{"id":2600,"date":"2018-03-13T01:53:10","date_gmt":"2018-03-13T00:53:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.buioverticale.it\/?p=2600"},"modified":"2018-03-13T01:53:10","modified_gmt":"2018-03-13T00:53:10","slug":"sognando-buco-cattivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/sognando-buco-cattivo\/","title":{"rendered":"Sognando Buco Cattivo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/P3119192.jpg\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2601\" src=\"http:\/\/www.buioverticale.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/P3119192-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/P3119192-300x200.jpg 300w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/P3119192-1024x684.jpg 1024w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/P3119192-768x513.jpg 768w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/P3119192-629x420.jpg 629w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/P3119192-696x465.jpg 696w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/P3119192-1068x713.jpg 1068w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/P3119192.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>11 marzo 2018<\/p>\n<p>Buco Cattivo, Monte Valmontagnana, Genga (AN)<\/p>\n<p>E\u2019 sera. Chiudo gli occhi per addormentarmi e vedo il lento incedere nel lago, ogni passo una lotta con il fango, il naso all&#8217;ins\u00f9, il silenzio e penso che \u00e8 stata una delle pi\u00f9 belle esperienze mai fatte in vita mia.<\/p>\n<p>Domenica 11 marzo: accompagnati da Lino del gruppo speleologico Urbinate, si va alla volta di Buco Cattivo, una grotta del complesso di Frasassi tanto bella quanto difficile.<\/p>\n<p>Non d\u00e0 mai tregua Buco Cattivo, dalla partenza del sentiero al ritorno alla macchina \u00e8 un continuo avvicendarsi di prove ostiche. Sembra quasi un videogioco, dove alla fine non si salva la principessa ma si conquista una visione indimenticabile.<\/p>\n<p>Timorosa, ma spinta dalla curiosit\u00e0 mi aggiungo al gruppo.<\/p>\n<p>Partiamo alle 10 da San Vittore e ci inerpichiamo su un ripido sentiero con diversi tratti, nella parte finale, fattibili solo con l\u2019ausilio di corde e canaponi. Arriviamo all\u2019ingresso della grotta gi\u00e0 provati, ma tra due chiacchere e la rituale vestizione ci riposiamo per entrare finalmente nell\u2019agognata grotta.<\/p>\n<p>Si striscia subito nel latte di monte, dopo una serie di cunicoli e piccole calate arriviamo al pozzo delle ruspe, che Lino e Mirko armano. Iniziamo a scendere portando attenzione a dove mettiamo i piedi, perch\u00e9 il pozzo nei primi due frazionamenti scarica, per fortuna poi prosegue in una parete quasi verticale di liscio calcare. Arriviamo alla Sala Topografica, che ci d\u00e0 un primo timido accenno di quel che pu\u00f2 essere il resto della nostra avventura.<\/p>\n<p>Sempre pi\u00f9 carichi di curiosit\u00e0 e impazienti partiamo alla volta del meandro. Tra Mirko e Lino supero un traverso per poi accedere al meandro vero e proprio. Cerco di risolvere il mistero della progressione in opposizione con poco successo e tra scivoloni e prove di aspirante sacco di patate supero questo ostico passaggio, grazie anche ai miei due angeli custodi. Un\u2019altra tecnica da imparare. Sbuchiamo nella Sala Merloni. La grotta si svela in crescendo, in fondo si scorgono le limpide acque del lago. Io e Mirko aspettiamo gli altri mentre Lino torna indietro a dare una mano. Mi aggiro per la sala impaziente di iniziare la traversata nel lago e nel frattempo ci raggiungono tutti.<\/p>\n<p>Tolta l\u2019imbracatura, attrezzatura, tuta, sottotuta, in costume, calzari e scarpe entriamo nel lago. Brividi, urletti e qualche espressione poco canonica mostrano tutta la nostra vena goliardica. In testa alla fila con Valerio sento dietro prima un boato di schiamazzi e poi, quando la grotta finalmente si svela completamente, il silenzio.<\/p>\n<p>A passi lentissimi nel fango che ci cattura i piedi procediamo affascinati da quel che ci circonda. Non sentiamo neanche pi\u00f9 il freddo (o quasi), ma ci gustiamo ogni concrezione, ogni sfumatura di giallo e di rosso, le cascate di calcare, le colonne, c\u2019\u00e8 anche un immenso fungo di pietra tagliato in basso dal livello fossile. Sembriamo fedeli appena entrati in una cattedrale, tutto quel che vediamo \u00e8 sacro, anche lo strisciare delle mani sulla parete ricorda le mani dei buddisti sulla ruota di preghiera.<\/p>\n<p>La passeggiata finisce dopo pi\u00f9 di cento metri al suono di Marta che urla terra. Ormeggiamo alla fine della traversata per rivestirci, per\u00f2 solo dopo aver scattato una foto ricordo di gruppo.<\/p>\n<p>Ci rivestiamo e partiamo verso l\u2019enorme Sala Franosa, dove si sale e si scende su massi di ogni forma e dimensione (anche enormi). Arriviamo nella Sala Rinaldi dove Lino ci spiega che qui si svolgono i campi interni. Infatti c\u2019\u00e8 un bello spiazzo ampio per mettere le tende e c\u2019\u00e8 anche la presenza buffa di un accenno di albero di natale con tanto di palle e festone, adagiato su un cumulo di pietre.<\/p>\n<p>Proseguiamo e arriviamo in una sala con un grande arco. Marco chiede se per caso sia artificiale, lui lo chiede, ma un po\u2019 tutti lo pensano. E\u2019 perfettamente squadrato, sembra l\u2019ingresso di una miniera. Chiedo a Lino il nome della sala e mi dice Spada di Damocle. Non posso a quel nome che alzare la testa in cerca di ci\u00f2 che ci minaccia e scorgo diversi blocchi di roccia incombenti e incastrati, pronti li per cadere, ma fermi l\u00ec, magari da sempre.<\/p>\n<p>Ci fermiamo finalmente per mangiare. Addento il mio panino alla mortadella come se soffrissi di fame atavica, questa grotta chiede veramente tanto.<\/p>\n<p>Torniamo indietro. La grotta ci scorre velocemente come un rewind. Sala Rinaldi, Sala Franosa, anche i laghi, fino al meandro, dove di colpo per me tutto decelera. Solo il battito e il respiro aumentano di frequenza. Sento gli arti molli come il budino. Lino con la sua esperienza si accorge subito che sono vicina allo sfinimento e mi allevia del sacco. Il resto tocca a me e passo dopo passo, spinta dopo spinta, pedalata dopo pedalata, con il solo pensiero di non bloccare gli altri e incoraggiata da Valerio e Lino raggiungo l&#8217;uscita. \u00c8 buio e piove, ma sono felice, ce l&#8217;ho fatta.<\/p>\n<p>Come ha detto Marco questa grotta ti mastica e ti sputa, ma una volta che sei fuori, piena di lividi e abrasioni, con i muscoli doloranti, vorresti essere di nuovo masticata. E la notte sogni il lago.<\/p>\n<p>Pina<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>11 marzo 2018 Buco Cattivo, Monte Valmontagnana, Genga (AN) E\u2019 sera. 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