{"id":1958,"date":"2014-10-30T11:05:32","date_gmt":"2014-10-30T10:05:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.buioverticale.it\/?p=1958"},"modified":"2014-10-30T11:05:32","modified_gmt":"2014-10-30T10:05:32","slug":"la-caverna-di-monte-cucco-1891","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/la-caverna-di-monte-cucco-1891\/","title":{"rendered":"La Caverna di Monte Cucco 1891"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_1962\" aria-describedby=\"caption-attachment-1962\" style=\"width: 216px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Giambattista-Miliani-nel-1935.jpg\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1962\" src=\"http:\/\/www.buioverticale.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Giambattista-Miliani-nel-1935-216x300.jpg\" alt=\"Giambattista Miliani 1935\" width=\"216\" height=\"300\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1962\" class=\"wp-caption-text\">Giambattista Miliani 1935<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Estratto dal Bollettino del Club Alpino Italiano, N.58, Vol. XXV, Anno 1891, pubblicato per cura del Club Alpino Italiano (Sede Centrale), Torino, Via Alfieri, 9 &#8211; 1892<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pubblichiamo con grande piacere il contenuto integrale dell&#8217;ormai celebre resoconto dell&#8217;esplorazione della Grotta di Monte Cucco scritto da Giambattista Miliani, socio della Sezione C.A.I. di Roma, grande esploratore, alpinista e speleologo di Fabriano, brillante ed innovatore industriale cartario, Senatore del Regno d\u2019Italia e Ministro dell\u2019Agricoltura, che, soprattutto tra il 1889 e il 1891, porter\u00e0 avanti con entusiastico spirito positivista, la prima vera esplorazione scientifica della Grotta di Monte Cucco, della Voragine Boccanera e dell\u2019Inghiottitoio Fossile del Boschetto. Nello scritto che segue, pubblicato sul Bollettino del C.A.I. del 1891, il Miliani descrive sapientemente la parte della cavit\u00e0 fino ad allora conosciuta realizzando anche il primo rilievo topografico.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; \u00a0 &#8212; \u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Caverna di Monte Cucco<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono gi\u00e0 trascorsi parecchi anni da quando, in un articolo su Monte Cucco, promisi di dare la descrizione della grande caverna che s\u2019addentra nelle sue viscere\u00a0(Rivista del C.A.I. II, p.100.). Ma, per avverse circostanze e per difficolt\u00e0 non lievi che si opposero a compierne l\u2019esplorazione, non mi fu possibile, prima d\u2019ora, di mantenere l\u2019antica promessa. Ed anche oggi temo che\u00a0 le\u00a0 notizie qui appresso raccolte non raggiungano lo scopo, sebbene mi sia studiato di esporle nel modo migliore, perch\u00e9, insieme con la planimetria che va unita al presente scritto, valgano ad illustrarla sufficientemente dal punto di vista dell\u2019alpinismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzitutto, per dare un\u2019idea meno imperfetta che sar\u00e0 possibile del luogo, ricorder\u00f2 brevemente la posizione e le caratteristiche di M. Cucco, accennando alle vie che vi conducono, con speciale riguardo alla caverna che \u00e8 appena trecento metri pi\u00f9 in basso della vetta; poi intraprenderemo l\u2019escursione sotterranea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Monte Cucco (l645 m.), a cavaliere fra le regioni dell\u2019Umbria e delle Marche, \u00e8 prossimo, senza farne parte, al gruppo del Catria. di cui \u00e8 appena di 82 m. memo elevato. Sebbene non conosciuto come il Catria, merita al pari di quello d\u2019essere visitato da chi sente l\u2019amore della montagna. I boschi che qua e l\u00e0 restano ancora in piedi nelle circostanti pendici, le balze strapiombanti per parecchie centinaia di metri, e soprattutto le sue caverne, offrono da soddisfare tutte le aspettative che possono concepirsi visitando gli Appennini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per farne l\u2019ascensione la via pi\u00f9 comoda e pi\u00f9 breve \u00e8 dal versante occidentale, e comincia presso Sigillo, che \u00e8 lungi appena 4 km. di ottima strada rotabile dalla stazione di Fossato di Vico sulla linea di Roma-Ancona. Il detto sentiero, sebbene a volte un po\u2019 ripido, \u00e8 assai facile e pu\u00f2 percorrersi interamente a cavallo, passando per Pian del Monte, poi piegando a sinistra e tenendosi sempre nella regione dei pascoli sino alla sommit\u00e0. Quando s\u2019\u00e8 arrivati a Pian del Monte, che, come lo dice il nome, \u00e8 un pianoro circa 400 m. sotto la cima, volendo andare direttamente alla caverna, occorre traversarlo fin dove comincia il versante orientale, e s\u2019incontra un largo sentiero che salendo prende una direzione nord-est. Percorse alcune centinaia di \u00a0metri e passata una vallecola &#8211; che quei del luogo chiamano Valcella e che io coi miei compagni scegliemmo come il punto pi\u00f9 adatto per il nostro attenda &#8211; mento durante le esplorazioni alla grotta &#8211; il sentiero si fa assai meno segnato, poi si perde del tutto, sicch\u00e9 occorre una certa pratica per ritrovare, senza troppa fatica, l\u2019imbocco della caverna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se la via pi\u00f9 comoda per salire M. Cucco, massime a chi venga da Roma, \u00e8 quella ora indicata, tuttavia per chi sente la passione della montagna, e si piace di percorrerne i paeselli e le vallate pi\u00f9 caratteristiche, \u00e8 da preferire quella del versante orientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da Fabriano, per un\u2019ottima strada, in due ore di vettura si arriva alla villa di Rucce che \u00e8 a 516 metri sul mare, a piedi di un contrafforte di M. Cucco. Qui, per una strada mulattiera che va verso nord, girando attorno al detto contrafforte, in un\u2019ora appena, si arriva nella valle detta della Porraia, che \u00e8 immediatamente ai piedi di M. Cucco, il quale s\u2019erge maestoso per oltre 800 m., co&#8217; suoi fianchi quasi a picco, sopra un dolce pendio di pascoli frastagliato di cespugli e di massi assai bizzarramente disposti. Sino a pochi anni fa, quando i miseri cespugli attuali erano ancora formati da gruppi d\u2019alberi e l\u2019erba vi cresceva alta e verde, per non essere ancora quel terreno stato inconsultamente messo a coltura, questo luogo era veramente incantevole, e guardato dall\u2019alto in mezzo a una corona di boschi e di scogli, aveva l\u2019aspetto d\u2019un bellissimo giardino inglese, messo l\u00e0 dal gusto raffinato ed elegante di qualche milionario possessore \u00a0di terre. Ora il giardino \u00e8 disperso, e i fianchi denudati della montagna offrono, magro conforto, le rocce scoperte al geologo che pu\u00f2 da lungi discernere la struttura di quei calcari massicci e biancastri, che ne riportano la formazione a quell&#8217;epoca della storia della terra che si designa col nome di secondaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qui, guardando in alto, sopra i dirupi, verso l&#8217;estremit\u00e0 nord-est del monte, da chi \u00e8 pratico, pu\u00f2 assai approssimativamente indicarsi dove \u00e8 la caverna, a cui si potrebbe salire direttamente arrampicandosi fra i cespugli e le rocce. Per\u00f2, se questa via \u00e8 pi\u00f9 breve, non saprei troppo consigliarla, perch\u00e9 assai faticosa, e pi\u00f9 perch\u00e9 toglie di vedere una vallata bellissima, quella di Acqua Fredda per cui si passa seguendo la strada mulattiera che dal fosso della Porraia sale, piegando a destra, su per la valle e riesce a Pian del Monte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La caverna, a cui si giunge traversando un assai ripido pendio di rocce, \u00e8 a circa 1410 m. sul mare in una piccola insenatura, presso l\u2019estremo limite del versante orientale poco pi\u00f9 in l\u00e0 la montagna piega bruscamente a nord fra precipizi e abissi di centinaia di metri. L&#8217;imbocco, che \u00e8 sul detto ripidissimo pendio, si presenta a guisa di pozzo e scende quasi verticalmente nella grotta. Di sopra \u00e8 coperto a met\u00e0 da una piccola volta, e davanti c\u2019\u00e8 un po&#8217; di spazio sufficiente appena per sostare e \u00a0riposarsi prima di scendere nella grotta o quando se ne vien fuori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per calare nel fondo basta avere un buon canapo da assicurare ad un ceppo d\u2019acera che \u00e8 davanti l\u2019apertura del pozzo; chi per\u00f2 non si sentisse in forze o non credesse d&#8217;affidarsi ai propri polsi (che del resto possono validamente essere aiutati dai garretti se si sappia trarre profitto dalle asperit\u00e0 della roccia) potrebbe farsi legare, o scendere a cavallo su di un asse, come pi\u00f9 di una volta si\u00a0 \u00e8 fatto coi non pratici che mi hanno accompagnato in queste escursioni sotterranee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In fondo al pozzo, trovasi un antro semicircolare, a pareti irregolari, attorno a cui, in basso, si \u00a0scorgono alcune aperture che sono imbocchi di altrettante grotte che s&#8217;inoltrano in direzioni diverse. Mi affretto a dire che queste grotte piccole &#8211; relativamente a quella che forma il soggetto principale del presente articolo &#8211; non offrono cose importanti da vedere, o almeno tali che non possano essere osservate durante la visita della grande caverna; e per\u00f2, lasciando che ognuno se ne formi un\u2019idea dalla planimetria che va unita all&#8217;articolo, mi limito a darne qui un breve e sommario cenno descrittivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per seguire un cert\u2019ordine comincio dalla sinistra di chi, appena sceso dal pozzo, si tenga rivolto verso l\u2019apertura del medesimo, orientandosi cio\u00e8 ad est.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;apertura alta meno di un metro da accesso in un primo andito, che sembra si divida in due rami diversi; ma fatti pochi passi i due rami si ricongiungono in un solo, che, sempre a volta piuttosto elevata, procede innanzi con una decisa direzione est fino al fondo. \u00c8 da notare che questo braccio di grotta, lungo circa\u00a020 m., s\u2019avvia indubbiamente verso il fianco esterno della montagna, tanto che certamente dal fondo di esso, scavando un breve tunnel, s\u2019arriverebbe all&#8217;aperto. Credo che converrebbe trarre profitto di questa favorevole circostanza se si volesse sul serio, e con poca spesa, agevolare l\u2019accesso della grande caverna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco appresso \u00e8 l\u2019imbocco di un&#8217;altra grotta, la quale non presenta alcun che di notevole. Dopo i primi passi si restringe e si abbassa considerevolmente e finisce con una rapida ed angusta discesa a fondo umido e melmoso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Usciti anche da questa grotta, girando sempre a sinistra, si trova l&#8217;imbocco poco promettente, perch\u00e9 assai basso, di una terza caverna, che \u00e8 poi la pi\u00f9 lunga e vasta dopo la principale. Percorsi carponi i primi dieci metri, s\u2019arriva tosto ad un punto dove la grotta allargandosi si alza e si divide in due rami che prendono direzioni opposte. Il ramo che volge verso sud \u00e8 il pi\u00f9 breve ed angusto, tanto che \u00e8 incomodo e difficile a visitarsi; quello che volge verso nord \u00e8 assai pi\u00f9 ampio e comodo e non privo di qualche graziosa concrezione calcare e di stalagmiti delle quali alcune assai grosse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente, dopo questa grotta se ne trova un\u2019altra che solo gli uomini di buona volont\u00e0 e di poco volume possono visitare. L&#8217;imbocco \u00e8 cosi basso e cos\u00ec coperto di pietre che conviene abbassarsi per vederlo, e, una volta visto, strisciarsi alla lettera sul fondo per potervisi introdurre, essendo alto appena da venti a trenta centimetri con sotto sassi acuti e taglienti e sopra punte aguzze e innumerevoli di piccole stalattiti attaccate alla roccia: passando e ripassando per quella fenditura non potevo levarmi dalla testa il supplizio di Attilio Regolo. Anche verso la fine, che del resto \u00e8 poco lontana, c\u2019\u00e8 un altro angustissimo passaggio che mette in un pozzo con cui ha termine questa grotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, mi piace ripeterlo, tolto lo scopo di una esplorazione, oramai stata fatta, l&#8217;incomodo della visita di queste caverne secondarie, e massime dell\u2019ultima, non pu\u00f2 davvero essere compensato dal poco che c\u2019e da vedere. Non dovrebbe poi farsi, assolutamente, da chi calasse per una sola volta nella caverna, per non togliersi \u00a0il tempo, sempre breve di una sola escursione, per visitarne il ramo principale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A destra di chi si tenga rivolto di nuovo verso l\u2019imboccatura del pozzo di discesa per un ampio e comodo andito, alto pi\u00f9 di venti\u00a0 metri, s\u2019incomincia ad entrare nella grande caverna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appena fatti i primi passi, si resta immediatamente sorpresi e colpiti dalla grandiosit\u00e0 e dall\u2019imponenza dell\u2019ambiente, e sopratutto non si pu\u00f2 reprimere un senso di meraviglia osservando la grande altezza delle volte, di cui, con i lumi ordinari, non \u00e8 possibile di vedere lo sfondo. Questa, che \u00e8 una delle caratteristiche della caverna di Montecucco, fa impressione, anche a coloro che non sono nuovi alle escursioni sotterranee, nelle viscere delle montagne, poich\u00e9, il pi\u00f9 delle volte, le caverne sono relativamente basse, 0 almeno non si elevano ad una media altezza dai 30 ai 40 m., come avviene per questa di Montecucco, che in pi\u00f9 luoghi arriva ai 50 e forse pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da principio si procede come in un gran corridoio, a piano orizzontale, a fondo breccioso, a pareti lisce e cenerognole su cui non \u00e8 facile scorgere tracce di stratificazioni, e neppure di concrezioni calcaree. Percorsi cos\u00ec appena sessanta metri, la caverna si allarga e comincia a salire, volgendo alquanto a sinistra, poi piegando di nuovo dolcemente a destra, dove \u00e8 il culmine della salita a circa 118 m. dall\u2019imbocco. Da questo punto essendo in molti, e se alcuni sieno rimasti indietro coi lumi, si gode di una delle prime e belle vedute che serve a dare una idea della vastit\u00e0 di questa sotterranea regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi si scende, poi si sale ancora, sempre sopra un fondo poco accidentato e non gran che diverso da quello fin qui battuto. Giunti al culmine della seconda salita, che \u00e8 segnata nel punto B sulla carta, pu\u00f2 dirsi che termina veramente il primo tratto della grotta, apparsa fin qui d\u2019aspetto imponente ma piuttosto uniforme e regolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea del caos, o meglio d\u2019un grande cataclisma che abbia sconvolto questa parte della caverna, si affaccia subito alla mente del visitatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nessuna simmetria delle pareti e sopratutto l\u2019accatastamento delle pietre e dei massi d&#8217;ogni dimensione e figura, gi\u00f9 per una ripida discesa, destano un senso di meraviglia e di sorpresa, e fanno sorgere il poco incoraggiante pensiero che sian piombati dall&#8217;alto, come i pezzi della ruina, forse non ancor finita di cadere, d\u2019una parte della volta dell\u2019antro. Saranno secoli, saranno millenni o periodi di tempo assai pi\u00f9 \u00a0brevi dal giorno in cui quei blocchi giacciono nel fondo di questa spelonca? La risposta e difficile, n\u00e8 io certo potrei arrogarmi di saperla dare. Riferendo quello che vidi, preferisco che il lettore la cerchi per conto suo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMG_5538-001.jpg\" data-rel=\"lightbox-image-1\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-1960 size-medium\" src=\"http:\/\/www.buioverticale.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMG_5538-001-169x300.jpg\" alt=\"IMG_5538-001\" width=\"169\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMG_5538-001-169x300.jpg 169w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMG_5538-001-577x1024.jpg 577w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMG_5538-001-768x1363.jpg 768w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMG_5538-001-237x420.jpg 237w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMG_5538-001-696x1235.jpg 696w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMG_5538-001.jpg 819w\" sizes=\"auto, (max-width: 169px) 100vw, 169px\" \/><\/a>La grotta in questo punto, come pure per il tratto precedente, \u00e8 quasi priva di scoli d\u2019acqua. Su ci\u00f2, per quanto si riferisce all\u2019epoca attuale, non pu\u00f2 cader dubbio; io l\u2019ho visitata nelle pi\u00f9 opposte stagioni e sul cominciar della primavera, dopo lo scioglimento delle nevi invernali e le piogge dirotte, e non vi ho trovato uno sgocciolamento maggiore di quello che nell\u2019autunno preceduto dalla siccit\u00e0 dell\u2019estate. Tuttavia, qua e l\u00e0, su quei massi sorgono piccole stalattiti e s\u2019incontrano concrezioni calcaree, che, pur supponendo condizioni ben pi\u00f9 favorevoli delle attuali alla loro formazione, certo dovettero avere bisogno di un non troppo breve periodo di anni. Per\u00f2 e \u00a0un fatto che, osservando, le frat-ture di questi massi appariscono assai recenti, e gli spigoli sono a taglio vivo e punto arrotondati, quasi si fossero spezzati ieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questi \u00a0fatti, che sembra sieno in vivo contrasto fra loro, dopo una attenta osservazione delle condizioni locali possono, io credo, facilmente essere messi in correlazione. Se si pensa che per il raro sgocciolamento delle \u00a0acque si richiese ben lungo volgere di tempo prima che si formassero le tenui incrostazioni calcaree che si osservano sopra i massi che supponiamo caduti dall\u2019alto, non si deve dimenticare che l\u2019apparente recentezza delle fratture e la grande freschezza degli spigoli dei massi \u00a0non possono in alcun modo essere portate a dimostrare che solo da poco si trovino nelle condizioni e nella posizione attuale. Nulla meglio di una temperatura costante ed uniforme e di un ambiente non sottoposto all\u2019azione deleteria e disgregante dei diversi agenti atmosferici, serve a conservare quasi intatte non solo le rocce, ma anche ben pi\u00f9 delicate sostanze organiche per un lunghissimo periodo d\u2019anni (Si vedr\u00e0 in seguito, quando dir\u00f2 dei fossili scoperti in questa caverna, come vi abbia potuto raccogliere delle ossa benissimo conservate di generi d&#8217;animali affatto scomparsi, non solo dai nostri monti, ma dalla superficie del pianeta su cui abitiamo). Dunque a me pare, lasciando ad altri come ho detto la pi\u00f9 ampia libert\u00e0 di giudizio, di poter \u00a0ritenere con qualche fondamento che la formazione \u00a0di questo strano suolo attuale sia tutt\u2019altro che recente, se si prenda questa parola nel senso che le si d\u00e0 nel comune linguaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Procedendo innanzi e calando rapidamente a destra fra i massi, si \u00a0vede sotto la parete una grotta bassa che vi s\u2019interna e sale in detta direzione; egualmente se si prosegua sino al fondo della discesa si presenta un\u2019altra grotta, poco diversa dalla precedente che del pari volge a destra e sale fra i massi. Ambedue questi passaggi o \u00a0cunicoli, sbucano in un vano non meno ampio del precedente, che pu\u00f2 considerarsi come la prosecuzione della caverna principale, che cambiando bruscamente la sua direzione, da nord-est a sud-ovest, fa un angolo quasi retto con l\u2019asse finora seguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui la scena comincia a trasformarsi, a presentare le nuove forme delle concrezioni calcaree che cento metri pi\u00f9 innanzi giungeranno al loro massimo sviluppo. Guardando a sinistra si osserva che non \u00e8 difficile di arrampicarsi fino ad una altezza, da dodici a quattordici metri dal piano sottostante; ma poi c\u2019\u00e8 un passaggio quasi perpendicolare e abbastanza difficile a superarsi senza l\u2019aiuto di una fune, che evidentemente il primo che lo fa non pu\u00f2 avere a sua disposizione. Dopo questo non vi sono pi\u00f9 difficolt\u00e0 e si sale senza sforzo in una specie di ripiano o sala superiore che ha sporgenze che si affacciano a quasi trenta metri d\u2019altezza sul piano sottostante. Tentando ancora di dar la scalata alle pareti, s&#8217;arriva fin presso la volta, di cui l\u2019altezza, in grazia di questa favorevole circostanza, pu\u00f2 con molta approssimazione valutarsi vicina ai 40 metri. Parlo, s\u2019intende, della grande volta, senza tener conto dei cunicoli o cupole di cui \u00e8 sparsa per ogni dove e che certo vi si internano ancora verticalmente, per qualche diecina di metri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Illuminando la volta a luce di magnesio, non senza meraviglia si scorge la grande regolarit\u00e0 che presenta e che fa strano contrasto con la superficie del fondo tanto accidentata e coperta da enormi blocchi di calcare rossiccio, che s\u2019era supposto fossero caduti dall\u2019alto. E tanto pi\u00f9 \u00e8 strano, in quanto che l\u2019accatastamento e le dimensioni di tali massi in questo punto e pi\u00f9 innanzi sono addirittura enormi. Scendendo fra essi si trovano vere e proprie grotte formate dal loro sovrapporsi, e verso il punto che misura 250 m. dall\u2019imbocco ve ne ha una che, a guisa di un sottopassaggio, traversa orizzontalmente tutto il piano della grotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco oltre, a piedi della parete di sinistra, si scorge una lunga e bassa fenditura orizzontale. Penetrando carponi in questa fenditura si osserva che d\u2019ogni parte, mantenendosi ad un\u2019altezza media di soli 30 centimetri, s\u2019addentra nella roccia per parecchi metri, finch\u00e9 procedendo nella direzione stessa della caverna principale, ma piegando alquanto a sinistra, sbocca in un antro piuttosto ampio che prosegue presso a poco in una direzione ovest, formando una caverna, che, dal punto che si distacca dalla principale sino al fondo, misura 70 metri. Da principio s&#8217;incontra il solito calcare rossiccio, poi le stesse concrezioni che si sono osservate nelle piccole grotte presso l\u2019imbocco e nella caverna principale. Percorsi circa 36 metri s\u2019incomincia a salire, le pareti si restringono e la volta si abbassa tanto, che si arriva a toccarla con le mani. A questo punto sollevando il capo si scorge una specie di cunicolo o camino, che s&#8217;interna perpendicolarmente nella roccia. Salendovi su a forza di gomiti e ginocchi, a maniera degli spazzacamini, dopo essersi innalzati per oltre dodici metri, s\u2019esce in un pi\u00f9 largo andito, per il quale \u00e8 meno malagevole arrampicarsi e che mette \u00a0in un ripiano da cui s\u2019arriva ad affacciarsi ed a scalare senza molta difficolt\u00e0 nella caverna principale (detto passaggio \u00e8 indicato sulla carta dalla curva notata con le lettere <em>a-b<\/em>). Procedendo, senza salire il detto camino, s\u2019incontra a destra una breve diramazione a forma di piccola cappella, in fondo alla quale \u00e8 una sorgente d\u2019acqua. Proseguendo fino al fondo non si trova di notevole che una grossa stalagmite che quasi intercetta il passaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritornati nella grotta principale ed avanzando dal punto C al punto F segnati sulla carta, si ammira tutto ci\u00f2 che di pi\u00f9 bello ed interessante contiene questa magnifica caverna. Quantunque oramai si possa essere abituati alla vastit\u00e0 degli ambienti ed all\u2019altezza delle volte pure qui, allargandosi ancora le pareti, fatte adorne di colossali concrezioni e drappeggiamenti, e presentandosi ovunque immani e novissime forme, si resta meravigliati e si pensa piuttosto di trovarsi innanzi ad una fantasmagoria che alla realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si procede in molti e s\u2019\u00e8 sparsi qua e l\u00e0 ciascuno col proprio lume, si crede d&#8217;essere in una buia e calma notte, fra le macerie d\u2019una citt\u00e0 abbattuta da un grande terremoto, di cui i pochi superstiti sbuchino fuori guardando attorno esterrefatti, senza saper bene dove si trovino, n\u00e9 quello che sia avvenuto attorno a loro. E l\u2019illusione d\u2019essere veramente di notte all\u2019aperto, si mantiene e s\u2019accresce perch\u00e9, al contrario di quello che accade di solito nelle caverne che s\u2019internano nelle viscere dei monti, l\u2019aria in questa si conserva sempre fresca e pura, come all\u2019ombra d&#8217;un bel bosco di faggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passando fra le immense concrezioni calcaree che s\u2019elevano a guisa di monumenti o che, come enormi bassorilievi, si addossano alle pareti, si \u00e8 colpiti da aggruppamenti fantastici di forme stranamente abbozzate che suscitano paragoni e confronti, talvolta assai bene appropriati, con quanto ci occorre di vedere nei nostri musei. Qua e la si elevano veri monumenti in mezzo ad un caos di colonne spezzate, di massi informi che dominano su pozzi profondi, su larghi avvallamenti sopra i quali si passa per cornici e sporgenze, insenature e ripiani, per cui non \u00e8 difficile avanzare, poich\u00e9\u00a0 i punti di presa son molti e frequenti e basta por mente a poggiar bene il piede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da principio fa grande impressione l\u2019assoluta prevalenza delle forme rotondeggianti e delle stalattiti larghe e basse che a guisa di colonne spezzate sorgono su dal fondo, o crescono sopra altre pi\u00f9 antiche concrezioni; ma poi, se si rifletta alla grande altezza da cui precipitano le gocce d\u2019acqua che nel lungo volgere del tempo son riuscite a creare tale mirabile e fantastica regione, senza molto sforzo s&#8217;intende come queste infrangendosi facciano s\u00ec che il deposito calcareo, che si va accumulando dai loro minutissimi spruzzi, dia luogo alle curve e alle conche che danno un impronta tanto originale a questa immensa e superba sala dalle pareti bianchissime, dalla volta che non si misura, dal fondo di cui \u00e8 impossibile, scrivendo, tentar di dare un\u2019idea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma per godere lo spettacolo veramente nuovo e sublime dell\u2019ampiezza e dell\u2019altezza e, dir\u00f2 cosi, dei monumenti della sala, del suo addobbo, della decorazione delle sue pareti, \u00e8 necessario possedere parecchie lampade a magnesio opportunamente disposte. La veduta \u00e8 cosi vasta ed imponente come non mi \u00e8 avvenuto di ammirare in nessuna delle parecchie grotte che ho visitato, negli Appennini, nel Carso, nei Carpazi. Baster\u00e0 dire che lo sguardo pu\u00f2 spaziare per trentacinque metri in largo, per oltre cento in lungo e spingersi in alto fino a cinquanta e pi\u00f9 metri, per poi riposarsi in un fondo tutto sparso di figure, di forme, di masse stranamente disposte ed ammucchiate verso le pareti, nel mezzo, in discesa, in salita, su tutti i piani e i livelli che il genio dell\u2019artista pi\u00f9 bizzarro possa immaginare. Non si sarebbe mai stanchi, di guardare cos\u00ec raro spettacolo e quando se ne lascia la veduta, o si spengono i lumi, si prova un sentimento di rammarico e lungamente torna ad affacciarsi la fantastica impressione provata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Volendo procedere innanzi occorre avere non poca pratica del luogo per ritrovare la via; io stesso ed \u00a0i miei compagni che da parecchi anni ripetutamente e pazientemente abbiamo esplorata la caverna, spesso in questo punto siamo stati tratti in errore ed abbiamo fatto falsi giri. Guardando la pianta che va unita al presente articolo, quanto io dico pu\u00f2 sembrare non vero, o per lo meno esagerato; ma se si rifletta che \u00a0in questa non sono tracciati che i contorni, mentre invece la grotta \u00e8 tutta frastagliata di avvallamenti, di pozzi, di agglomeramenti calcarei, di formazioni stalagmitiche su piani affatto diversi, si capir\u00e0 che si tratta di un vero labirinto sotterraneo in cui l&#8217;orizzontarsi \u00e8 cosa tutt\u2019altro che facile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passaggio come \u00e8 segnato sulla carta fu trovato da noi, tutti nuovi della grotta, solo dopo averla visitata cinque o sei volte; precedentemente per avanzare ci tenevamo sempre a destra, calandoci con le funi nel punto dove sulla carta \u00e8 segnato \u201cpozzo&#8221;, giacch\u00e9 qui conviene avvertire che la caverna principale, pur mantenendo la sua direzione e la sua ampiezza, fa un brusco salto di circa trenta metri. La discesa nel detto punto \u00e8 assolutamente a piombo per i primi quattordici metri, mentre per i rimanenti si compie senza l\u2019aiuto della fune; a ogni modo pu\u00f2 sempre evitarsi seguendo uno dei passaggi a sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza pi\u00f9 insistere in spiegazioni a parole, rimando senz\u2019altro chi legge all\u2019unita planimetria. Avvertir\u00f2 soltanto che, per vedere entrambi i detti passaggi di sinistra, conviene farne uno nell\u2019andare e l\u2019altro al ritorno. Passando all\u2019andare per quello che prima s\u2019incontra, cio\u00e8 precisamente in basso nel punto pi\u00f9 largo verso l\u2019estrema parete di\u00a0 sinistra, si entra in una nuova grotta che procede per lungo tratto abbastanza ampia e tutta piena al solito di stupende concrezioni calcari e di stalattiti e stalagmiti \u00a0che sono tra le pi\u00f9 belle di tutta la caverna. Anzi nel punto dove sulla pianta sono segnati tre piccoli circoli ve ne sono parecchie di grandi dimensioni e dappertutto si vedono pendere drappeggiamenti e incrostazioni, che coprono le pareti, la volta ed il fondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osservando tanta potenza di formazioni calcaree, in un andito relativamente ristretto, vien fatto di pensare che in passato potesse essere ben pi\u00f9 vasto e che, proseguendo il lavorio attuale d\u2019incrostamento, verr\u00e0 un tempo in cui questo passaggio sar\u00e0 fatalmente ostruito, come forse ancora andr\u00e0 ad ostruirsi, bench\u00e9 in epoca incomparabilmente pi\u00f9 remota, la parte centrale della caverna che tanto ci siamo fermati ad ammirare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riusciti nella grotta principale si \u00e8 nuovamente dinanzi ad un grandioso spettacolo, sebbene non altrettanto imponente n\u00e9 cos\u00ec vasto come quello poco prima ammirato.Un magnifico effetto si ottiene se si illumini, questo punto dall\u2019alto, dove noi si soleva calare prima che avessimo trovato i passaggi di sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avanzando ancora di circa trenta metri, s\u2019incontra una delle rarit\u00e0 della grotta, cio\u00e8 un magnifico ponte ad arco naturale (sulla carta \u00e8 segnato con una sbarra orizzontale) alto da otto a dieci metri, con cinque o sei di luce, formato dal combaciamento di due grossi blocchi di calcare, incontratisi insieme, proprio nel punto centrale dell\u2019arco. Quest\u2019arco, sotto cui \u00e8 forza passare se si vuol procedere verso il fondo della grotta, pu\u00f2 con qualche precauzione essere visitato anche nella parte superiore, su cui, a molta altezza per\u00f2 dalla volta, passa una specie di piano frastagliato di pietre e di concrezioni calcaree. Per salirvi conviene attenersi a\u00a0 sinistra arrampicandosi come altrove fra le stalattiti e le concrezioni. Traversata questa specie di ponte, a destra si pu\u00f2 ancora salire per un\u2018altra diecina di metri, e, illuminando di lass\u00f9, far \u00a0godere a quelli lasciati in basso di una magnifica veduta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di la dall\u2019arco l\u2019aspetto della grotta nelle sue linee generali non cambia molto; in pi\u00f9 punti pu\u00f2 darsi la scalata alla parete di sinistra nella quale s\u2019incontrano anche insenature abbastanza profonde e che s\u2019innalzano mostrandosi come il principio di altre grotte. Per\u00f2 salendovi, quando s\u2019\u00e8 dai venti ai trenta metri dal livello della caverna principale, si osserva che queste non avanzano altrimenti e che piuttosto per \u00a0diverse vie, \u00a0per cornici esterne, o per cunicoli a forma di C, \u00e8 quasi sempre possibile, a chi ne abbia il coraggio, di tornare ad affacciarsi su punti sporgenti nel vuoto sopra la caverna principale. Da uno di questi balconi avendo calato un filo si misur\u00f2 l\u2019altezza perpendicolare di trentasei metri, mentre da quel punto la volta era ancora ben alta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qui innanzi, poco altro di notevole v\u2019\u00e8 da osservare; anzi chi non avesse desiderio di poter dire d\u2019aver tutto veduto, potrebbe tornar indietro, certo di non perdere davvero cose interessanti. Seguito per\u00f2 con brevi cenni per il tratto che rimane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avanzando la grotta pare che si biforchi; dico pare, poich\u00e9 in realt\u00e0 il ramo di sinistra, angusto, di difficile accesso, non fa che segnare una curva rientrante nel ramo di destra, che pu\u00f2 ritenersi come la vera prosecuzione della grande caverna, la quale ha termine nel punto segnato G sulla carta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ivi \u00e8 una specie di piccola cappella chiusa da ogni parte, e che io e i miei compagni, fino al 1890, ritenevamo come il punto oltre a cui non si potesse andare. E debbo, per la verit\u00e0, confessare, per quanto possa parere strano, che in ripetute visite, pure essendoci arrampicati sino alla volta, elevata appena da quattro o cinque metri, di questo piccolo ambiente, non arrivammo ad accorgerci che a sinistra di chi si avanza, dietro alcune stalattiti a circa tre metri dal suolo, esiste una piccola apertura per la quale \u00e8 possibile avanzarsi. E forse ancora non ci saremmo avveduti di questo nuovo andito, se in una delle ultime visite, essendoci di nuovo arrampicati per leggere alcune iscrizioni, non avessimo notato una forte corrente d\u2019aria che faceva quasi spegnere le fiamme delle nostre candele. Piegandoci verso la parte donde la corrente veniva scorgemmo subito un angusto passaggio per il quale introdottici avanzammo ancora per oltre 150 metri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2 mi affretto a dire che non parmi che questo ramo, quantunque presso a poco proceda nella stessa direzione della caverna principale, possa ritenersene il proseguimento. \u00c8 un ramo affatto secondario, simile a cui penso non sia ancora impossibile scoprirne altro, fra i meandri delle stalattiti e delle concrezioni calcaree che fanno tutto un grande labirinto per oltre duecento metri di larghezza, e per una media di venti di lunghezza, e trenta almeno di altezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, a voler dare un cenno di quest\u2019ultimo ramo, dir\u00f2 che dopo i primi metri s\u2019incontra un passaggio assai augusto e difficile, per il quale occorre procedere sostenendosi fra le pareti distanti fra loro un metro.Usciti da questa specie di andito s\u2019arriva in una grotta alquanto ampia con piccoli massi di calcare rossiccio quasi affatto privo di concrezioni. Poi si sale per pochi metri e quindi nuovamente si scende in un antro piuttosto ampio, chiuso d\u2019ogni parte, ma in fondo al quale si vede una specie di bocca di un\u2019altra caverna ostruita da sassi e terriccio rossastro cose che pare possano far supporre non lontana la superficie esterna del monte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, per quanto riguarda la descrizione della caverna e la sua topografia, parmi d\u2019aver esaurito come da me si poteva il non facile compito. Ma credo cosa non inutile di fermarmi alquanto a riferire osservazioni fatte nelle ripetute mie visite e dire brevemente dei fossili che vi ho trovato e della storia, per chiudere con poche parole su alcune altre \u00a0grotte che sono nello stesso monte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi, pur \u00a0non essendo geologo, si mette a pensare, come naturalmente accade, all\u2019origine di questa caverna, ben presto s\u2019avvede di dover mettere da parte la solita ipotesi della erosione dovuta alle correnti sotterranee di acqua che, avendo cominciato ad aprirsi un varco tra gli strati della roccia, a poco a poco se lo vanno allargando sino a formare, i vasti labirinti, che ora ammiriamo nel seno di tante montagne. Dentro la caverna di Monte Cucco non solo non s\u2019incontra attualmente neppure per breve tratto alcun corso di acqua, ma neppure si scorgono tracce che accennino possa esservi stato in passato. Poi se si pensa che la grotta \u00e8 1370 metri circa sul livello del mare, cio\u00e8 appena 275 metri sotto la cima del monte, e che, all\u2019intorno, tutte le altre cime sono assai pi\u00f9 basse, s\u2019intender\u00e0 facilmente come, ammettendo pure un\u2019epoca in cui le acque siano state assai pi\u00f9 abbondanti che oggi non siano, sarebbe certo difficile immaginare che se ne accumulassero tante lass\u00f9 da formare un torrente capace di scavare le vastissime sale egli abissi di questa caverna.<a href=\"https:\/\/www.maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Monte-Cucco-Planimetria.png\" target=\"_blank\" data-rel=\"lightbox-image-2\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1959\" src=\"https:\/\/www.maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Monte-Cucco-Planimetria.png\" alt=\"Monte Cucco Planimetria\" width=\"640\" height=\"426\" srcset=\"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Monte-Cucco-Planimetria.png 1017w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Monte-Cucco-Planimetria-300x200.png 300w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Monte-Cucco-Planimetria-768x511.png 768w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Monte-Cucco-Planimetria-631x420.png 631w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Monte-Cucco-Planimetria-696x463.png 696w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tolta quindi di mezzo l\u2019ipotesi che tale formazione sia dovuta alla erosione delle acque, parmi piuttosto possa emettersi l\u2019altra che sia coeva al sollevamento della montagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La struttura geologica di Monte Cucco composto di calcari massicci, ma spesso stranamente contorti, e qua e la, massime verso la cima dove \u00e8 la caverna, a strati sinclinali, mostra chiaramente, come per la pi\u00f9 gran parte degli Appennini centrali, che il suo sollevamento dovette accadere secondo la moderna teoria delle pressioni laterali. Ove ci\u00f2 si ammetta, a me non sembra troppo azzardato il parere che, durante il lungo periodo in cui il fenomeno del sollevamento avvenne, non sempre e da per tutto gli strati gi\u00e0 solidi sollevandosi arrivassero a combinare perfettamente tra loro. Cos\u00ec avrebbero lasciato nel seno delle montagne degli interstizi, la maggior parte dei quali, non avendo \u00a0alcuna comunicazione esterna, restano e resteranno ignoti, ma pochi che l\u2019hanno si manifestano sotto forma di meravigliose caverne come \u00e8 appunto questa di Montecucco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non voglio, per ora almeno, insistere troppo in tale opinione che espongo con ogni riserva; spero in seguito, in luogo pi\u00f9 opportuno e con migliori argomenti, di poterla convalidare in uno studio che mi propongo su alcune grotte dell\u2019Appennino centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro fatto caratteristico della caverna di cui sin qui abbiam parlato, \u00e8 quello di mantenere per tutta la sua estensione un\u2019aria perfettamente respirabile ed ossigenata, non presentando oltre il pozzo d\u2019ingresso alcun\u2019altra apertura apparente ed internandosi, come si \u00e8 visto, per oltre seicento metri dall\u2019imbocco. Per spiegare un tale fenomeno conviene ritenere che in qualche punto almeno affiori la superficie e per mezzo de\u2019 suoi cunicoli riceva l\u2019aria esterna, che, penetrando fra le fenditure delle rocce, stabilisce delle correnti che servono a mantenerla pura e affatto simile a quella che si respira all\u2019aperto. A dimostrare la ragionevolezza di una tale supposizione, oltre al carattere della montagna tutta sparsa di fenditure e di buche (che per lo pi\u00f9 servono anche oggid\u00ec di tane ai tassi ed alle volpi), potrebbe recarsi la prova che il fumo delle torce o dei bengala accesi dentro la caverna tende immediatamente a salire, come se in alto vi fossero dei camini. Nelle altre caverne, invece, che ho visitato e dove l\u2019aria \u00e8 soffocante, il fumo tende piuttosto a rimanere in basso, minacciando quasi di asfissiare chi, per darsi il gusto d\u2019una bella veduta, brucia le materie illuminanti che ne producono in copia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La temperatura dell\u2019aria e quella dell\u2019acqua, sebbene costanti, sono pi\u00f9 basse di quelle che normalmente si riscontrano nelle grotte. Con ripetuti esperimenti fatti con termometri di precisione ho potuto constatare che oscillano tra 5,5 e 6\u00b0 C, essendo sempre di poco pi\u00f9 elevata quella dell\u2019acqua. Anche un tale fenomeno, che mi basta d\u2019avere accennato, sta forse in relazione con quello della perfetta respirabilit\u00e0 dell\u2019aria, e pu\u00f2 trovare nelle stesse cause la sua spiegazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, oltre a questi diversi fatti, che, dopo le naturali bellezze, rendono interessante sotto altri aspetti la caverna di Montecucco, quello della scoperta di parecchi avanzi fossili, trovati a pi\u00f9 di 300 m. dal suo imbocco, meglio forse di ogni altro serve a richiamare su essa l\u2019attenzione di quanti studiano le diverse fasi della storia della natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu solo la quarta o quinta volta che, visitando la caverna, uno dei miei compagni pose il piede su di un pezzo di stalattite che per una recente frattura pareva da poco spezzato. Avendolo raccolto, vi notai la forma di un osso che pareva internarsi nel calcare, ma l\u00ec per l\u00ec, avvezzo a vedere in quel luogo concrezioni che imitano le pi\u00f9 diverse forme di cose note, non ci badai. Per\u00f2 quello stesso che vi aveva dato col piede, guardandolo meglio insist\u00e9, sostenendo che era veramente un osso, e presto dovetti accorgermi che non s\u2019ingannava; anzi, osservando meglio il blocco, vi scopersi un dente di cui si vedeva perfettamente conservato lo smalto. Volevo subito far altre ricerche, ma si era stanchi, era tardi e il giorno appresso dovevo partire. Cos\u00ec per quella sera dovei contentarmi della piccola scoperta fatta, ma quasi certo che sarebbe stata l\u2019inizio di ben altre pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avendo avuto occasione di recarmi a Bologna, parlai di tale ritrovamento all\u2019illustre paleontologo prof. Giovanni Capellini, il quale mi invit\u00f2 a spedirgli il pezzo di calcare con gli avanzi fossili da me raccolto. Oltre quello che si vedeva all\u2019esterno, il Cappellini ritrov\u00f2 dentro il blocco due denti benissimo conservati e dai quali pot\u00e9 con sicurezza stabilire che quegli avanzi appartenevano ad una specie di orsi, estinta \u00a0ed abbastanza rara (<em>Ursus Priscus <\/em>Goldfuss).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appena di ritorno da un viaggio all\u2019estero, stimolato anche dal valente professore che mi onora della sua amicizia, tentai le prime recerche di fossili nella caverna di Montecucco. Quantunque non raccogliessi, come in altre posteriori esplorazioni, una grande quantit\u00e0 di ossa, n\u00e9 di troppo diverse specie, tuttavia non potei lamentarmi di questo \u00a0primo tentativo, i risultati del quale, poco tempo dopo, furono illustrati \u00a0in una nota dello stesso prof. Capellini (Sulla scoperta di una caverna ossifera a Monte Cucco. Nota del prof. G. CAPELLINI. Roma, Tip. della R. Accademia de&#8217; Lincei, 1889.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sig. GUIDO BONARELLI nel suo opuscolo intitolato<em>: Il territorio di Gubbio, notizie geo-logiche<\/em>, parla pure di tale scoperta e riproduce l\u2019elenco dei frammenti illustrati dal Capellini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello stesso anno 1889 e poi nei successivi \u201990 e \u20199l raccolsi ben pi\u00f9 considerevoli quantit\u00e0 di avanzi fossili, che adesso, tutti riuniti presso il Museo paleontologico dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna, aspettano di essere coordinati ed illustrati dallo stesso prof. Capellini che tanto interesse ha preso alla caverna di Monte Cucco ed ai suoi fossili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ora, e tanto pi\u00f9 che non sarebbe questo il luogo di diffondersi su tale argomento, mi baster\u00e0 di dare la nota delle specie trovate e riconosciute con maggior sicurezza: <em>Ursus Spelaeus &#8211;<\/em>\u00a0<em>Ursus Priscus &#8211;<\/em>\u00a0<em>Felis antiqua<\/em>\u00a0&#8211;\u00a0<em>Felis catus magna<\/em>\u00a0&#8211;\u00a0<em>Canis Vulpes spelaeus<\/em>\u00a0&#8211;\u00a0<em>Mustola faina<\/em>\u00a0&#8211;\u00a0<em>Vespertitio Ferrum equinum<\/em>\u00a0&#8211; Resti di uccelli. Fra questi avanzi i pi\u00f9 abbondanti son sempre quelli degli orsi, tanto che non sar\u00e0 difficile ricostruire interamente un paio di individui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La regione in cui principalmente le ossa erano sparse ed accumulate sta fra i 300 e i 360 m. ed \u00e8 notata sulla carta con tratteggio a punteggiatura. Giova ricordare che questa \u00e8 la parte pi\u00f9 irregolare della caverna, dove cade la maggior copia d\u2019acqua e dove sono le pi\u00f9 notevoli concrezioni calcaree.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veramente fa una certa impressione che in un punto cos\u00ec lontano dall\u2019imbocco siansi trovate delle ossa; pero se si riflette che, ad ogni modo, non sarebbe possibile che per l\u2019entrata attuale siano potuti discendere i quadrupedi di cui si sono rinvenuti gli avanzi, conviene supporre che siano dovuti entrare per altra via. N\u00e9 a me sembra \u00a0azzardata l\u2019ipotesi che altre caverne, ora chiuse, mettessero il grande antro in diretta e facile comunicazione con la superficie esterna del monte, e che quindi per esse abbiano potuto introdursi gli animali, di cui si sono raccolti gli avanzi, l\u2019accumulamento dei quali senza dubbio \u00a0fu agevolato dalle acque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto il luogo dove fu trovato il maggior deposito di ossa, ed \u00e8 quasi al centro della gran sala Margherita, \u00e8 costituito dal fondo di una specie di canale evidentemente scavato dalle acque cadute dall\u2019alto. E non solo le ossa stavano tra i massi ed il terriccio calcareo radunato dall\u2019acqua, ma gi\u00f9 per lo stesso canale ne furono trovate parecchie, coperte d\u2019incrostazioni o incastrate fra i massi. Un bellissimo cranio quasi intero di orso speleo fu tolto a gran fatica fra una strettura di \u00a0questo canale, a traverso cui quando fu travolto dall\u2019acqua non pot\u00e9 passare: era mirabilmente conservato anche parch\u00e9 in gran parte coperto da sottili incrostazioni calcaree.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto al potersi ancora trovare altri fossili ovvero no, \u00e8 difficile \u00a0dirlo. Per\u00f2 ritengo che, se pure si trovano qua e la dei frammenti, ci\u00f2 \u00a0non vuol dire che possano incontrarsi veri e propri depositi come quelli da me rinvenuti. Se in qualche parte ve ne sono, certo stanno sotto spesse e dure concrezioni di calcare, che non \u00e8 facile rimuovere o spezzare, e che non offrono indizi per essere sicuri di non perdere tempo e fatica. Un giorno forse, quando, dopo ulteriori indagini, la topografia della grotta sar\u00e0 stata studiata in rapporto alla formazione geologica della montagna, potr\u00e0 vedersi se siano possibili o no ulteriori ricerche capaci di condurre a buoni risultati, tentando con metodo nuove esplorazioni nel sottosuolo attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto alla storia della caverna, avendone il tempo e la voglia vi sarebbero forse da mettere insieme parecchie notizie abbastanza interessanti e curiose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allorch\u00e9 io la visitai la prima volta nel giugno del 1883 essendone affatto ignaro e credendo di avanzare per anditi sconosciuti, fui abbastanza meravigliato di scorgere qua e la sulle pareti, date e nomi chiaramente incisi o scritti col carbone. Per dirne alcuni ricorder\u00f2\u00a0<em>\u201cMutio Flore a d\u00ec 11 agosto 1604&#8243;<\/em>\u00a0, \u201c <em>Adromando 1555<\/em>&#8221; e <em>\u201c Ludovico 1551&#8243;<\/em>\u00a0, il quale ultimo deve essere un monaco poich\u00e9 fa sempre seguire il suo nome dalla sigla formata da una croce su cui \u00e8 innestata la lettera S. Questa sola sigla e il nome di Lodovico che ne e sempre accompagnato ed \u00e8 sempre scritto in caratteri gotici si trova (meno che nei punti pi\u00f9 alti delle pareti su cui ci siamo arrampicati certo noi per la prima volta) in tutti i rami della grotta che abbiamo visitato. Anche nella estrema diramazione che abbiamo ritrovata da ultimo senza incontrarvi nomi recenti, quello di Ludovico vi \u00e8 scritto ripetutamente e in fondo pi\u00f9 chiaro che altrove insieme all&#8217;altro di un nominato Bera, che forse fu suo compagno. Mi piacerebbe poter bene sapere chi fosse quell\u2019antico e coraggioso mio predecessore che certo, come me, dovette tornarvi ripetutamente, e passarvi lunghe ore, se pot\u00e8 divertirsi a scrivere da per tutto il suo nome o la sua sigla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del secolo XVII si trovano parecchi nomi e pi\u00f9 del XVIII, tantoch\u00e9 pu\u00f2 dirsi che dopo Ludovico &#8211; il quale, se non fu il primo a visitarla, certo fu il primo che la percorse con intelletto d\u2019amore &#8211; la caverna non stette pi\u00f9 lunghi anni senza visitatori. Anzi alcuni di questi fino dal secolo scorso tentarono di darne la descrizione. Notevole \u00e8 quella del conte Girolamo Gabrielli di Gubbio scritta nel 1745 (Vedi CALOGERA&#8217;, raccolta di opuscoli, Venezia, MDCCLIV, Lettera del Conte Girolamo Gabrielli all&#8217;Abate G. B. Passeri ).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Gabrielli in forma di lettera, manda al dottissimo abate G. B. Passeri, erudito e valente cultore di scienze naturali, la relazione della sua gita sotterranea. Avendola sott\u2019occhio, trov\u00f2 che, se \u00e8 abbastanza esatta in alcune indicazioni, in certe altre \u00e8 affatto sbagliata; cos\u00ec, mentre da un\u2019idea molto chiara e precisa del pozzo per cui si discende, \u00e8 assai incerta e confusa nella descrizione dell\u2019interno. Dice fra altro che procede assai piana e che \u201c in luogo veruno trov\u00f2 il minimo intoppo di materia caduta dall\u2019alto che ne impedisse il minimo transito&#8221;, mentre vi sono dei lunghi tratti e poco oltre il principio pieni ed ingombri di massi e di blocchi d\u2019ogni forma e dimensione. Del resto non pare che il Gabrielli si spingesse oltre la gran sala Margherita n\u00e9 avesse tempo e modo di esplorare le parti laterali della grotta; tuttavia non bisogna dimenticare che, mentre la sua relazione porta la data del 1745 egli era disceso nella grotta del 1720, venticinque anni prima, tempo sufficiente a far dimenticare molte cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra descrizione di cui ignoro la data e che non ho potuto trovare, l\u2019ha lasciata il padre G. B. Casini, monaco silvestrino ricordato dal Marcoaldi e da altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recentemente, che io sappia, ne scrissero il prof. G. Bellucci e il sig. Serafini di Scheggia; ma, quantunque pregevoli, queste memorie sono tuttavia insufficienti a dare un\u2019idea della grotta, parch\u00e9 gli autori di esse non ne avevano la conoscenza necessaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa mia memoria, che viene ultima e senza pretese, \u00e8 compilata sui molti appunti presi nelle ripetute visite annuali che costantemente vi ho fatto dal 1883 in poi. Anzi nell\u2019agosto degli anni 1890 e 1891 mi sono attendato presso l&#8217;imbocco per protrarne l\u2019esplorazione durante parecchi giorni di seguito. Tuttavia non credo ancora d\u2019averla visitata in maniera da poter asserire d\u2019aver tutto visto ed osservato, e ritengo che non sia affatto improbabile, massime nella parete sinistra su in alto, di poter trovare nuovi cunicoli e passaggi e forse anche qualche diramazione fin qui sconosciuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto per compiere l\u2019istoria e per seguire una buona consuetudine che c\u2019\u00e8 fra gli alpinisti, mi piace di ricordare i nomi, non dir\u00f2 delle guide (poich\u00e9 da nessuno si conosceva la grotta e tutti ugualmente a vicenda ci siamo aiutati ed abbiamo diviso fatiche e pericoli) ma di\u00a0 quelli che furono costanti e fedeli compagni miei, in tutte le visite da me fattevi, dando prova di forza e coraggio poco comuni. Essi sono Pietro Stazio, Achille Caracci e Francesco Moscatelli, il quale specialmente prese vivo interesse a questa caverna, tanto che in una ultima esplorazione corse disgraziatamente serio pericolo di lasciarci la vita.<\/p>\n<address><span style=\"font-size: 11px;\">(<\/span>Il giorno 12 agosto 1890 c\u2019eravamo proposti di tentare tutti i passi e le scalate possibili per cercare di scoprire qualche nuova diramazione o toccare qualche punto elevato a cui non si fosse ancor giunti. Con un certo ardire, ma usando molta prudenza riuscimmo in realt\u00e0 se non a scoprire nuove diramazioni, a traversare la parete a considerevoli altezze, e guardare la caverna da punti a cui certamente nessuno era salito prima di noi. Avevamo compiuto felicemente anche questa ultima esplorazione, quando presso il \u00a0\u00a0fondo, nel tornare indietro, ci parve che si potesse salire verso un cunicolo, a circa dieci metri dal piano della grotta. Io mi vi provai pel primo; sembrandomi per\u00f2 l&#8217;impresa molto arrischiata e senza frutto, tornai indietro. Il Moscatelli volle per conto suo\u00a0 \u00a0tentare la prova; ma anch\u2019egli, come me non potendo arrampicarsi, mi richiese d`aiuto. Arrivato sotto di lui ed innalzatomi pi\u00f9 che potevo, egli, per salire, punt\u00f2 i piedi sulle mie spalle e, tentando entrambi di allungarci il pi\u00f9 possibile, arriv\u00f2 ad afferrare la punta di una stalattite. Quando l\u2019ebbe afferrata, seguitando per\u00f2 a poggiarsi su me, mi disse che ormai avrebbe potuto tirarsi su facilmente; io ebbi appena il tempo di avvertirlo che si assicurasse bene della solidit\u00e0 del suo appiglio che sentii sgravarmi del peso del suo corpo; aveva sollevato i piedi poco pi\u00f9 che all&#8217;altezza della mia testa, quando lo vidi rovesciarsi indietro e sentii portarmi via con violenza il berretto che avevo in capo, poi un grido, un tonfo sulla inclinazione della parete, seguito da un altro rumore sordo gi\u00f9 nel fondo alla grotta. In quel momento con noi non c\u2019era altri che un ragazzo il quale era rimasto coi lumi nel piano della caverna. Allibito dal triste e inatteso spettacolo, non si mosse n\u00e9 disse verbo, finch\u00e9 io, disceso da dove ero, corsi a raccogliere ed abbracciare il mio disgraziato compagno. Fu un momento terribile: credevo fosso morto o almeno avesse sofferto qualche \u00a0grave \u00a0\u00a0rottura \u00a0interna; a gambe e braccia non pensavo neppure. Pero s\u2019immagini con quanta gioia dopo pochi minuti potei constatare che, se lo \u00a0sbalordimento era assai forte, tuttavia il male era molto minore di quello che avevo supposto e che, all\u2019infuori della lussazione di entrambi i polsi e d\u2019una ferita leggera al capo, tutto si riduceva a contusioni non gravi. Fu, come si dice, un vero miracolo che fece parer leggere a noi e a lui la pena o la fatica non lievi che si dovettero fare per trarlo fuori in quello stato dalla caverna e portarlo sino al nostro attendamento.)<\/address>\n<p style=\"text-align: justify;\">Reso questo meritato tributo di lode ai miei bravi compagni, debbo una parola di vivo ringraziamento al signor Domenico Rossi assistente comunale, per opera del quale ho potuto corredare questo mio articolo con la carta planimetrica, che tanto certamente serve a renderlo utile e chiaro ai lettori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per compiere poi la storia della Caverna di Monte Cucco non posso tacere che per mio invito, ed affidandosi a me, nel settembre del 1890 fu a visitarla l\u2019illustre prof. Capellini oggi senatore del regno. In sua presenza furono dissotterrate parecchie ossa, che ora fanno parte dell\u2019abbondante collezione da me prima e poi inviatagli e che egli tra breve si propone d\u2019illustrare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine dir\u00f2 che nell\u2019aprile del corrente anno 1892, in una giornata tutt\u2019altro che favorevole per una escursione in montagna, ebbi l\u2019onore di far da guida ed accompagnarvi la coltissima e gentile signora Margherita Mengarini, la prima signora che sia discesa ad aggirarsi fra il silenzio e le ombre di questa meravigliosa regione sotterranea. E per\u00f2 in memoria del fatto, ed in suo onore stappando una bottiglia di vino generoso, battezzammo dal suo nome la grande sala centrale che \u00e8 la pi\u00f9 ampia e bella di tutta la caverna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da altri in seguito pi\u00f9 competenti di me, e in qualche parte forse\u00a0 anche da me, potranno accertarsi o delucidarsi le ipotesi fatte, allargarsi o correggersi la topografia della grotta, ma son certo che la fisonomia generale di essa, ed i caratteri fondamentali che ne ho abbozzato, sono quali li ho presentati, sufficienti se non precisi per farsene un\u2019idea, che solo avrebbe potuto essere pi\u00f9 chiara se avessi saputo con maggiore arte descrivere ed esporre le cose da me viste ed osservate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto alle altre caverne che esistono nello stesso monte, chi non ha tempo da perdere pu\u00f2 assolutamente fare a meno di recarsi a visitarle. Sono tutte piccole grotte che avanzano appena pochi metri e nulla offrono d\u2019interessante. Una soltanto nel versante orientale, e precisamente nella localit\u00e0 detta il Boschetto, divisa in due rami, gira forse\u00a0\u00a0\u00a0 una quarantina di metri; ma e angusta, tortuosa, bassa e quasi priva di stalattiti o di stalagmiti, e non offre alcuna attrattiva. Piuttosto pu\u00f2 attirare l\u2019attenzione &#8211; perch\u00e9 \u00e8 in vista e per qualcuna delle solite leggende che vi si ricamano attorno &#8211; una larga apertura o specie di finestra che \u00e8 pure dal versante orientale, quasi alla base del monte, e che dal suo aspetto ha il nome assai efficace e fantastico di \u201cBocca Nera&#8221;. E Bocca Nera esercit\u00f2 su me cosi potente il suo f ascino, che, quantunque all\u2019aspetto come al nome sia tutt\u2019altro che incoraggiante, decisi di calarmivi dentro, e vedere se inghiottisse anche me, come i cani e le pecore che dicono sianvi precipitati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per sbrigarmi in due parole e non annoiare chi legge, che se fosse arrivato fin qui oramai deve essere sazio d\u2019aver inteso parlare di cunicoli e di pareti, di salite e di scese, dir\u00f2 che si tratta di un vero pozzo assolutamente a picco, per oltre venti metri, dopo i quali c\u2019\u00e8 un piccolo ripiano fortemente inclinato su un lato del quale si sprofonda un altro abisso, pure a picco, che scende pi\u00f9 di altrettanto. In fondo a questo per\u00f2, non si trova alcuna apertura e tutto finisce l\u00ec. Confesso\u00a0 che ne fui non molto confortato quando con non lieve fatica mia e dei compagni che reggevano le funi, vi fui arrivato, e pi\u00f9 quando ne uscii dopo essermi assai poco piacevolmente andato strisciando e sbattendo \u00a0su per le roccie, in mezzo alle quali la fune, che s\u2019andava aggirando e svolgendo, mi faceva girare ed oscillare come una trottola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho voluto riferire anche questo particolare, perch\u00e9 qualche intraprendente collega, non abbia a sentirsi inspirato a ritentar una prova che, con poca soddisfazione, gli farebbe sciupare non poco tempo e fatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">G.B. MILIANI (Sezione di Roma).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Estratto dal Bollettino del Club Alpino Italiano, N.58, Vol. XXV, Anno 1891, pubblicato per cura del Club Alpino Italiano (Sede Centrale), Torino, Via Alfieri, 9 &#8211; 1892 Pubblichiamo con grande piacere il contenuto integrale dell&#8217;ormai celebre resoconto dell&#8217;esplorazione della Grotta di Monte Cucco scritto da Giambattista Miliani, socio della Sezione C.A.I. di Roma, grande esploratore, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1959,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[604],"tags":[289,290,30,160,33,35,291,83,156,161,84,147,157,69,169,292,90,158,293,159,70,62,162,43,98,294,92,95,66,67,45,295,296,54,55,165,166,297],"class_list":["post-1958","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-memorie","tag-289","tag-achille-caracci","tag-acqua","tag-antro","tag-buio-verticale","tag-cai-gubbio","tag-capellini","tag-cave","tag-caverna","tag-caverne","tag-caving","tag-club-alpino-italiano","tag-concrezioni","tag-costacciaro","tag-esplorazione","tag-francesco-moscatelli","tag-giambattista-miliani","tag-giambattista-passeri","tag-giovanni-capellini","tag-girolamo-gabrielli","tag-grotta-di-monte-cucco","tag-grotte-2","tag-grotto","tag-gruppo-speleologico-cai-gubbio","tag-gubbio","tag-guido-bonarelli","tag-margherita-mengarini","tag-miliani","tag-montagna","tag-monte-cucco","tag-parco-regionale-del-monte-cucco","tag-pietro-stazio","tag-porraia","tag-speleo","tag-speleologia","tag-spelonca","tag-stillicidio","tag-valcella"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1958","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1958"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1958\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1959"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1958"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1958"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1958"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}