{"id":559,"date":"2013-05-02T12:31:15","date_gmt":"2013-05-02T10:31:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.buioverticale.it\/?p=559"},"modified":"2013-05-02T12:31:15","modified_gmt":"2013-05-02T10:31:15","slug":"storie-e-leggende-delle-grotte-del-parco-del-monte-cucco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/storie-e-leggende-delle-grotte-del-parco-del-monte-cucco\/","title":{"rendered":"Storie e leggende delle Grotte del Parco del Monte Cucco"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_738\" aria-describedby=\"caption-attachment-738\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/IMG_3134.jpg\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-738\" alt=\"Foto Mirko berardi\" src=\"http:\/\/www.buioverticale.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/IMG_3134-300x194.jpg\" width=\"300\" height=\"194\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-738\" class=\"wp-caption-text\">Foto Mirko berardi<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">di Euro PULETTI e Federico SMACCHI, 1997,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parco del Monte Cucco: storie e leggende delle grotte. In \u201cIl Grifo Bianco\u201d, Sigillo, pp. 72-77.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I molteplici fenomeni carsici, che costituiscono la specificit\u00e0 maggiormente caratterizzante il massiccio montuoso che fa capo al Monte Cucco, furono, per secoli, ravvolti da un alone di mistero. E, il mistero, stimol\u00f2, al tal punto, la fantasia degli uomini che frequentavano abitualmente la montagna da far s\u00ec che essi concepissero numerose storie e leggende.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pi\u00f9 parte di questi racconti fantastici, affidati alla sola tradizione orale popolare, \u00e8 andata purtroppo perduta. Di altri non ci \u00e8 giunta che un\u2019eco flebile, intermittente ed indistinta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una testimonianza di questo patrimonio perdutosi per sempre ci \u00e8 fornita dal conte Girolamo Gabrielli di Gubbio, il quale, nel resoconto di una delle prime esplorazioni della Grotta di Monte Cucco (secolo XVIII), cos\u00ec scriveva in proposito: \u201cQueste grotte, al dir delle nostre vecchierelle, erano un albergo di Fate ed un aggregato di tesori\u2026\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente, anche Giambattista Miliani, il primo esploratore scientifico di tali grotte, accenna ad alcune delle storie di un\u2019altra importante cavit\u00e0 del Monte Cucco: Bocca Nera. Cos\u00ec annotava, infatti, tra il 1890 e il 1892, il Miliani: \u201cPiuttosto pu\u00f2 attirare l\u2019attenzione \u2013 perch\u00e9 \u00e8 in vista e per qualcuna delle solite leggende che vi si ricamano attorno \u2013 una larga apertura [\u2026] che [\u2026] ha il nome assai efficace e fantastico di \u201cBocca Nera\u201d. E Bocca Nera esercit\u00f2 su me cos\u00ec potente il suo fascino, che, quantunque all\u2019aspetto come al nome sia tutt\u2019altro che incoraggiante, decisi di calarmivi dentro e vedere se inghiottisse anche me, come i cani e le pecore che dicono sianvi precipitati\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una delle poche storie rimaste ancora vive nella tradizione orale popolare delle nostre genti appenniniche si narra di un tesoro riposto nella grotta da taluni guerrieri alcuni giorni prima di una battaglia. Disegnata la mappa, tali combattenti andarono a guerreggiare e, sfortunatamente, morirono tutti. Pare che qualcuno, questo tesoro, l\u2019abbia effettivamente cercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre nella famosa Grotta, secondo un\u2019antica leggenda del paese di Sigillo, ambientata in epoca romana, per conservare la libert\u00e0 minacciata dai Romani, si sarebbero rifugiati ben duemila sigillani (probabilmente gli umbri suillates). Venuti a conoscenza di questa fuga di massa, i Romani avrebbero raggiunto la grotta e, accendendo dei fuochi attorno alla bocca della cavit\u00e0, avrebbero fatto perire tutti con spaventose \u201cfumate\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo un\u2019altra tradizione orale popolare, nella medesima Grotta sarebbe stato gettato un gatto. Dopo un certo periodo di tempo, il felino sarebbe stato ritrovato, vivo e vegeto, nei pressi del paese di Villa Scirca, alle falde occidentali del Monte Cucco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune credenze popolari vogliono, poi, che la \u201cBuga de Monte Cucco\u201d (questo \u00e8 il nome tradizionale della gran cavit\u00e0 carsica) si sia formata a causa di fenomeni vulcanici. Taluni ritengono, infatti, che, nel passato pi\u00f9 remoto, Monte Cucco fosse un vulcano, o, come dicono altri nel settore marchigiano dello stesso massiccio montuoso (San Felice), un \u201cgran vessuvio\u201d. Altri ancora ritengono che le onde sismiche, trasmesse dai terremoti, che, periodicamente, colpiscono l\u2019area di Monte Cucco, attraversando la Grotta vengano smorzate e fatte \u201csfogare\u201d dalle pi\u00f9 grandi aperture di questa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui, infatti, esse troverebbero ampio \u201csfogo\u201d, giungendo, poi, assai attenuate, fino agli abitati distesi alla base del gruppo montuoso. Non di credenze sui fenomeni meteorologici si tratta, dunque, ma, pi\u00f9 propriamente, di \u201cteorie\u201d popolari sulla formazione della Grotta e sulla dinamica dei terremoti che colpiscono le zone limitrofe alla stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre sul Monte Cucco, ma in una grotta diversa dalla principale, l\u2019Inghiottitoio Fossile, gi\u00e0 denominato Tana del Lupo (N. Cat. 352 U \/ PG), si sarebbero rintanati numerosi Lupi. Tali animali abitavano (secondo la tradizione orale popolare), in gran numero, l\u2019area circostante alla grotta, un bosco di faggi che costituisce uno fra i pi\u00f9 interessanti lembi di vegetazione arborea sommitale del Monte Cucco: \u201cIl Boschetto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lungo il versante occidentale della montagna si apre un vasto androne denominato Grotta de Sant\u2019Agnese (N. Cat. 79 U \/ PG). La suggestiva cavit\u00e0 carsica presenta, al suolo, resti di muri a secco, costituiti da pietre acconce. La tradizione orale popolare di Costacciaro vuole che l\u2019antro servisse da eremitico rifugio ad un\u2019enigmatica Sant\u2019Agnese di Costacciaro, della quale rimarrebbe, insolita reliquia, una treccia pietrificata. Nella grotta, tale \u201csanta\u201d della piet\u00e0 popolare si sarebbe periodicamente ritirata a \u201cfare penitenza\u201d, nonostante l\u2019esplicito divieto del padre in questo senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultimo avrebbe, inoltre, reagito violentemente alla disubbidienza della figlia, sottoponendola ad un terribile supplizio. Per vendicarsi di quanto era avvenuto, diretta conseguenza di una soffiata fatta al padre da un pastore, ella avrebbe, allora, tramutato quest\u2019ultimo in una statua di pietra. Il pastore pietrificato con l\u2019intero suo gregge ed il cane vengono tuttora identificati, dai pi\u00f9 anziani montanari, con una locale formazione rocciosa: \u201cLe Pecore Tarm\u00ecte\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul Monte Le Gronde esiste la grotta del Beato Tomasso. \u00c8 tradizione che in questa breve cavit\u00e0, e nell\u2019area ad essa circostante, abbia condotto vita eremitica il Beato Tomasso da Costacciaro (1262 \u2013 1337) per lo spazio di 45 o, forse, 65 anni. L\u2019area circostante alla grotta \u00e8 denominata, tuttora, \u201cIl Beato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si racconta anche che questa zona venisse abitata, per un certo qual tempo, da San Girolamo, il dalmata santo e dottore della Chiesa del secolo V. Stando ad un\u2019antichissima leggenda, infatti, Girolamo si sarebbe nascosto in alcune delle grotte ed anfrattuosit\u00e0 rocciose presenti in quest\u2019area defilata, allo scopo di sottrarsi alla persecuzione dei sacerdoti romani che egli aveva veementemente attaccato per la loro mancanza di rettitudine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre nell\u2019area del \u201cBeato\u201d si sarebbero attestati anche alcuni ladri che, a quanto si \u00e8 scritto, battevano vi moneta falsa e avevano preso di mira l\u2019eremo ed i suoi beni. Sempre nel pi\u00f9 scosceso versante orientale del Monte Le Gronde, che guarda la Forra di Rio Freddo, si sarebbero rifugiati alcuni ladri e malfattori, nascondendosi all\u2019interno di due androni denominati \u201cCandi Picci\u201d, dove avrebbero artificialmente praticato alcune cavit\u00e0 (che i locali chiamano, tuttora, \u201ctazze\u201d) nella viva roccia calcarea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello stesso versante orientale della montagna si aprirebbe una grotta (probabilmente un inghiottitoio attivo), denominata Grotta Biel\u00e0cqua, o Grotta Bevilacqua. L\u2019origine di tale denominazione risiederebbe nel fatto che tale presunto inghiottitoio capterebbe le acque ruscellanti, conseguenti a periodi di intense precipitazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul Monte Catria, a 1000 metri di quota, \u201csi spalanca\u201d un suggestivo androne: la Grotta della Valle del Sasso (N. Cat. 196 U \/ PG).\u00a0In essa si sarebbero rifugiati taluni ladri, con tutta la loro refurtiva, e avrebbero vissuto alcuni \u201cfabbri\u201d (forse battitori di monete false). Nella grotta esiste un sifone naturale carsico che forn\u00ec, ininterrottamente, l\u2019acqua ai pastori e alle capre, consentendo, inoltre, che, eccezionalmente in una cavit\u00e0 d\u2019accesso assai scomodo come questa, si potessero costruire alcune carbonaie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco oltre l\u2019ingresso della cavit\u00e0 emerge appena, dal suolo, un allineamento di pietre acconce, possibile resto di un muro a secco, destinato a chiuderne, almeno parzialmente, l\u2019accesso.\u00a0Si crede che questa grotta abbia delle notevoli prosecuzioni, grazie alle quali sia possibile raggiungere nientemeno che le montagne prossime alla citt\u00e0 di Cagli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul Monte Forcello di Scheggia esiste la Grotta dei Rifugiati (N. Cat. 288 U \/ PG), o, con denominazione tradizionale: Il Pozzo dei Sodi. Nel suo ingresso, a sviluppo verticale, secondo la tradizione orale popolare del paesino denominato La Pezza di Scheggia, sarebbe stato gettato un gatto che, qualche tempo dopo, si sarebbe visto circolare, come niente fosse, nelle vicinanze della frazione di Ponte Calcara, o, meglio, Ponte Val\u00eca, alle falde meridionali del Monte Forcello, in una localit\u00e0 coltivata che, successivamente, proprio in seguito a questo curioso episodio, sarebbe stata denominata \u201cCampi Gatto\u201d, cio\u00e8 \u2018campo del gatto\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bibliografia essenzialmente consultata<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1 Cfr. G. Gabrielli, Lettera a Passeri (\u201cLa Grotta di Monte Cucco\u201d), in Storia di Costacciaro (Castrum Costacciarii), Tipolitografia Rubini e Petruzzi, Citt\u00e0 di Castello, 1984, p. 127.<br \/>\n2 Cfr. G.B. Miliani, La Caverna di Monte Cucco, Bollettino C.A.I., n. 58, vol. XXV, 1891, pp. 302 \u2013 303.<br \/>\n3 Cfr. M. Spigarelli, Leggenda e Realt\u00e0, in \u201cIl Grifo Bianco\u201d, Sigillo, festa di S. Anna 1991, pp. 56 \u2013 60.<br \/>\n4 Cfr. G. Pellegrini, La Caverna del Monte Cucco, in \u201cIl Grifo Bianco\u201d, Sigillo festa di S. Anna 1992, p. 56.<br \/>\n5 Cfr. E. Puletti, L\u2019eremo di Monte Cucco: Toponimi, aneddoti e curiosit\u00e0, in \u201cL\u2019Eco del Serrasanta\u201d, Anno VII \u2013 n. 4 \u2013 20\/02\/1994, p. 11.<br \/>\n6 Cfr. D. Bartoletti, L\u2019Eremo di Montecucco. La civilt\u00e0 eremitica e monastica sull\u2019Appennino dell\u2019Alta Umbria, Tipografia Donati, Gubbio, 1987, p. 31.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Euro PULETTI e Federico SMACCHI, 1997, Parco del Monte Cucco: storie e leggende delle grotte. In \u201cIl Grifo Bianco\u201d, Sigillo, pp. 72-77. 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