{"id":2209,"date":"2015-07-28T13:00:24","date_gmt":"2015-07-28T11:00:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.buioverticale.it\/?p=2209"},"modified":"2015-07-28T13:00:24","modified_gmt":"2015-07-28T11:00:24","slug":"il-mio-propedeutico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/il-mio-propedeutico\/","title":{"rendered":"Il mio Propedeutico"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/P7165624-001.jpg\" target=\"_blank\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2210 size-medium\" src=\"http:\/\/www.buioverticale.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/P7165624-001-300x166.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"166\" srcset=\"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/P7165624-001-300x166.jpg 300w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/P7165624-001-1024x566.jpg 1024w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/P7165624-001-768x424.jpg 768w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/P7165624-001-760x420.jpg 760w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/P7165624-001-696x385.jpg 696w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/P7165624-001-1068x590.jpg 1068w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/P7165624-001.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>11-17 luglio 2015<\/p>\n<p>Genga (AN)<\/p>\n<p>Mirko un giorno mi fa:<br \/>\n&#8211; vuoi fare il corso propedeutico?<br \/>\n&#8211; beh, non ci avevo mai pensato a dire il vero. Per\u00f2 la cosa mi stimola molto!<\/p>\n<p>E\u2019 iniziato tutto cos\u00ec, quasi per caso, ed ora che \u00e8 finito mi sento&#8230; \u201cpieno\u201d. Nel senso che ho sempre constatato che i corsi della SNS (la Scuola Nazionale di Speleologia) o dell\u2019OTTO (Organo Tecnico Territoriale Operativo) ti permettono di stare a contatto con istruttori e corsisti provenienti da tutta Italia e assorbire sempre tantissime cose da loro, regalandoti insieme al divertimento un succulento bagaglio di esperienza.<\/p>\n<p>Per questo, quando posso, cerco di non perdere questi momenti aggregativi. E quest\u2019anno c\u2019era un\u2019occasione irripetibile: il corso che prepara a sostenere (nei cinque anni successivi) l\u2019esame da IS (istruttore di speleologia) si svolgeva a Frasassi, dietro casa, ed era organizzato dai GS di Perugia, Senigallia, Pescara, Terni e Gubbio. E nello spirito di far crescere il nostro ancor giovane gruppo di Buio Verticale, a diversi di noi Mirko ha proposto di partecipare. Quindi, dopo una fase decisionale risoltasi felicemente alla fine soltanto per noi due, Mauro ed io ci ritroviamo a Genga, all\u2019Hotel Magrini, pronti per questa nuova avventura.<\/p>\n<p>Sono presenti 21 corsisti e svariati INS ed IS; si parte subito con il \u201cperch\u00e9 siamo qui\u201d, introduzione fatta da Felice, il direttore del corso. I motivi possono essere i pi\u00f9 vari ma, siccome questo corso \u00e8 rivolto agli aspiranti istruttori, non pu\u00f2 non esser presente la spinta a trasmettere le conoscenze a chi si avvicina al mondo della speleologia. Le parole che ricorrono sono infatti: aiutare divertendosi, trasmettere, crescere, imparare, condividere, ricambio generazionale, crescita del gruppo. Scopro che non sono cose molto diverse da quelle a cui pensavo, anche se per me \u00e8 ancora importante la componente di crescita, perch\u00e9 sento sempre che pi\u00f9 cose impari, pi\u00f9 ti senti confidente e sicuro, cosa che si riflette positivamente su chi ti sta vicino e al quale spesso sei chiamato ad insegnare.<\/p>\n<p>Partendo dalle conoscenze che si hanno, l\u2019insegnamento \u00e8 quindi la prima cosa su cui si deve riflettere. Ma sapere tanto rende scontato essere in grado di trasmetterlo? Non sempre, o meglio la SNS ritiene di no, ecco perch\u00e9 le prime lezioni che ci vengono proposte sono su comunicazione e didattica. Lo scopo \u00e8 migliorare l\u2019efficacia dell\u2019insegnamento del docente e dell\u2019apprendimento dell\u2019allievo. In funzione degli obiettivi che si vogliono raggiungere vanno calibrate le metodologie di insegnamento, tutto ci\u00f2 che coinvolge i comportamenti del docente, i materiali utilizzati, l\u2019ambiente in cui si agisce, le modalit\u00e0 di interazione tra docente e allievi e tra allievi, ecc.<\/p>\n<p>Con le sue lezioni Lavinia Giustiniano ci guida nel complesso e difficile mondo dell\u2019insegnamento, in cui anche se molto sembra spontaneo, niente dovrebbe essere lasciato al caso. E scopriamo che dopo una lezione frontale in aula il messaggio che resta agli uditori \u00e8 molto limitato (solo il 10% dell\u2019apprendimento passa attraverso l\u2019udito!). I metodi migliori sono quelli \u201cesperienziali\u201d (con materiali da vedere e toccare, magari nell\u2019ambiente stesso di cui si parla, ecc.) e che prevedano maggiore interazione (come i brainstorming&#8230;). Il tutto calcolato per l\u2019obiettivo scelto, quello ad esempio di far passare soltanto alcuni concetti di base, se si considerano le lezioni di un corso di introduzione. Se sono un biologo ad esempio non posso fare due ore di lezione su tutte le specie animali che si incontrano in grotta, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Lavinia ci stimola anche nel riconoscere le difficolt\u00e0 che spesso non appaiono evidenti nel processo di apprendimento, che avviene in gran parte in grotta o in palestra. In ogni contesto l\u2019atteggiamento dell\u2019insegnante, soprattutto non verbale, condiziona in modo decisivo l\u2019allievo, che ha un vissuto, un situazione emotiva, dei tempi di apprendimento, delle capacit\u00e0 e delle motivazioni \u201cuniche\u201d e a lui proprie. Se un allievo si incastra su un frazionamento e va in panico, \u00e8 utile distrarre la sua attenzione con qualcosa di totalmente diverso prima di cominciare di nuovo a guidarlo, perch\u00e9 in quel momento \u00e8 totalmente incapace di ragionare lucidamente e di apprendere ci\u00f2 che lo si porta a fare.<\/p>\n<p>Il propedeutico, quindi, si rivela un corso diverso da come me lo aspettavo, rivolto in primis non ai contenuti ma al come comunicarli.<\/p>\n<p>Dopo aver parlato di didattica, infatti, facciamo due giorni di palestra e grotta per verificare la padronanza di esecuzione e di esposizione delle manovre delle sezioni A e B del Manuale Tecnico Operativo e correggere eventuali sbavature.<\/p>\n<p>La palestra \u00e8 nella Grotta della Beata Vergine di Frasassi, all\u2019uscita della Grotta del Mezzogiorno, vengono allestite delle postazioni in cui si provano paranchi, traversi, passaggi del nodo, soccorso uomo a uomo, cambi corda, ecc. mentre in grotta Francesco Macchioni, Andrea Belfiore ed io andiamo con Giorgio Flati e Umberto Del Vecchio a Buco Cattivo, molto bella ma con un avvicinamento bestiale, fortunatamente quasi tutto all\u2019ombra.<\/p>\n<p>Nei giorni successivi invece, sempre a squadre, ci si esercita sul rilievo, sempre nelle grotte del circondario, e nelle manovre della parte C dell\u2019MTO, tra cui il contrappeso su corda tesa che non avevo mai fatto.<\/p>\n<p>Alla fine giungiamo, tra lezioni e mangiate (soprattutto di pasta!) nell\u2019accogliente Hotel Magrini, alla giornata della fatidica prova di lezione, che ognuno di noi deve cercare di esporre nel modo pi\u00f9 efficace possibile all\u2019uditorio corsisti\/istruttori, cercando di non farli addormentare!<\/p>\n<p>Le tecniche sono le pi\u00f9 varie, si va dalla lezione su appunti a quella disegnata, a quella proiettata, a quella interattiva. Anche gli argomenti spaziano dai materiali al rilievo, dalla fisiologia alla gestione degli incidenti con BLSD (Mauro)\u2026 fino alle tecniche di grotta (cerco di renderla meno noiosa con una specie di quiz\u2026 non ho capito se apprezzato o no!!).<\/p>\n<p>Il culmine \u00e8 la domandina finale che, alla fine dell\u2019esposizione, gli istruttori fanno ad ognuno di noi. In pratica si tratta di collegamenti pi\u00f9 o meno diretti agli argomenti presentati, con quel qualcosa in pi\u00f9 che, anche a livello di curiosit\u00e0, la solida cultura speleologica di un istruttore non dovrebbe ignorare completamente. Il risultato \u00e8 che molti di noi cadono su cose anche abbastanza semplici, dimostrando spesso qualche \u201cbuco\u201d di troppo.<\/p>\n<p>Ma risultato finale della settimana lo conosciamo il giorno dopo con il \u201ccolloqui\u201d individuale, in cui ti metti al centro di un ferro di cavallo (e per fortuna che non \u00e8 l\u2019esame se no ci avrebbero tempestato di domande!) e\u2026 aspetti. In realt\u00e0 veniamo a conoscenza dei nostri punti di forza e punti deboli, con suggerimenti sui temi su cui migliorare.<\/p>\n<p>La stragrande maggioranza \u00e8 risultata un po\u2019 carente non sugli aspetti tecnici ma in quelli culturali, in maniera generalizzata. Forse ci piace pi\u00f9 andare in grotta che approfondire tutto ci\u00f2 che \u00e8\u2026 il mondo della grotta! Siamo degli speleo sicuramente, ma un istruttore \u00e8 anche un \u2013logo, uno che sa e conosce tante cose del mondo ipogeo e della storia della sua esplorazione e studio, che nacque secoli fa ma fu inteso in senso moderno da Martel, il primo ad usare la parola speleoLOGIA, studio delle grotte.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un po\u2019 il senso del discorso che ci fa l\u2019ultimo giorno Anna Assereto, la piccola e simpaticissima direttrice della SNS. Lo scopo che la Scuola si prefigge \u00e8 formare istruttori preparati sotto ogni lato e capaci di trasmettere e comunicare.<\/p>\n<p>Del suo discorso mi resta ben impressa la distinzione che pu\u00f2 essere fatta tra alcuni diversi approcci all\u2019andare in grotta. C\u2019\u00e8 chi va semplicemente facendolo come attivit\u00e0 sportiva, chi va approfondendo in maniera marcata tutti gli aspetti tecnici di progressione e recupero infortunati, come gli esperti del CNSAS, chi intraprende un percorso di formazione nella Scuola Nazionale di Speleologia del CAI (l\u2019unica riconosciuta dalla legge italiana titolata a formare gli istruttori) e che deve avere, appunto, una preparazione da istruttore (tecnica, culturale e didattica), quasi di tipo professionale.<\/p>\n<p>Le Scuole CAI infatti sono sottoposte a controlli da parte della Commissione Centrale per la Speleologia e il Torrentismo CAI (di cui Rosi \u00e8 il presidente e che a sua volta relaziona al Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo) e si sono date regolamenti che mirano a garantire come scopo ultimo un iter formativo orientato alla qualit\u00e0 e alla professionalit\u00e0.<\/p>\n<p>Tutto questo e svariate altre cose sono state illustrate anche dallo stesso Rosi, permettendoci di dare uno sguardo un po&#8217; &#8220;dal di dentro&#8221; alla struttura del CAI, al suo funzionamento e alle logiche con cui agisce. Resta chiara la sempre pi\u00f9 marcata determinazione a dare un&#8217;impronta seria e sempre pi\u00f9 codificata alla formazione degli istruttori.<\/p>\n<p>In sintesi mi sento di dire che, indipendentemente da se, quando, chiss\u00e0, un giorno decider\u00f2 di sostenere l&#8217;esame, questo corso \u00e8 stato una provocazione positiva, ha riacceso in me l&#8217;interesse per il grande mondo della speleologia che, nonostante appaia buio, monotono e grigio, \u00e8 in realt\u00e0 sterminato e variopinto, con tantissime cose da conoscere nei pi\u00f9 diversi settori. E che, per chi ha avuto una formazione a cavallo tra l&#8217;umanistico e lo scientifico come me, \u00e8 una calamita e uno stimolo irresistibile.<\/p>\n<p>Soprattutto, mi ha dato l&#8217;occasione per domandarmi o ridomandarmi con una nuova consapevolezza non solo che tipo di speleologo sono ma SE posso definirmi uno speleologo, ancor prima di chiedermi se vorr\u00f2 essere un istruttore.<\/p>\n<p>Solo capendo a fondo chi \u00e8 e in che direzione vuole andare ognuno di noi, potremo dare il nostro massimo contributo alla crescita della speleologia, dei nostri gruppi e delle persone che si avvicinano per la prima volta a questo mondo affascinante.<\/p>\n<p>Un particolare ringraziamento va quindi a tutti gli istruttori, che hanno partecipato in modo davvero intenso al corso (nei momenti di pausa li vedevamo immersi in interminabili riunioni) e a tutti i compagni speleo con cui abbiamo condiviso questa bella ed impegnativa avventura.<\/p>\n<p>Francesco<\/p>\n<p>Guarda le foto su:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.flickr.com\/photos\/buioverticale\/albums\/72157657937894248\" target=\"_blank\">https:\/\/www.flickr.com\/photos\/buioverticale\/albums\/72157657937894248<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>11-17 luglio 2015 Genga (AN) Mirko un giorno mi fa: &#8211; vuoi fare il corso propedeutico? &#8211; beh, non ci avevo mai pensato a dire il vero. 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