{"id":1950,"date":"2014-10-15T13:17:22","date_gmt":"2014-10-15T11:17:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.buioverticale.it\/?p=1950"},"modified":"2014-10-15T13:17:22","modified_gmt":"2014-10-15T11:17:22","slug":"una-gita-alla-caverna-di-monte-cucco-due-secoli-e-mezzo-fa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/una-gita-alla-caverna-di-monte-cucco-due-secoli-e-mezzo-fa\/","title":{"rendered":"Una gita alla Caverna di Monte Cucco, due secoli e mezzo fa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/sef.jpg\" target=\"_blank\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1951 size-medium\" src=\"http:\/\/www.buioverticale.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/sef-300x195.jpg\" alt=\"sef\" width=\"300\" height=\"195\" srcset=\"https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/sef-300x195.jpg 300w, https:\/\/maurobarbacci.it\/buioverticale\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/sef.jpg 410w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">20 agosto 1922<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec titola la pubblicazione edita per volere del March. Cav. Costantino Benigni Olivieri che volle dedicarla alla Societ\u00e0 Escursionisti di Fabriano, al suo Presidente Onorario On. Comm. Giambattista Miliani e al Presidente effettivo Prof. Nestore Zacchilli, in occasione della posa in opera della scala di accesso alla Grotta di Monte Cucco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il racconto, recita l\u2019avvertenza, \u00e8 la descrizione d\u2019una gita alla Caverna di Monte Cucco, fatta da 14 fabrianesi il 28 luglio 1670, che fu soggetto di un discorso tenuto dal Dottor Tommaso Agostino Benigni, uno dei gitanti, l\u2019anno seguente all\u2019Accademia dei Disuniti di cui era membro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riportiamo fedelmente di seguito la versione integrale del discorso pubblicato assieme ad alcune bellissime foto dell\u2019epoca dalla Premiata Tipografia Economica di Fabriano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La descrizione, seppur imprecisa e ampollosa in alcuni tratti, \u00e8 la prima finora conosciuta riguardante la grotta e ci d\u00e0 interessanti indizi, non solo sulle conoscenze scientifiche del tempo, ma anche sulla storia delle esplorazioni della grotta stessa.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>&#8212;&#8212;- \u00a0&#8211; \u00a0&#8212;&#8212;-<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intraprendo per la prima volta, Ill.mi e Rev.mi Signori, pubblicamente a discorrere, quando per mia reputazione dovrei pi\u00f9 che in altro tempo trascorso continuare a tacere. Che maggior sproposito potevo questa sera commettere, quanto che accingermi a discorrere di tenebre, simbolo di lutto, in tempo che gli animi di ciascuno trovansi immersi nelle carnevalesche allegrie? Non vi ha dubbio che ben conosco l\u2019errore: ma per\u00f2 in tempo, che non m\u2019\u00e8 permesso correggerlo, avvenga che altra eloquenza che la mia, ed altra materia che la presente, dovrebbesi per sodisfare alla delicatezza dei vostri orecchi: onde supplico istantemente le SS.VV. che si degnino con la solita gentilezza ricevere la presente composizione, non come rigoroso discorso accademico, ma bens\u00ec come una semplice narrativa vertente sopra la grotta di Monte Cucco, da alcuni miei compagni e da me ultimamente veduta, \u00a0in cui altro oggetto non mi propongo che la verit\u00e0, quanto pu\u00f2 esser nuda: vedrassi anco la mia relazione spogliata di ogni retorico abbigliamento. So che il soggetto per se stesso \u00e8 ordinario, bench\u00e9 curioso; ma l\u2019aver veduto che il Kyrcher, riguardevole soggetto dei nostri tempi, nel suo volume\u00a0<em>De Mondo subterraneo<\/em>\u00a0non ha sdegnato iscrivervi ragguaglio di un certo Monte Cavo situato nel Lazio e perch\u00e9 le circostanze di questa grotta non le suppongo inferiori a quelle del prenominato Monte, mi fa credere che, se non verr\u00e0 applaudito, almeno non sar\u00e0 deriso il discorso presente. Si permetta dunque anco a me dalla loro generosit\u00e0 il discorrer sopra simil materia e condonisi la bassezza dello stile cagionata e dalla sterilit\u00e0 del soggetto e dall\u2019insufficienza del novello dicitore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un picciolo manoscritto pervenuto, non \u00e8 gran tempo, alle mie mani, in cui si conteneva compendioso ragguaglio della grotta di Monte Cucco, seppe destare in me la curiosit\u00e0 di vedere se veramente era vero tutto ci\u00f2 che in quello ammiravo descritto, e bench\u00e9 il non sentire che grotta tanto prodigiosa fosse da persona visitata mi facesse dubitare che questa potesse essere un castello in aria di mente oziosa, ad ogni modo, considerando che, si come la vista di un naviglio sottoposto al naufragio fa bene spesso distogliere la volont\u00e0 di navigare, cos\u00ec anco credei che li pericoli, li quali s\u2019incontrano nel portarsi in detta grotta fussero motivo sufficiente a frastornare a molti l\u2019andata. Ma perch\u00e9 l\u2019umana natura, al parere del filosofo, maggiormente desiderava quelle cose che sono pi\u00f9 difficili a conseguirsi, risolvei ad onta di qualunque difficolt\u00e0 tentare animosamente l\u2019ingresso di essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conferita dunque questa mia deliberazione ad alcuni miei amici e pregatili a correre meco la medesima sorte, trovai in tutti gran repugnanza nell\u2019esponersi all\u2019azzardo, imperocch\u00e9 quel sentire che si metteva a rischio la vita era un obice troppo potente per distogliere anco li pi\u00f9 coraggiosi dall\u2019impresa. Onde dopo continuata ambiguit\u00e0 fomentata da reiterati discorsi, che da noi si facevano circa l\u2019andata, fu convenuto di fare li preparamenti necessari per l\u2019entrata nella grotta, con tale condizione per\u00f2, che, quando arrivati alla bocca di essa fosse considerato rilevante il pericolo, allora si dovesse desistere dall\u2019impresa, e cedere affatto alla forza superiore. Con questo proponimento drizzammo il nostro viaggio alla volta di Monte Cucco, e dopo ben quattro miglia di fatigosa salita, ora di iscoscesi scarpati, ed ora di orrende selve, ci conducessimo finalmente all\u2019elevata cima di esso, nella quale pervenuti giudicammo sovrabbondantemente li passati disastri compensati dalla veduta s\u00ec dilettevole che allora a gli occhi nostri si offerse. N\u00e9 qui, Sigg.ri, vorrei dir tanto che avesse dell\u2019incredibile, n\u00e9 pregiudicare alla verit\u00e0 con dir meno: dir\u00f2 solo che, non essendo l\u2019aria di caligine ottenebrata, dalla parte orientale l\u2019Adriatico, e dalla occidentale il Mediterraneo si scorge: n\u00e9 ci\u00f2 paia strano, imperocch\u00e9, siccome questo monte all\u2019uno ed all\u2019altro mare le acque, quali racchiude nel suo concavo seno, tributa, si come nel fine del discorso dimostrer\u00f2, cos\u00ec \u00e8\u00a0 ragione che goda di ambedui loro la veduta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Onde non \u00e8 meraviglia, se quegli, che nella sommit\u00e0 di esso trattiensi, gli altri monti in colline e le colline in pianure rimira cangiarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma poich\u00e9 fu sazio l\u2019occhio di vagar fra tanti oggetti, unitamente cominciammo a calare verso quella parte del monte ove s\u2019apre la spaventevole bocca, che conduce entro la cavit\u00e0 di esso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avrei molto che fare, Signori, se volessi descrivervi il pericolo a cui ci esponemmo in fare questa calata la quale dura per lo spazio di mezzo miglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho sbagliato, Ill.mi, dissi <em>calata<\/em> in cambio di precipizio, avvenga che il detto viaggio si fa sempre costeggiando con grandissimo scomodo ed evidente rischio di precipitare, quale tanto pi\u00f9 \u00e8 imminente, quanto che nel discendere non si trova arboscello e cespuglio a cui la persona si possa raccomandarsi: onde \u00e8 forza attaccarsi a cert\u2019erba ch\u2019ivi solo la natura produce, detta comunemente falaschio, quale svellendosi sarebbe difficile di non rotolare per quei dirupi, che non sono di pochi passi ma bens\u00ec di miglia intiere, e perder la vita, senza rinvenirsi le reliquie del corpo. Confesso ingenuamente che pi\u00f9 d\u2019uno di noi spaventati di quegli orrendi dirupi era risoluto retrocedere dall\u2019impresa, asserendo esser pazza temerit\u00e0 mettere in rischio la vita per un curioso capriccio, al quale quando pure ne fosse riuscito il soddisfare con la veduta della grotta, in nulla avrebbe risultato, e poi doversi considerare che la vita dell\u2019uomo non \u00e8 si vile e indegna, che debba ad un solo pugno di erba raccomandarsi. Ma giacch\u00e9 i pi\u00f9 animosi proseguivano, se non ordinatamente, almeno ostinatamente il viaggio rampognando ai timidi il loro poco spirito, operavano si, che per non confessarsi di animo inferiore, gli altri proseguirono bench\u00e9 mal volentieri lo spaventoso sentiero, e cos\u00ec tutti alla fine arrivassimo alla bocca della grotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui stimerete, Signori, gi\u00e0 terminate le maggiori difficolt\u00e0 e che noi pervenuti in detto luogo facessimo quell\u2019interne allegrezze, solite a farsi da un navigante, che dopo aver solcato lungo tratto di mare tempestoso scopre alla fine il desiato porto. Ma v\u2019ingannate all\u2019ingrosso, poich\u00e9, affacciatici a quella spaventevole bocca, tutti attoniti e inorriditi, ritirassimo il piede indietro, non potendo l\u2019occhio soffrire lo sguardo di si orrenda profondit\u00e0, si che ciascuno sent\u00ec irrigarsi la fronte di aggiacciato sudore per l\u2019apprensione del predetto pericolo, senza paragone maggiore delli passati, imperocch\u00e9, se nel calare dalla cima del monte infino alla bocca n\u2019avea sostenuto qualche poco la terra, nel calarsi dalla bocca al profondo dovea reggerci onninamente una fune. Noi dunque quasi titubanti di entrare ci trattenessimo qualche tempo al di fuori e per dar tempo che scemasse a ciascuno di noi l\u2019intera commozione, causataci dalla vista del precipizio, il che avendo osservato quei che venivan servendoci, altre volte entrati entro la grotta, n\u2019esortarono a deporre il concepito spavento ed a calar francamente gi\u00f9 per il canapo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma poich\u00e9 la forza dell\u2019esempio di gran lunga all\u2019efficacia dell\u2019esortazioni prevale, quando sentimmo che questi voleano essere li primi a farci la strada, allora si che, diminuito qualche poco il timore, stava ciascuno volentieri attendendo l\u2019esito del primo che calasse, concedendo la precedenza. Ma concedamisi, avanti che pi\u00f9 proseguisca, ragguagliare succintamente il sito di quella bocca ove presentemente ci tratteniamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dico dunque che sovrastando a questa, dalla parte superiore, la terra, non si discopre se non all\u2019improvviso e questo subito che arriva in essa la persona; ed io confesso che, se non ero in tempo da persona pratica del luogo avvisato che declinassi dal mio cammino per non precipitare entro la grotta, correvo rischio cadere in essa prima morto che vivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Suppongo che questa bocca, come ha tre braccia di diametro per larghezza, cos\u00ec cinquanta ne ha di profondit\u00e0 la calata, e ci\u00f2 \u00e8 indubitato, avvenga che il canapo da noi portato per discendere, essendo delle sopradette cinquanta braccia di misura, riusc\u00ec piuttosto scarso che abbondante per il bisogno. N\u00e9 essendovi albero alcuno avanti di questa bocca, \u00e8 forza attaccare un capo di essa fune ad un cespuglio che solo trovasi vicino, della grossezza di un braccio. Oh pazza curiosit\u00e0 che conduci la vita dell\u2019uomo pendente da un cespuglio! Disposto quanto ho detto, bench\u00e9 dubbiosi se il cespuglio potesse reggerci o no; ecco uno di noi che intrepidamente al ligame attaccandosi viene a poco a poco penzolone discendendo, cambiando alternativamente le mani, e puntando li piedi in certe scavette che trovansi, ma non sempre, gi\u00f9 per la calata, che porgono in verit\u00e0 occasione opportuna e necessaria al respiro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli altri, intenti ad osservare qual fine sortisse questo tale, non altro servivano che a prodigargli l\u2019intrepidezza con dire \u201cnunc animis opus, nunc pectore firmo\u201d. <em>(\u201cora ci vuole coraggio e saldezza d\u2019animo\u201d)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se nell\u2019assedio d\u2019una fortezza o citt\u00e0, ad onta de\u2019 pericoli arriva il primo soldato a salir le mura, inalberando in queste glorioso vessillo, desta animo tale nei compagni che a truppe insieme si accingono a seguire il di lui esempio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arrivato che fu al basso della grotta il primo di noi, con l\u2019acciaro dura selce percosse per estrarne scintille ed accender la facelle, si come fece, quali (se m\u2019\u00e8 lecito dire) a guisa di trofeo gloriosamente inalzando, diede manifesto segno a\u2019 compagni di aver felicemente terminata la calata, ed a seguire il di lui esempio animosamente invitolli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dest\u00f2 questo successo in tal maniera la volont\u00e0 di ciascuno, che, se prima non trovavasi chi volesse essere il primo a discendere, ora eravi insorta l\u2019emulazione; n\u00e9 saprei esplicarvi con qual animo, spinti dalla curiosit\u00e0\u00a0 di vedere cose insolite, calavamo per quella profondit\u00e0, a tal segno che tre o quattro in una volta andavamo gi\u00f9 per la fune; se pure questo non tanto procedeva perch\u00e9 ciascuno sdegnava restare per ultimo, quanto che perch\u00e9 supponeva arrivato al basso il precedente, quale per anco non avea fatto la met\u00e0 della calata; il che serve per autenticare questa profondit\u00e0, che superava di gran lunga la nostra aspettativa. Ma quanto a questa parte dico essere malissimo fatto a calare pi\u00f9 di uno alla volta, avvenga che potrebbesi stuccare la fune, o svellersi il caspo al quale ella \u00e8 attaccata che non \u00e8 pi\u00f9 che della grossezza d\u2019un braccio come ho detto; o pure ( il che succeder si vede) distaccarsi le scaglie delle scavette, nelle quali li piedi si puntano nel discendere e nell\u2019ascendere, e se nel rovinare per quella profondit\u00e0 chi sotto segue il viaggio, danno non ordinario causare potrebbe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 voglio tralasciare soggiungere, che, riguardandosi dalla bocca al profondo della calata, che nel principio perpendicolare, ma nel rimanente essere a scarpa si vede, apparisce un uomo di ben mediocre statura, si come fu notato dalli ultimi che calavano, ed un\u00a0 mio compagno nel principio che cominciava a discendere risguardando fortuitamente nel basso, e spaventato di profondit\u00e0 s\u00ec considerevole, grid\u00f2 ad alta voce a\u2019 compagni laggi\u00f9 pervenuti , che o smorzassero le torce o le sottraessero alla sua vista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ecco alla fine da noi tutti terminata felicemente la calata, e nel principio di questa grotta: bench\u00e9 pure di troppo inoltrato mi sia col discorrere. Ora attenti, Sigg.ri, perch\u00e9 adesso viene il tempo d\u2019inarcare per istupore le ciglia. Arrivata che la persona \u00e8 al basso, trova un poco di platea, a mano destra della quale gli si presentano due piccoli archi, che entrandosi nell\u2019uno si riesce nell\u2019altro dopo che si \u00e8 compito breve rivolgimento in figura di grotticella; nella quale, per esservi poco o niente da considerare, ci bastar\u00e0 averne fatta semplicemente menzione. A mano sinistra poi della sopradetta platea vedonsi al primo incontro tre altri archi, ciacheduno dei quali sar\u00e0 alto 12 in 15 cubiti e largo 7 in 8, in due delli quali per non potersi continuare gran cosa il viaggio, sar\u00e0 ben che superficialmente consideratili ci appigliamo al terzo quale \u00e8 il primo a trovarsi a man sinistra, finito che si \u00e8 il discendere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrati dunque che fussimo in detto arco, continuassimo lungo tratto a caminare per una strada assai ampla, a man sinistra della quale per la prima cosa che si vede si \u00e8 un Trono, o Tribunale che vogliam dire, indi arrivasi in una stanza di grandezza non ordinaria e trovasi una tavola composta, m\u2019imagino, di tartaro, ed all\u2019intorno di questa (buon principio per mia f\u00e9) vedonsi alcune cose rotonde che rassembrano come piatti coperti, e dopo aver quivi ciascuno di noi pasciuta sovrabbondantemente la vista, seguitassimo l\u2019incominciato viaggio. Signori se mi negate li principi del discorso attribuendo a ciance quanto ora dico, mi converr\u00e0 tacere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sospendete vi prego il giudizio, e rattenete le risa, che vedo sin ora principiate, delle quali quando pure far mi vogliate meritevole, sar\u00e0 il tempo di farlo un poco pi\u00f9 in qua, che dir\u00f2 cose onninamente incredibili. Dopo che si \u00e8 veduto quanto ho detto, proseguendosi il cammino, arrivasi in un andito della grandezza di un salone, o per dir meglio di un tempio, con la volta assai alta, quivi intorno alla pariete vedesi una moltitudine di pietre spugnose o massicci di marmo che chiamar vogliamo (per nome di marmo intendo nel presente discorso masse di tartaro o di sasso, che per esser candido o risplendente giudicherebbe ognuno esser di sostanza marmorea) li quali massicci rappresentano diverse figure imperfette. Si che posso dire sin d\u2019ora esser questa grotta quasi uno di quei palazzi incantati con sotterranei ravvolgimenti a bello studio inventati da cervelli fantastici de\u2019 romanzi: ma lasciatemi proseguire, perch\u00e9 far\u00f2 vedervi non abbia saputo tanto inventare un poeta o fingere un romanzo, che non abbia da vantaggio prodotto quasi per ischerzo nelle viscere della terra l\u2019onnipotenza di Dio. Dico inoltre che di qui proseguendosi avanti il cammino, arrivasi in amdito pi\u00f9 grande con la volta a guisa di una cupola benissimo formata, e, contiguo a questa vedesi anco un altro andito pi\u00f9 vasto nel quale immediatamente si arriva, che per descriverlo posso dirvi di questo con Virgilio: \u201cSpelunca alta fuit, vastonque immanis hiatu\u201d <em>(\u201cEra un\u2019alta spelonca, la cui bocca fin nel baratro aperta, ampia vorago Facea\u201d) <\/em>il che pu\u00f2 dirsi medesimamente di altri anditi a guisa di gran sale, dir\u00f2 pi\u00f9 a guisa di tempi; dissi poco: a guisa di piazze, che successivamente si trovano, delle quali non so il numero di lunghezza ed altezza si esorbitante che pu\u00f2 dirsi ciascuna di esse esser sufficiente a formare una gran grotta. Chi ha veduto e vedr\u00e0 questa grotta, con tutto che vogli avvilirla, non mi potr\u00e0 negare non essere meravigliosa per queste vastit\u00e0 ed ampiezze che si vedono. Ma la meraviglia si accresce nel veder quivi d\u2019ogn\u2019intorno alle pareti infinit\u00e0 delli sopraddetti massicci e pietre spugnose, varie e diverse cose imperfettamente rappresentanti: ed in pi\u00f9 luoghi di questi anditi vedessimo scolpiti in diverse lapidi molti nomi, cognomi e patrie di quelli che, spinti dalla curiosit\u00e0, sono in detta grotta discesi. Ma se in voi, che pi\u00f9 benignamente m\u2019ascoltate, destati alto stupore in sentire solo il racconto di tali cose, quello n\u2019immaginate che fusse il mio e de\u2019 miei compagni insieme, che presenti ammiravamo ed eravamo nelle predette meraviglie. Lo giuro che per la veduta di cose cos\u00ec strane camminavamo per questa concavit\u00e0 quasi storditi ed insensati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti o credevamo sognare o pure per magiche note essere stati in detto luogo trasportati. Quanto poi alle cupole o volte delli sopradetti portici, anditi, piazze o spazi che vogliasi dire, vedonsi alcune di esse cos\u00ec elevate che uguagliano, secondo il giudizio da noi tutti formato, altissime torri, avvenga che la nostra vista appena vi arrivava; n\u00e9 mi si dica che quell\u2019oscurit\u00e0 metteva obice alla potenza visiva, poich\u00e9 soggiunger\u00f2 che ciascuno di noi portava l\u00e0 dentro una fiaccola accesa; e siccome eravamo quattordici persone di numero, cos\u00ec erano altre e tante le facelle che ardevano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Compito che s\u2019\u00e8 mezzo miglio in circa di cammino, non continua la strada cos\u00ec bene adagiata, si come \u00e8 stata sin ora; posciach\u00e9 nel mezzo di essa vedesi quantit\u00e0 delli sopraddetti massicci di marmo sovraposti, di modo tale che fa bisogno, a chi desidera avanti proseguire, ascendere sopra li medesimi dei quali alcuni sono piccioli, ed altri si smisurati, che a vederli desta stupore non ordinario; e questi cumoli di massicci molti se n\u2019incontravano di mezzo alla strada, quali in diverso tempo possono credersi distaccati dalle volte, e questo \u00e8 un pericolo tra gli altri, che rende timido e riguardoso chiunque per la grotta camina, mentre pu\u00f2 essere fracassato, <em>si accidit in punto<\/em> <em>(se ci s\u2019incontra),<\/em> da quella massa di sassi, che da quelle cupole cos\u00ec elevate di quando in quando creder mi giova si svellino. E questo lo prova Francesco Santiorgi da Sassoferrato; in ragguaglio dice che, quando si arriva in una colonnetta, ci vuole cinque passi di corda per discendere, e noi facessimo senza questo aiuto. Se lor Sig.ri entro la grotta ritrovati si fossero, avrebbero veduto ciascuno di noi emulare il compagno nel ritrovare diverse figure curiose ed avrebbero osservato uno di noi talora all\u2019altro dimostrare una statua, indi un altro additare al compagno un fogliame, altro in altro luogo invitare a vedere un mascherone, di qui sentivasi chi aveva trovato una guglia, di l\u00e0 miravasi chi riguardava un intaglio: e perch\u00e9 so di procurare le risa, tralascio il racconto di cose pi\u00f9 meravigliose: onde taccio che in qualche luogo offrivasi al vostro incontro una donna col capo rivolto, altrove un profeta col libro in mano, qui un massiccio di tartaro rassembrava un leone, l\u00ec un altro somigliava un deposito e tant\u2019altre cose curiose, che a descriverle tutte minutamente converrebbe portarsi l\u00e0 dentro un volume con penna e calamaio ed ivi dimorare lo spazio di pi\u00f9 giorni, se dal freddo e dall\u2019umidit\u00e0 insieme venisse protetto. A veder tali cose non si ha d\u2019andare sotto l\u2019artico o l\u2019antartico polo, ma bens\u00ec in un monte situato in quella riviera d\u2019Appennini, che dividono la Marca dall\u2019Umbria, e lontano da Fabriano non pi\u00f9 di nove miglia, a cui, tutto che sia difficile l\u2019accesso, non \u00e8 per\u00f2 impossibile, potendo chiunque dubita esser falso ci\u00f2 che da me \u00e8 stato detto, portarvisi a sua voglia e chiarirsi del vero. Ma perch\u00e9 so che il pi\u00f9 delle volte riesce vana l\u2019efficacia de\u2019 sillogismi, che con la forza loro tentano persuadere la volont\u00e0 all\u2019assenso di queste cose, che generalmente son lontane dal vero; quindi \u00e8 che, avanti pi\u00f9 proseguisca il racconto presente, vo\u2019 dimostrare come quando siano state prodotte queste diversit\u00e0 di figure in detti massicci; e se non potr\u00f2 dalle vostre menti isminuire i concepiti stupori, almeno spero che siasi per dar fede a quanto \u00e8 stato da me detto. Vedesi giornalmente l\u2019esperienza del proverbio: <em>\u201c Gutta cavat lapidem non vi sed saepe cadendo\u201d<\/em> <em>(\u201cLa goccia scava la pietra, non con la forza, ma con il cadere spesso\u201d).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dico intanto che d\u2019ogn\u2019intorno alle pareti di questa grotta vedesi dall\u2019alto l\u2019acqua discendere ora con moto continuato, ora con stille interrotte: e siccome \u00e8 proprio dell\u2019acqua lasciare ovunque passa i vestigi della sua potenza, cos\u00ec non dee recar meraviglia se con il suo corso gi\u00f9 per li detti massicci quivi una figura, altrove un\u2019altra ne formi, cooperandovi in ci\u00f2 m\u2019imagino anco il freddo che costringe in diverse forme detta materia, secondo che in essa trova le disposizioni; e sa ciascuno che, se l\u2019acqua cadesse gi\u00f9 per la colonna con moto ininterrotto o continuato che fusse, lascerebbe in essa segni che sembrerebbero artificiali lavori, e quella similitudine pu\u00f2 adattarsi anco all\u2019altre cose sopradette, n\u00e9 tralascio il dire che in molti luoghi di questa grotta sonovi fontane sorgenti e ruscelletti di acqua assai limpida e cristallina, e ci\u00f2 fu causa che ben spesso bagnavamoci entrando in essa, avvenga che dall\u2019istess\u2019acqua non distinguevasi il pavimento che da per tutto bianco come l\u2019istesso marmo apparisce: e di qui si pu\u00f2 ricavare che la dimora, bench\u00e9 lunga si facci in questa grotta, non apporta quel tedio ed orrore solito causarsi ne\u2019 luoghi sotterranei per il pi\u00f9 ombrosi, fetenti, e da animali che da\u2019 raggi del sole sottraggonsi abitati: quali imperfezioni non possono dirsi di questa grotta. Alla met\u00e0 della quale arrivata che \u00e8 la persona (se mal non mi ricordo) trova la strada solamente riempita da un cumolo di grossi massicci, che non lasciasi maggior apertura a chi vuole avanti proseguire di quella sarebbe una bocca di forno, e quivi \u00e8 necessario stendersi bocconi in terra e passare con molta difficolt\u00e0, quale (siasi per qual causa si vuole) provasi assai maggiore nel ripassarvi al ritorno, ed in prova di ci\u00f2 fommi lecito raccontare alla sfuggita un curioso incidente in questo stretto successo. Accadde dunque nel ritorno che un nostro camerata, persona corpulenta, mentre a viva forza tent\u00f2 il ripassaggio per detto buco, rimase con ridicolo spettacolo nel mezzo della persona talmente ristretto che non potendo da s\u00e9 n\u00e9 retrocedere n\u00e9 proseguire, fu d\u2019uopo che alcuni davanti per le mani lo tirassero ed altri di dietro per li piedi lo sospingessero. Da questo luogo sin all\u2019ultimo della grotta continua quasi sempre una strada assai scomoda ed in pi\u00f9 luoghi anco pericolosa; e per vedersi sotto, ove la persona cammina, diversi trabocchi, conviene ora con ogni celerit\u00e0 saltare da un massiccio all\u2019altro, per l\u2019estremit\u00e0 delli sopradetti dirupi, aggrappandoci di pi\u00f9 in alcuni luoghi anco con le mani, ora da questo, ora dall\u2019altro lato: ed alle volte, essendo chiusa affatto la strada dalla quantit\u00e0 sovrapposta di grosse masse di sassi, conviene con pericolosi sdrucciolare far salite assai alte e discese molto precipitose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando poi la persona si \u00e8 avanti inoltrata con il viaggio, non trova la concavit\u00e0 cos\u00ec vasta, e quanto pi\u00f9 proseguisce avanti, vede li detti massicci di tartaro o di acqua congelata che siano, pi\u00f9 fini e pi\u00f9 splendenti de\u2019 primi, per essere questi in luogo pi\u00f9 profondo, ove meglio dal freddo vengono raffinati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vicino poi alla fine di questa grotta vedesi una parete ripiena tutta dal basso sino alla cima di diversi fogliami ed intagli, che sembrano come artificiali lavori: e quivi ci fermassimo qualche spazio di tempo per vedere cosa veramente curiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente, arrivati che fussimo alla fine di questa meravigliosa grotta, osservassimo in una lapide a mano dritta essere scritto: <em>Non plus ultra<\/em>: non potendosi avanti proseguire vedendosi chiusa l\u2019apertura da una gran balza calata: quivi dunque al presente giorno termina detta concavit\u00e0, quale riducesi in figura ovata ed in mezzo di essa vedonsi tre o quattro colonne una dall\u2019altra poco spazio davanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho detto che questa grotta quivi termina al presente giorno, perch\u00e9 alcuni anni sono caminavasi alcuni passi pi\u00f9 avanti: si come l\u00e0 dentro ne fu riferito da persona che diverse volte \u00e8 in essa discesa, ed asser\u00ec che nel fine riducevasi come una bocca di pozzo, entro la quale gettando dei sassi dopo un lungo tratto di tempo sentivasi il rimbombo di essi nell\u2019acqua. Ma lasciatemi proseguire, perch\u00e9 dimostrerovvi fra poco che non un pozzo ordinario di acqua, ma bens\u00ec un lago \u00e8 sotto il pavimento di questa grotta ove di presente ci tratteniamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi dunque, fermatici nel fine di essa per prendere alquanto di respiro e per meglio osservare il tutto, stimassimo bene, prima di ritornare indietro, vedere se quivi mancava alcuno di noi, per il che fattane diligenza ci accorgessimo esser solo 12 di numero ovech\u00e9 14 esser dovevamo, ed il mancamento era di due giovani serventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo accidente caus\u00f2 in tutti apprensione e disturbo non ordinario; considerando noi il numero dei trabocchi e precipizi di questo luogo sotterraneo, dubitavamo che quelli troppo curiosamente inoltratisi in luogo pericoloso non avessero pagato il fio della loro temerit\u00e0. Quivi fermatici tutti, eccettuatone uno che ritorn\u00f2 addietro per cercare li sopraddetti giovani, risolvessimo, in tempo che questi qual altro Diogene con la lanterna in mano <em>hominem quaerit, (cerca l\u2019uomo) <\/em>ad imitazione degli altri scrivere in questa prospettiva li nostri nomi con il giorno e il mese nel quale in detto luogo penetrassimo, tanto pi\u00f9 che vi erano notate persone di pi\u00f9 luoghi e di Fabriano non vi era scritto alcuno, non ostante che la grotta possi dirsi situata nel territorio di esso. Salito dunque uno di noi sopra detta colonnata, fece nel mezzo alla prospettiva la iscrizione sotto li <em>28 luglio 1670<\/em>, quale iscrizione, andandovi alcuno, la trover\u00e0 vicino a quella dal <em>Sig. Conte Prospero della Genga<\/em> sotto il <em>1667, <\/em>e questa \u00e8 la pi\u00f9 moderna che in detto luogo si legga, avvengach\u00e9 la pi\u00f9 antica vedesi fatta da 116 <em>(si ricordi che l\u2019autore scriver\u00e0 nel 1671)<\/em> anni, essendo sotto il 1555 <em>(questa data \u00e8 ricordata anche nella monografia dell\u2019on. Miliani)<\/em> e dopo aver ancor noi compita la nostra iscrizione, ci fermassimo quivi un istante per attendere il ritorno di quello si mise a cercare li giovani smarriti, ed arrivato che fu non seppe darci alcuna nuova, asserendo che, dopo averli cercati per 200 passi addietro, e chiamabili con voce si alta che per tutta la concavit\u00e0 rimbombava, non solo non gli avea ritrovati, ma n\u00e9 tampoco avea sentito rispondersi, e per non smarrirsi ancor esso avea stimato meglio riunirsi con noi, quali spaventati molto pi\u00f9 da questa amara novella risolvessimo immediatamente ritornare indietro e cercando per ogni trabocco e precipizio ispiare cautamente ogni luogo pi\u00f9 pericoloso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma uditene quello seguisse, poich\u00e9 asserisco non essere stato tanto il disturbo nel principio dell\u2019accidente, che non sia stata maggiore l\u2019allegrezza partoritaci dall\u2019esito curioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre che noi dolenti c\u2019accingemo al ritorno, come ho detto, alzando a caso gli occhi sopra una delle dette colonne, vedemo da un finestrino uscire uno con il lume in mano che cos\u00ec all\u2019improvviso non raffigurando chi fusse, ne diede meraviglia ed apprensione insieme; poscia comparendo immediatamente anco un altro, ci accorgessimo essere li due giovani che mancavano: si che datane lode al Cielo e fattane publica dimostrazione di applauso, essendo interrogati come di l\u00ec uscissero, risposero che quasi alla met\u00e0 della grotta, in tempo che ciascuno di noi emulava il compagno nel rinvenire diverse curiosit\u00e0, si disunirono, dandogliene motivo un\u2019apertura trovata in un angolo della muraglia, per la quale entrando, e vedendo potersi continuare il viaggio, si diedero senza fare altra riflessione di noi a proseguire avanti bel bello, e cos\u00ec proseguendo eran per detto finestrino usciti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo porge a me motivo di credere, su la considerazione d\u2019aver osservato nel ritorno questi simili finestrini in pi\u00f9 luoghi di detta grotta, di credere dico, che la maggior parte di Monte Cucco sia concavo, e perci\u00f2 vogliono alcuni che il nome proprio e congruo sia di Monte Cavo o Monte Cupo, ma che poi di presente con un nome corrotto Monte Cucco si chiami, soggiungendo in conferma di quanto ho detto che, oltre questa grotta, se ne vedono alcune altre situate in diverse parti del monte <em>(\u00e8 superfluo notare la falsit\u00e0 di quest\u2019etimologia; Cucco significa semplicemente cima<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni signori perugini, avendo smarrito la strada, vagarono una giornata intorno la grotta; ed \u00e8 facile l\u2019ismarrirsi, poich\u00e9 la persona indotta dalla curiosit\u00e0 a vedere il tutto, gli conviene molte volte deviare dalla strada dritta e discendere in alcuni luoghi pi\u00f9 bassi, che formano croci di strada in pi\u00f9 luoghi della grotta. Ma se si volesse passare per tutte quelle aperture alquanto anguste che si trovano ivi, bisognerebbe starvi pi\u00f9 giorni; e sarebbe pi\u00f9 che facile l\u2019ismarrirsi si come successe a questi giovani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora riuniti noi li due giovani che mancavano, si come vi ho detto, ritornassimo unitamente addietro a gran passi, dubitando che la lunga dimora in questo luogo umido fosse per recare danno alla comune salute. Compito dunque che avessimo tutti il ritorno, nel voler principiare la salita su per il canapo, ci accorgessimo dello sproposito fatto in non lasciare alcuno de\u2019 serventi a custodia di esso, il qual fatto siccome sar\u00e0 stato senza esempio, cos\u00ec anco dee essere senza imitazione; avvenga che riguardando noi su la bocca osservassimo esservi gente, non conosciuta, nelle cui mani stava depositata la nostra vita, mentre era in loro libert\u00e0 tirare in su il canapo (il che avrebbe potuto fare anche un semplice pastorello se capitato vi fusse) se non altro solo con la semplice intenzione di guadagnarlo. Ma poich\u00e9 questi tali ne si dichiararono amici e n\u2019esortarono a deporre il concepito sospetto, cominciassimo ad uno ad uno a salire su per la fune, e con maggior fatiga di quella provassimo nel discendere, ci conducessimo finalmente fuori della bocca a rimirare i sospirati raggi del sole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma mi degnino lor Sigg.ri condonare la mia arroganza, che, abusando della loro benignit\u00e0, non sa per ora dar fine a discorso si tedioso, tutto che curioso si vegga, e compiaciarsi ascoltare quest\u2019ultimo accidente occorso, il quale poco mancando non partorisse pessima conseguenza, stette per amareggiare la comune conversazione ed in pari tempo fare me beffeggiare mille volte per essere stato il promotore del viaggio. Di quell\u2019istesso che sopra dissi rimase in quello forame angusto ristretto, ora parlo; ma se ivi lo vedeste di ridicoloso, ora di spaventevole spettacolo rimiratelo, mentre che questo intraprende su per il canapo la salita e questa fosse fatigosa supponeva al pari della calata, s\u2019accorse verificarsi in se stesso quello cant\u00f2 il poeta, cio\u00e8 \u201cFacilis descensus Averni\u2026 Sed revocare gradum superasque evadere ad auras \u2013 Hoc opus, hic labor est\u201d <em>(lo scender nell\u2019Averno \u00e8 cosa agevole\u2026 Ma tornar poscia a riveder le stelle \u2013 Qui la fatica e l\u2019opra consiste\u201d Virgilio)<\/em>; avvenga che nel salire finch\u00e9 trov\u00f2 le scavette ebbe frequenti occasioni di respiro; ma vicino alla bocca essendo la calata liscia e perpendicolare, manc\u00f2 aiuto si considerabile a lui necessario, essendo egli corpulento si come dissi di sopra, ed in et\u00e0 avanzato; e convenendo in tal luogo a ciascuno reggersi penzolone e proseguire il viaggio con la sola forza dei polsi, egli s\u2019accorse, da questi disvantaggi oppresso, di non aver lena da poter continuare si faticoso mestiero. Per lo che angoscioso ed affannoso cominciarono a tremolargli li polsi, vedendo se stesso in evidente pericolo di precipitare all\u2019indietro nel profondo: spaventato adunque da questa caduta, che mortale gli sovrastava, diedesi con tremula voce a chiamare soccorso. Ma uditene quello che segu\u00ec. Un cortese villano (cos\u00ec permettendolo il Cielo), solo rimasto nel profondo, osservato l\u2019accidente, diedesi immediatamente a salire su per il canapo, per accorrere in tempo a bisogno si urgente; ed arrivato che fu sotto il nostro pericolante, fattosi\u00a0 quasi piedistallo, somministr\u00f2 ad esso in luogo delle scavette i propri omeri, acci\u00f2 in questi posando li piedi, avesse comodit\u00e0 di respiro e facilit\u00e0 di continuare il viaggio: proseguendo adunque il liberatore ora col destro or col sinistro omero a spingerlo in alto e risospingerlo, tanto fa che fuori della boccaa salvamento il conduce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma caso pi\u00f9 spaventevole fu quello, che li mesi addietro udii da persona degna di fede successo ad un signore da Sassoferrato, ed accadde in mezzo della salita o calata che fusse; venutogli uno svenimento, fu col modo simile soccorso in sin a tanto che non ritornasse in se stesso, essendo dopo, con l\u2019aiuto di altra fune sotto de\u2019 bracci frapposta, fuori della bocca tirato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quali pericoli non volendo soggiacere Mon. Sega <em>(Lello Sega da Bologna, governatore di Fabriano dal 1626 al 1627) <\/em>non curossi calare al basso della grotta, avvenga che, in tempo che era a questo governo, portatosi in Monte Cucco con animo curioso di vedere questa grotta, osservato che n\u2019ebbe la profondit\u00e0 di questa, augur\u00f2 agli altri il buon ingresso, ed esso al di fuori restossene su alla bocca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma sento alcuno dirmi che con tanto esaggerare la meraviglia di questa grotta, li pericoli procurati dalla medesima, la profondit\u00e0 della calata, la diversit\u00e0 d\u2019accidenti occorsi, potrei ritenere giusto titolo di vantore, quasi che unitamente co\u2019 miei compagni glorioso presuma aver passato le Colonne di Ercole o la linea equinoziale (il che \u00e8 falso perch\u00e9, si come non siamo stati i primi, cos\u00ec non saremo gli ultimi, potendovi andare chi vuole e nel presente discorso non ho mai detto che vi siano pericoli insuperabili; ma bens\u00ec mi sono ingegnato raccontarveli tali quali sono): tali pensieri sono lontani dal vero, cos\u00ec anco si gabba chiunque li nutrisca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto poi alla lunghezza di questa grotta, i miei compagni asseriscono essere di due miglia; ma io, per non mettere la verit\u00e0 in dubbio, dir\u00f2 essere di un miglio e mezzo (che quando fusse pure, \u00e8 cosa considerabile) avvenga che la stanchezza del camino, il consumo delle torce, ed il giro del Sole, orologgio infallibile, diedero indizio manifesto aver noi dimorato dentro di essa per lo spazio di cinque o sei ore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lor Sigg.ri per\u00f2, mentre hanno inteso essere in detta Grotta camere, sale, piazze, prospettive, teatri, guglie, colonne, depositi, statue, fogliami, intagli, mascheroni ed altro, concepiscano le sopraddette cose nell\u2019idea, come semplici sbrozzi; poich\u00e9 l\u00e0 dentro non vi \u00e8 stato il Bernino ad intraprendere l\u2019officio di architetto n\u00e9 di scultore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo \u00e8 quanto posso dire di questo monte, grande e per le meraviglie ch\u2019entro il suo seno ritiene e per la vastit\u00e0 del sito che occupa, facendone di ci\u00f2 fede il numero veramente straordinario del gregge che al pascolo di quelle spaziose praterie vien guidato da truppe di pastori, parte de\u2019 quali con sonore zampogne, ed altri con accenti rusticali fanno sentire a\u2019 passeggeri, bench\u00e9 rustica e boschereccia, assai dilettevole e concertata armonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma tralasciando di scrivere di cose simili, che sembrano di poco rilievo o da medico oratore prodotte, quando solo vi dicessi generarsi in questo molte semplici <em>(Erbe medicinali)<\/em> di gran valore, direi pur qual cosa di esso; quando poi vi soggiungessi che dal seno di Monte Cucco n\u2019escono sette fiumi, direi pur gran cose del medesimo. Cos\u00ec \u00e8 SS.ri; sette fiumane escono dal seno di Monte Cucco: n\u00e9 pensino che io con spropositata amplificazione abbia dato titolo di fiume a ruscelli, poich\u00e9 del numero di questi non intesi discorrervi: bastava il dirvi che pochi mesi sono mi fu data una lunga nota solo delle fonti che in diverse parti del monte scaturire si vedono. Non voglio stancarvi in lungo dimostrandovi ove abbiano origine, poich\u00e9 vedonsi giornalmente coll\u2019occhi, ed ove vadano a congiungersi li detti fiumi, vi dir\u00f2 solo che quattro di essi rendono orgoglioso il Sentino e tre fanno terribile il Chiaso <em>(Il Chiascio);<\/em> quello all\u2019Adriatico, questo al Mediterraneo vassene a render tributo;\u00a0 ed ecco verificato quanto dissi nel principio del discorso che Monte Cucco all\u2019uno ed all\u2019altro mare le sue acque tributa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Or chiudo il mio dire, offerendo la presente composizione a chi vadi entro acci\u00f2 possi autenticarla veridica, o correggerla trovandola alterata; e poich\u00e9 pu\u00f2 essere che io, avendo detto mari e monti di questa grotta, sia in effetto \u201cridiculus mus\u201d <em>(ridicolo topolino, allusione alla nota favola)<\/em>, se volete pi\u00f9 distinto ragguaglio, \u201cite et videte\u201d <em>(Andate e vedete).<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>20 agosto 1922 Cos\u00ec titola la pubblicazione edita per volere del March. Cav. Costantino Benigni Olivieri che volle dedicarla alla Societ\u00e0 Escursionisti di Fabriano, al suo Presidente Onorario On. Comm. Giambattista Miliani e al Presidente effettivo Prof. Nestore Zacchilli, in occasione della posa in opera della scala di accesso alla Grotta di Monte Cucco. 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