erano ricchi di vita, brulicanti di attività.

Camminiamo lungo le stradine polverose incontrando e salutando gente, facendo foto, scherzando e ridendo, non so se sia proprio questo lo spirito di chi percorre il sentiero di Francesco, non so se sarebbe più opportuno riflettere o indagare in silenzio sul senso profondo delle cose e della vita, sulla condizione umana e sul significato della fede.. io non sono un uomo di fede e non è mio compito deciderlo, ma intorno a me vedo persone a cui voglio bene, che vivono in armonia e pace tra di loro e con la natura, mossi da buoni sentimenti e dalla generosità verso gli altri; non so se sia il modo corretto di ricalcare le orme di San Francesco, ma in questo mondo di egoismi e conflitti credo che sia già un buon risultato.

Prima tappa e prima di tante soste presso la minuscola chiesetta delle Ripe dove incrociamo i primi pellegrini “veri”, poi con passo ora veloce ora riflessivo continuiamo lambendo boschi e campi, in lontananza l’Abbazia di Vallingegno si erge maestosa in mezzo al verde acceso della campagna.

La strada comincia a scendere e dopo aver superato l’eremo di San Pietro in Vigneto, mirabile esempio della determinazione e della dedizione dell’uomo alla fede (dove uno stuolo di pellegrini si rifocilla presso la provvidenziale fontana), raggiungiamo il bivio a destra che ci porta fuori dal percorso stradale lungo il sentiero ricco di saliscendi che conduce alla Chiesa di Caprignone.

Altra piccola sosta contemplativa e si riparte, siamo tutti pieni di energie, il caldo comincia a salire e le nuvolette minacciose si sono dissolte lasciando nel cielo una solitaria palla infuocata, il sentiero scende e scivoliamo allegri tra ruscelli e boschi tra una pausa e l’altra, è quasi ora di pranzo e gli stomaci brontolanti cominciano a reclamare cibo, ancora una piccola salita su un sentiero un po’ accidentato e raggiungiamo la strada sterrata dove un alito di vento ci persuade alla pausa pranzo.

Dagli zaini gonfi escono panini di ogni forma e sapore, acqua, frutta e qualche dolcetto, sdraiati per terra come dei cinghiali mangiamo e ridacchiamo tra gli sguardi increduli di un paio di ignare pellegrine alle quali abbiamo sbarrato il percorso e che sono costrette quasi a scavalcarci.

Pronti?? Si riparte, non siamo nemmeno a metà strada e il sole comincia a picchiare duro.. la strada diventa panoramica e superata la Chiesa di Caprignone sale su fino a Biscina dove decidiamo di approvvigionarci d’acqua approfittando del pozzo dell’agriturismo, piccola visita al castello e poi si scende giù giù fino alla strada asfaltata che costeggia quello che dovrebbe essere il lago formato dallo sbarramento sul fiume Chiascio… è un forno, saltiamo come scoiattoli da un’ombra all’altra cercando refrigerio, il buon umore non manca, ma qualcuno comincia a soffrire un po’ la sete, in effetti è da un po’ che non incontriamo una fontana.

Si torna a salire, abbandonata la strada asfaltata e la sua soffocante comodità, ci inerpichiamo lungo la strada che conduce a Sambuco e poi su in mezzo a boschi e campi che sembrano non finire mai.

Si sale ancora, i primi segni di stanchezza e nervosismo cominciano ad apparire, forse è la fame o la sete, oppure c’è solo bisogno di fare un’altra pausa, alcuni non sono abituati a camminare così tante ore, i piedi e i muscoli fanno male… e così sia, tornati a calpestare una strada di campagna dopo un bel po’ di saliscendi lungo sentieri non sempre comodissimi, ci buttiamo a terra e cominciamo a tirare fuori tutto quello che è rimasto da mangiare e da bere.

Non è molto a dire il vero ma un morso di qua, uno di là, un sorso d’acqua da una bottiglia e uno da un’altra (c’è anche chi ferma un generosissimo ciclista di passaggio e si fa dare la sua borraccia per bere), il buon umore torna a crescere, si ricomincia a scherzare, la meta non è lontana e sui volti scuri tornano i sorrisi di sempre, bastava poco in fondo.

Si scende finalmente, in basso Coccorano e in lontananza Valfabbrica, la nostra sospirata meta e una scritta, acqua potabile… è un sogno, increduli corriamo giù per una stradina in mezzo ai campi coltivati fino al cimitero di Coccorano, una fontana dispensa acqua fresca e buona come non mai, altra piccola sosta, riempiamo le borracce e le bottiglie e si riparte.

I passi prima pesanti tornano a farsi leggeri, le chiacchiere e le risate tornano ad echeggiare nella verde campagna, il panorama è incredibile, tutta la catena appenninica si snoda davanti ai nostri occhi in lontananza e il sole più tenue del pomeriggio dipinge tutto di una luce ovattata.

La strada asfaltata scorre ormai sotto i nostri piedi in pianura, una giovane coppia ci offre generosamente un altro sorso di acqua fresca e quattro chiacchiere, ma ormai costeggiamo il fiume Chiascio, siamo alle porte di Valfabbrica, una foto sotto il cartello che indica la fine del nostro piccolo pellegrinaggio, e si sale su tra la civiltà che ci accoglie rumorosa e brulicante di vita.

Una birra, anche due, per rigenerare il corpo e la mente e un’altra bella giornata già volge al termine… volti distesi e felici, sorrisi e gli abbracci al tramonto prima di salutarci e tornare l’indomani alla vita quotidiana segnano l’epilogo di un’altra bellissima esperienza.

Non posso che ringraziare i miei compagni di viaggio che, in questa e in mille altre piccole avventure, con la loro generosità e la loro voglia di vivere sanno donarmi emozioni sempre nuove ed intense.

A presto…

Mirko Berardi

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