{"id":3038,"date":"2023-10-30T09:29:25","date_gmt":"2023-10-30T08:29:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.buioverticale.it\/?p=3038"},"modified":"2023-10-30T09:29:25","modified_gmt":"2023-10-30T08:29:25","slug":"una-storia-del-chiocchio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/una-storia-del-chiocchio\/","title":{"rendered":"Una storia del Chiocchio"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">21 ottobre 2023<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Grotta del Chiocchio, Castagnacupa, Spoleto (PG) <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/IMG-20231022-WA0007-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3039\" srcset=\"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/IMG-20231022-WA0007-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/IMG-20231022-WA0007-300x225.jpg 300w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/IMG-20231022-WA0007-768x576.jpg 768w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/IMG-20231022-WA0007-560x420.jpg 560w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/IMG-20231022-WA0007-80x60.jpg 80w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/IMG-20231022-WA0007-696x522.jpg 696w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/IMG-20231022-WA0007-1068x801.jpg 1068w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/IMG-20231022-WA0007-265x198.jpg 265w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/IMG-20231022-WA0007.jpg 1408w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo averlo rimandato due volte non avrei accettato una terza rinuncia. Cos\u00ec inizio a scrivere qua e l\u00e0, lanciando sassi nello stagno di gente avvezza a fango, sudore e abissi.<br \/>\nRispondono Jack da soma, il Poeta e Lord Vorgozzin. <br \/>\nLa squadra c&#8217;\u00e8. Il fondo del Chiocchio come obiettivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 venerd\u00ec di meriggio, il meteo mette male: vento nubi vento pioggia. Poco importa, noi tanto si va sotto. Bagno le corde e preparo i sacchi, quattro mortadelle farcite d&#8217;una media di sessanta metri di corda ciascuna.<br \/>\nDietro una cortina di nubi il sole s&#8217;accascia dietro i Monti Amerini. <br \/>\nLa macchina \u00e8 carica, il morale alto, i dubbi molti\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">II.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sabato la sveglia \u00e8 ingrata. Punge come sempre la forza di volont\u00e0. Fuori ancora buio, complice il cielo uggioso. Non senza fatica esco dal bozzolo delle coperte cercando di non far rumore ch\u00e9 Eleonora accanto dorme serena; mi raggiunger\u00e0 pochi minuti dopo per un tenero abbraccio di saluto tra gli aromi del caff\u00e8.<br \/>\nTra la moka e la tazza, il buongiorno del Poeta \u00e8 una imprecazione in vocale x1,5 per possibile ritardo all\u2019appuntamento. Ne suscito empatica invidia rispondendo ch\u2019io ancora son in mutande nella placenta domestica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fatte le 7.30 salgo in auto e poco dopo il Duster morde l\u2019asfalto ternano direzione Bar Belli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cielo \u00e8 plumbeo. Parcheggio di fronte l\u2019ingresso, dentro Jack \u00e8 gi\u00e0 al cappuccino. Col Poeta, puntuale infine, ci si scruta dai finestrini. Si scende\u201dcome butta abbombazza daje carichi ci si scambia un saluto di ce semo siamo qui pronti e via\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Jack sul pezzo aspetta dentro. Dall\u2019angolo del cesso ecco Peppe, massiccio e tosto come sempre, farsi incontro solido e pronto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giusto il tempo d\u2019un secondo tamugno tramezzino per poi dritti alle vetture a pressare sacche e zaini da bagaglio. <br \/>\nSiam la crew d\u2019un panzer che tuona il tintinnio di dozzine di placchette e moschettoni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La strada per il Chiocchio \u00e8 messa meglio di come ricordavo. I boscaioli l\u2019han sistemata per smacchiare. &#8220;Buonanime&#8221;, ringraziano gomme e sospensioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con le nubi strapazzate sopra un cielo a tratti azzurro indossiamo lesti le corazze di fasce corde ferraglie e attrezzi. \u201cQuanto pesan \u2018sti sacchi?\u201d chiede Jack saggiando uno dei bambini. \u201cMah, neanche cos\u00ec tanto\u201d risponde il Poeta. Mi torner\u00e0 in mente questa massima risalendo il Centenario, col bambino che da almeno tre voragini \u00e8 mutato in un mostro di zavorra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quattro paia d&#8217;occhi fanno un check veloce, controllo ultimo prima di partire. <br \/>\nTutto a posto. <br \/>\nDritti al fronte verso il Chiocchio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">III.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra due chiacchiere a far gruppo ci troviamo all\u2019imbocco. Nero, scuro, buio. Profondo.<br \/>\nLe forme sono ormai familiari, si procede celeri con passi sicuri e precisi. <br \/>\nAlla Cascata Bianca si mette su la corda. Passo avanti e s&#8217;incomincia la verticale sinfonia.<br \/>\nGli speleo d&#8217;escursioni precedenti han seguito il protocollo: nel tornare, far su le corde a bambolina per evitare di martoriarle sotto gli infami scrosci dei torrenti sotterranei.<br \/>\nCos\u00ec, al bordo d\u2019ogni pozzo, m\u2019attacco al traversino e srotolo le corde. Il suono delle funi che precipitano al fondo sferza l\u2019aria, rompe il silenzio davanti a noi.<br \/>\nS\u2019arma veloce. Panino, Alberta, i 3 Novelli, la Conta, il Chiodo.<br \/>\nNon di rado qualche pipistrello sonnecchia beato sulle corde. Attenti e delicati evitiamo, se possibile, di dar uggia e disturbo ma in qualche caso siam costretti a traslocarli dalla corda di passaggio a uno speroncino l\u00ec accanto. Ospiti, dopotutto, del loro regno, non vogliamo dar urto. Ancora il periodo \u00e8 buono, i chirotteri non stanno in letargo, ma so bene che presto questo mondo \u00e8 da lasciar quieto  per rispetto di coloro che nel buio vi dimorano.<br \/>\nDopo le Rocce Verdi e il meandrino sulle Frane si rifiata un secondo, poi si striscia per il sifone secco. <br \/>\nDi qui, ogni volta, mi sorprende come sembri cos\u00ec poco giunger al grande Centenario mentre invece son continui i salti ed i pertugi ingrati, da far tutti d\u2019un fiato solo fino a quella stretta fenditura che sul baratro s\u2019affaccia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IV.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Salone del Centenario \u00e8 un&#8217; epica vastit\u00e0 che s\u2019infrange su di te. Ti fagocita nel vuolo.Spiazza con quell\u2019oscurit\u00e0 che si espande all\u2019improvviso dopo un angusto passaggio.<br \/>\nL&#8217;abisso vuole che ti ci getti dentro.<br \/>\nL\u2019attacco della libera da 35 metri \u00e8 esposto. Snodata la corda, ne ascolti il salto nel vuoto per quei decimi di secondo che separano il tonfo lieve del nodo di chiusura sul fondo dell&#8217;abisso. L\u00e0 sotto, lontano\u2026<br \/>\nFatta la chiave sul discensore ti ci infili di spalle nella fessura. Sei come un sub, pronto a gettarti nell\u2019immensa profondit\u00e0 del vuoto.<br \/>\nNonostante quel piccolo bagaglio d\u2019esperienza nutro ancora qualche brivido a metter natiche nel vuoto ch\u00e9 quell\u2019istante prima che la corda tiri sull\u2019imbrago \u00e8 sempre un pepe che ti sale dal buco sbagliato fin sulla gola.<br \/>\nPoi tutto torna e allora si disfa la chiave e si va. <br \/>\nGi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Son le 11.27 che Peppe tocca il fondo del Centenario. Dall\u2019entrata ci abbiam messo poco mendo di 2 ore. Quota -300 circa. Ne mancano -160 ancora al fondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo carichi, siamo veloci, siamo gasati.<br \/>\nCi concediamo una piccola sosta. <br \/>\nJack si gode il salone immenso, \u00e8 la prima volta che ci mette piede. Peppe ci delizia con le sue perle di vita condite dall\u2019aroma fusion di machismo-nichilismo-humor speleologico. Il Poeta riempie il vuoto di estro ed il solenne Centenario diventa platea di versi che nuotano su piroghe di sapone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fan le 12.00. Il tempo \u00e8 maturo per proseguire. Ora inizia il lavoro serio. La via per il fondo \u00e8 un pantheon di pozzi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">V.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Poeta parte deciso per armare i primi scivoli. 4 fasci luminosi cercan prima i fittonati che \u201chan da esse qui porcazozza\u201d \u201cdove sono?\u201d \u201cmah, qui c\u2019\u00e8 uno spit, sar\u00e0 questo\u201d \u201cno ma tanto \u00e8 tutto resinato, m\u2019han detto cos\u00ec\u201d. Tutto quanto va condito con impreco da fangazza ma qui son sui Social e sto pulito in dialettica come la bufala fresca.<br \/>\nSi trova infine il doppio attacco e si srotola la matassa fino al terrazzino Lalla, la porta del fondo.<br \/>\n\u201cAlleg\u00f9 dai che mo&#8217; tocca a te\u201d m\u2019arringa il Poeta. Del resto, la seconda sacca ce l\u2019ho addosso da parecchio e l\u2019idea di liberarmi del suo peso non dispiace affatto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parto dritto sul traverso fino a quel doppio armo a tetto che \u201cporcoboia ma va gi\u00f9?!\u201d. Paleso, senza vergogna  la sorpresa di star appeso su quel tiro da cinquanta dritto dritto verso il nero. Beh! Beh! Suggestivo \u00e8 a dir poco\u2026oserei dire che da lavoro allo sfintere\u2026adrenalina a pallettoni snocciolo un bolina doppio che saldo ai moschettoni e poi\u2026via gi\u00f9!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scendo attento a non perder frazionamenti. Intercetto presto un deviatore, panacea per la corda che schiva lame di maiolica evocate dalle pareti aguzze e verticali del pozzo dei Ciclopi. Uno di questi speroni, in particolare, bella grossa sulla destra, quasi stringe e ti avvolge, ti spinge verso quel buco nero poco sotto, quell\u2019occhio oscuro che pare proprio l\u2019occhio d\u2019un titano.<br \/>\nNon mi torna la verticale, cos\u00ec libera fino in fondo. A 20 metri dal terrazzo faccio chiave e scruto intorno.<br \/>\nPer divina imprecazione, scorgo infine i resinati\u2026pi\u00f9 in alto di me. Quella lama sulla destra ne celava gli anelli.<br \/>\nE via cos\u00ec: cambio attrezzi, si risale e poi di nuovo, chiave, longe e moschettone, disfa chiave, rifai chiave, prendi corda, fai bolina \u201ccorto corto mi raccomando che poi s\u2019allunga\u201d, chiudi il moschettone poi mezzo giro indietro \u201cche senn\u00f2 non lo riapri pi\u00f9\u201d, apri il discensore e passa il frazionamento. \u201cLiberaaaa!\u201d grido infine. Un mantra di azioni, movimenti, attenzioni da ripetersi ogni volta. Un kata preciso che ogni speleologo sa che deve seguire per donare un armo in sicurezza al compagno che lo segue e a se stesso che prosegue.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tocco il fondo dei Ciclopi e aspetto gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">VI.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo il pozzo dei Ciclopi segue quello dello Gnu. Un bel tiro scampanato di 30 quasi tutti in libera. Ci si getta da un masso da scavalcare come un rodeo.<br \/>\nTiro breve a confronto di quello prima.<br \/>\nTocco terra che gi\u00e0 Peppe \u00e8 appeso nel collo dell&#8217;Anatra.<br \/>\n&#8220;Ah questo \u00e8 il pozzo scivolo finale!&#8221; dico al Poeta mentre Lord Vorgozzin scompare nella voragine.<br \/>\n&#8220;Si si&#8221; risponde Euge &#8220;prima abbiamo lanciato un sasso e si sente che rotola&#8221;<br \/>\nIl tono \u00e8 di quelli che sperano che almeno alla fine si scenda con quel poco di impegno in meno che un pozzo da 52 m richiede a risalire\u2026ma \u00e8 vana speranza, e il rilievo, un inganno per stolti. <br \/>\nPiglio il traverso convinto di vedere il Peppe 60\u00b0 pi\u00f9 in basso\u2026invece \u00e8 proprio sotto di me, dritto, verticale.<br \/>\nLa sua frontale impegna la parete di fronte. Pi\u00f9 sotto l&#8217;oblio di un abisso che pare senza fine.<br \/>\nUn paio di &#8220;libera&#8221; seguono il tintinnio dei frazionamenti e mi consentono di tampinare Peppe. Dopo il terzo &#8220;libera&#8221; tutto tace. M&#8217;affaccio, vedo il fondo, l\u00ec a qualche decina di metri sotto.<br \/>\nPeppe calca il pavimento di detriti. \u00c8 l&#8217;Armstrong della giornata. Il primo di noi ad aggrottare il suolo del Chiocchio. In pochi istanti scivolo sulla verticale saltellando su quella parete di roccia che \u00e8 un collage di massi e fango\u2026una pressione di troppo e qua vien gi\u00f9 tutto porcazzozza! <br \/>\nCerco di ridurre al minimo il contatto e\u2026anche Aldrin tocca il suolo lunare!<br \/>\nEugenio mi segue. Scende sulla corda con una leggiadria che pare Legolas che fa snowboard sulla proboscide dell&#8217;Olifante. Jack sbuffa dall&#8217;ombra, ma non ci sta a fare il Michal Collins del gruppo ed in breve scapicolla e tocca terra anche lui.<br \/>\nCi siamo. Tutti in fondo. Il Fondo del Chiocchio! -460 m di profondit\u00e0 dalla superficie!<br \/>\nSi contempla la Sala dell&#8217;Anatra, piccola, quasi accogliente, come un monolocale fresco di acquisto da parte di neolaureato al suo primo impiego di lavoro serio. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il clima \u00e8 sereno. Jack sfodera le sue mitiche salsicce secche. Ci si ristora con discreta calma ch\u00e9 son le 14.10, in piena tabella di marcia.<br \/>\nIl selfie con la targhetta e la bandiera della pace \u00e8 d&#8217;obbligo. Viene come viene, ombre, sfocato, occhi chiusi, poco importa! Quel che conta \u00e8 la meta raggiunta.<br \/>\nOra non resta che uscire. 460 m pi\u00f9 in alto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">VII.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Suona la sveglia. \u00c8 ora di ripartire. Si fa una botta di conti e un ramino di logistica. Jack parte per primo. &#8220;Ci vediamo su&#8221; canta il Poeta.<br \/>\nLo rivedr\u00f2 solo in cima alla Conta, duecentosettanta metri pi\u00f9 in alto ed altrettante imprecazioni pi\u00f9 in basso.<br \/>\nPeppe lo segue, io salgo poi. Il Poeta disarma.<br \/>\nLo attendo al terrazzino alla base dello Gnu.<br \/>\nCi siam detti di alternarsi nel disarmo.<br \/>\nCos\u00ec dopo il Poeta, tocca a me quindi al Peppe.<br \/>\nLesti siamo in cima ai Ciclopi e mi faccio forte del disarmo del Lalla-Barutolo\u2026in un gesto che capisco in breve esser di sano masochismo.<br \/>\nCon due sacchi e un armo infame, quei due scivoli tra massi e rocce son una vera piaga da risalire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alle 17.00 emergo fragico al Centenario. Il Poeta m&#8217;attende per tirar su uno dei due sacchi da penitenza. Sulla libera da trentacinque sta gi\u00e0 salendo Peppe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">VIII.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di qui in poi l&#8217;ascesa diventa mistica.<br \/>\nAl Marcella il Poeta diventa Ermetico. <br \/>\nAlla Conta Jack perde il conto dei pozzi mancanti.<br \/>\nAll&#8217;Alberta Peppe si fa filosofo. &#8220;Ma a quelli che ti dicono che le grotte son tutte uguali, te che je dici?!&#8221;<br \/>\n&#8220;Eh?&#8221; <br \/>\n&#8220;Se uno ti dice che le grotte son tutte uguali, te cosa gli rispondi?&#8221;<br \/>\nMi chiede Peppe mentre il Poeta intona sbuffi e canti pagani qualche decina di metri sopra di noi<br \/>\n&#8220;Che \u00e8 un cojone\u2026per\u00f2\u2026&#8221;<br \/>\n&#8220;Le grotte son tutte uguali, \u00e8 buio, son dentro la roccia&#8221;<br \/>\n&#8220;\u00c8 vero&#8221; ammetto &#8220;per\u00f2 dipende da cosa guardi. Se ci vai solo per andarci, son tutte dei buchi neri, ma se vai per conoscere, allora tutte le grotte son diverse. Guarda questa concrezione a doccia&#8221; indico a Peppe la bellissima colata del pozzo Alberta &#8220;questa, a saperla leggere, ti racconta di come si \u00e8 formato tutto questo che \u00e8 un universo! Anche i boschi son tutti uguali, son fatti di alberi e basta\u2026ma se uno sa riconoscere le specie, i fiori, l&#8217;et\u00e0 delle piante allora vede che ogni bosco \u00e8 diverso dall&#8217;altro. \u00c8 la curiosit\u00e0 di chi vede un luogo a renderlo diverso o uguale agli altri&#8221;<br \/>\nPeppe grugnisce d&#8217;assenso. Pi\u00f9 in alto il &#8220;libera&#8221; del Poeta mi richiama all&#8217;ordine della tribolazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si risale dal fondo del Chiocchio si perde il conto e la dimensione delle discese. A risalire, dopo, pare non finire mai.<br \/>\nPozzo, terrazzino, pozzo, meandrino, pozzo, scivolo, pozzo, pozzo.<br \/>\nLa sacca pesa ogni passo di pi\u00f9. S&#8217;impiglia, s&#8217;incastra, s&#8217;aggroviglia.<br \/>\nSudi, sbuffi, soffri.<br \/>\nSi sale senza sosta su quelle corde che non hanni mai capo. <br \/>\nScorta la luce del compagno, i saluti son invocazioni alle peggio divinit\u00e0 zoomorfe.<br \/>\nSiamo grottesche creature inabili al dialogo che grufolando arrancano sulle verticali sempre pi\u00f9 dritte, sempre pi\u00f9 lunghe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le voragini si riempiono degli empi cachinni di esausta ilarit\u00e0 blasfema. Ruttiamo, scorreggiamo, sbuffiamo.<br \/>\nUn coacervo d&#8217;imprecazioni. I pipistrelli ci fluttuano intorno con sorde cablate.<br \/>\nSiamo i quattro angeli dell&#8217;Apocalisse ipogea! Olezzo, Disagio, Lerciume e Tribolazione! <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La grotta sembra non finire mai! <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci ricompattiamo alla Cascata Bianca. Gli sguardi sono vuoti di risorse ma pieni di entusiasmo. Manca poco\u2026dimentichi di quei passaggi infami che a farli a salire son sbocco de sangue.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Chiocchio ci tossisce fuori come moccoli. Son le 20.00. Undici ore dopo l&#8217;ingresso. Ne sembrano passate il doppio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IX.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il torpore delle membra stanche \u00e8 quasi piacevole. Tra le fronde scure della macchia fa capolino un primo quarto di luna.<br \/>\nSiam finiti. Ma siam entusiasti. Tra pacche tra sodali ci si scambia battute banali \u201cm\u00f2 domani torniamo\u201d \u201cun altro giro?\u201d \u201candiamo gi\u00f9, si ma diretti senza corde che famo prima\u201d.<br \/>\nPiano piano, dentro, sboccia quella soddisfazione di aver fatto una vera uscita speleologica. Lunga, tenace, tosta, importante. E come sempre si son presi quei dati che solo lo speleo riesce a cogliere, le note sui pipistrelli in profondit\u00e0, sulla portata d\u2019acqua fino in fondo all\u2019abisso.<br \/>\nPerch\u00e9 far speleologia non \u00e8 uno sport ma una costante e continua analisi scientifica.<br \/>\nTutto a filato liscio. Tutto \u00e8 andato alla grande! Dai tempi, al materiale, dalle risorse fino al meteo.<br \/>\n\u00c8 andato tutto alla grande.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">X.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arranchiamo claudicanti lungo il sentiero buio. Di fatto \u00e8 come se ancora fossimo dentro tanto \u00e8 scura quella selva nella notte a risalirla.<br \/> Ogni passo duole tutto. Le gambe bruciano di centinaia di pedalate. La sacca cadaverica sulla schiena \u00e8 un macigno degno del Purgatorio.<br \/> Una marcia senza fine fino al breccino della sterrata. L\u2019auto \u00e8 l\u00ec. Ora \u00e8 finita davvero.<br \/> La rete non prende, lanciamo messaggi ciechi nella speranza che ad un tratto qualcuno giunga a destinazione. Avvisare sempre quanto d\u2019entra e quando s\u2019esce.<br \/> Denudati della fanga c\u2019agghindiamo di magliette e pantaloni. Siam maschere sfinite dall\u2019aspetto semibrado ma almeno non spauriamo qualche incauto viaggiatore che s\u2019incrocia lungo strada.<br \/> Fa due gocce proprio ora che saliamo la vettura. \u201cc\u2019\u00e8 andata proprio di gran culo\u201d penso \u201cmanco l\u2019acqua mentre ci cambiamo abbiam preso\u201d.<br \/> Gran giornata, siam contenti. Che gran squadra! Complimenti! Jack, il Peppe e il Poeta che da ermetico \u00e8 tornato gran cantore, si ride si scherza con i le luci dei fanali che interrompono la notte.<br \/> Si torna quieti da dove siam venuti, gi\u00e0 pensando un nuovo abisso da gustare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alessandro Allegrucci<br \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>21 ottobre 2023 Grotta del Chiocchio, Castagnacupa, Spoleto (PG) I. Dopo averlo rimandato due volte non avrei accettato una terza rinuncia. Cos\u00ec inizio a scrivere qua e l\u00e0, lanciando sassi nello stagno di gente avvezza a fango, sudore e abissi. Rispondono Jack da soma, il Poeta e Lord Vorgozzin. La squadra c&#8217;\u00e8. 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